Il 17 settembre, nel pomeriggio, sono cominciati i lavori di abbattimento del muro di via Mohammed Mahmoud al Cairo. L’opera, autorizzata dall’American University e sostenuta dal governo egiziano, fa parte di un progetto di ammodernamento di tutto il centro della capitale egiziana ma le polemiche non si sono fatte attendere.
Il muro, che circonda il campus dell’AUC a downtown, è diventato dal 2011 un luogo di ritrovo per manifestanti ed attivisti ma, soprattutto, un rifugio per artisti e disegnatori che hanno usato le pareti ingrigite di Mohammed Mahmoud per illustrare i volti e i fatti della rivoluzione egiziana in tempo reale.
Dai cecchini che sparavano dritti agli occhi dei manifestanti al giovane Sambo, dipinto con quel fucile sottratto ad un agente di polizia che gli ha permesso di diventare un’icona rivoluzionaria, sino ai volti dei giovani uccisi dalla polizia proprio a Mohammed Mahmoud nel novembre 2011: ogni istante della rivoluzione e post-rivoluzione egiziana è stato disegnato su quel muro.
Al posto del muro e del fatiscente dipartimento di scienze dell’AUC immediatamente accanto sorgerà un giardino pubblico. Non è chiaro, però, se si vorrà abbattere tutto il muro perimetrale che corre lungo Mohammed Mahmoud o solo una parte, ma non c’è dubbio che la demolizione susciterà le proteste di coloro che vedono qualcosa di più di un semplice muro con dei graffiti.
Per queste persone, Mohammed Mahmoud è un libro di storia e nel climax autoritario dell’ultimo anno c’è già chi punta il dito contro le autorità accusandole di voler cancellare “la storia contemporanea egiziana”.
*La foto è di Zeinab Mohamed via Flickr in CC. Per approfondire la storia di via Mohammed Mahmoud, leggi “Egitto. Appunti da una rivoluzione incompiuta“.
September 20, 2015di: Giovanni Piazzese Egitto,Articoli Correlati:
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