Il 50% degli italiani apprezza i ministri del governo Meloni. Eppure, solo un terzo dà fiducia all’intero esecutivo. Un paradosso che racconta una realtà sfaccettata: il singolo funziona, il sistema no. Dietro questi numeri c’è una distanza palpabile tra le promesse e la percezione che gli italiani hanno del governo nel suo insieme. Qualcosa non torna, e si vede.
Secondo l’ultimo sondaggio, quasi tutti i ministri di punta raccolgono il favore di metà dei cittadini o più. In testa c’è Marina Calderone, al lavoro e alle politiche sociali, con un gradimento del 52,7%. Seguono Anna Maria Bernini, all’università e ricerca, con il 50,8%, e Gilberto Pichetto Fratin, all’ambiente e sicurezza energetica, al 50,7%. Anche Adolfo Urso e Gianmarco Mazzi superano il 50%.
Giancarlo Giorgetti, all’economia, e Matteo Salvini, alle infrastrutture, raccolgono il 50,6% e il 50,5%, praticamente alla pari. L’unico ministro sotto questa soglia è Alessandro Giuli, alla cultura, che si ferma al 49,9%.
Il sondaggio ha coinvolto 1.018 intervistati, scelti tra oltre 5.500 contatti, rappresentativi degli italiani maggiorenni. L’errore possibile è di circa 3 punti percentuali, con un livello di confidenza del 95%. La ricerca si è svolta tramite telefono e internet.
Rispetto a gennaio, le variazioni nei giudizi sui ministri sono limitate. Bernini guadagna qualche decimo di punto, passando dal 50,3% al 50,8%. Pichetto Fratin cresce dello 0,2%, mentre Giorgetti e Schillaci restano sostanzialmente fermi.
Chi perde un po’ di terreno è Matteo Salvini, scivolato dall’51,7% al 50,5%, che lo fa scendere dal terzo al settimo posto nella classifica dei più apprezzati, quasi in parità con il ministro della salute Schillaci. Calano leggermente anche Antonio Tajani e Adolfo Urso .
Gli altri ministri registrano flessioni contenute: Giuli perde lo 0,3%, Calderone lo 0,2%, Abodi lo 0,1%. In generale, i giudizi degli italiani sugli esponenti del governo restano piuttosto stabili.
Un sondaggio BiDiMedia, condotto nei primi giorni di agosto, disegna un quadro più ampio e meno positivo. Solo il 15% degli italiani dice di avere molta fiducia nel governo, mentre un altro 17% ne ha abbastanza. Ma la maggioranza si mostra scettica: il 25% ha poca fiducia e il 39% non ne ha affatto. Il 4% resta indeciso.
Giorgia Meloni, come persona, gode di un leggero vantaggio rispetto al governo: il 17% ha molta fiducia in lei, il 18% abbastanza, mentre il 20% ha poca fiducia e il 40% nessuna fiducia. In totale, la premier supera di circa tre punti percentuali la fiducia nell’esecutivo.
In sostanza, solo un terzo degli italiani approva il governo, mentre circa due terzi rimangono diffidenti o critici. Questo scontro interno tra approvazione dei singoli ministri e sfiducia verso l’insieme sottolinea una situazione politica complessa.
Secondo BiDiMedia, la coalizione di centrodestra – Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati – cresce e si attesta al 39,5%. Con l’aggiunta di Vannacci, arriva al 46,6%.
Di contro, il campo largo progressista – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – raggiunge il 40%. Con Italia Viva e +Europa, tocca il 43,3%.
Il confronto resta serrato, senza vincitori certi. Il centrodestra consolida i suoi consensi, ma l’area progressista mantiene un peso importante.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se questi equilibri cambieranno, soprattutto con le sfide politiche e sociali attese nel 2024. La fiducia nell’attuale classe dirigente resta un termometro fondamentale per misurare la stabilità del Paese e la direzione in cui si muove.
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