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Greggio sotto 100 dollari: euforia sui mercati grazie alla possibile tregua USA-Iran

Il petrolio è sceso sotto quota 100 dollari, un segnale che non passava inosservato dopo settimane di nervosismo sui mercati. Tra gli investitori si respira un’aria diversa, meno tesa, quasi come se il conflitto in Medio Oriente stesse iniziando a trovare una soluzione. A spingere questo cambiamento sono le voci di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, che hanno ridotto la percezione del rischio geopolitico legato al greggio. Restano però molte incognite, soprattutto per quel che riguarda lo Stretto di Hormuz, un punto critico dove la stabilità è tutt’altro che scontata.

Usa e Iran vicini a un’intesa per frenare la crisi in Medio Oriente

Secondo fonti diplomatiche, Stati Uniti e Iran sono a un passo da un accordo che potrebbe mettere fine alle tensioni crescenti. Axios ha riportato che i negoziati ruotano attorno a un piano per ridurre gradualmente le restrizioni sul passaggio nello Stretto di Hormuz, una via vitale per oltre il 20% del petrolio mondiale. Il testo preliminare prevede anche una sospensione temporanea dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, una mossa importante per limitare il programma nucleare di Teheran.

Le sanzioni americane restano un ostacolo, ma si parla di un alleggerimento graduale insieme allo sblocco di miliardi di dollari iraniani bloccati all’estero. Non è un caso che l’accordo sia favorito da interventi di mediazione esterni: Pakistan e Cina stanno giocando un ruolo decisivo. Da Islamabad arrivano conferme sullo stato avanzato delle trattative, mentre Pechino continua a sostenere attivamente la via diplomatica. Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha sottolineato l’importanza di un cessate il fuoco stabile, ricordando che la stabilità del Golfo è essenziale per l’equilibrio regionale.

Due settimane di passaggio sicuro nello Stretto e stop alle ostilità: cosa prevede l’accordo

Il ministro iraniano Abbas Araghchi ha confermato la disponibilità dell’Iran a garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz per almeno due settimane. L’intesa prevede una sospensione temporanea delle operazioni militari in cambio della riapertura controllata di questa via strategica per il commercio energetico mondiale. L’obiettivo è creare una tregua iniziale per ricostruire fiducia e preparare il terreno per nuovi negoziati.

La sicurezza delle rotte marittime è fondamentale per le esportazioni della zona e, di riflesso, per il prezzo del petrolio, che resta sensibile a ogni segnale diplomatico. Se l’accordo si confermerà nel tempo, potrebbe allentare la pressione sul prezzo del greggio e influenzare le politiche monetarie globali. Gli operatori restano però cauti, consapevoli che la tregua momentanea non elimina il rischio di riprese del conflitto.

Mercati in fermento: greggio in calo e borse in rialzo

Le reazioni sui mercati non si sono fatte attendere. Il WTI è sceso di oltre il 10%, attestandosi intorno a 91,71 dollari al barile, mentre il Brent ha toccato i 99,65 dollari, superando per poco la soglia dei 100 dollari. Questa discesa ha dato il via a una serie di acquisti nelle borse di tutto il mondo, con gli indici azionari che hanno mostrato segnali di ripresa. I futures sui principali indici americani – S&P 500, Dow Jones e Nasdaq – hanno registrato piccoli rialzi prima dell’apertura di Wall Street.

Anche in Europa l’umore è migliorato: l’indice Stoxx 600 ha guadagnato oltre l’1%, mentre Piazza Affari ha seguito il trend positivo con un +0,84% per il FTSE MIB. L’euro si è rafforzato rispetto al dollaro, superando quota 1,178, spinto anche dal minor appeal del biglietto verde come rifugio sicuro. I rendimenti dei titoli del Tesoro Usa a lungo termine sono calati, segno di un clima più disteso e favorevole agli investimenti più rischiosi.

Gli esperti avvertono: la tregua è fragile, la volatilità resta alta

Tra le voci più ascoltate, Goldman Sachs ha ricordato che le riserve petrolifere mondiali sono ai livelli più bassi degli ultimi otto anni. Questo indica un mercato fisico ancora molto stretto e sensibile a qualsiasi scossone tra domanda e offerta. La riduzione del rischio geopolitico potrebbe quindi essere solo una pausa temporanea, non la fine definitiva delle tensioni.

Gli analisti di ING hanno messo in guardia sul fatto che lo Stretto di Hormuz resta un punto critico. Qualsiasi cambiamento nell’equilibrio militare o diplomatico potrebbe far riesplodere le ostilità in una zona già di per sé instabile. In questo contesto, i mercati continueranno a seguire con attenzione gli sviluppi politici e ogni segnale che indichi la tenuta del cessate il fuoco. Sarà fondamentale anche monitorare come evolveranno i rapporti tra le potenze coinvolte e l’impatto che avranno sui flussi energetici strategici a livello mondiale.

Redazione

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