EasyJet è tornata al centro dell’attenzione, con due fondi americani pronti a sfidarsi sul suo futuro. Castlelake, che da tempo tiene d’occhio la low cost britannica, ha mosso la prima pedina con un’offerta concreta. Ma Apollo, gigante del private equity, non si è fatto attendere: ha rilanciato con una proposta più allettante. Il consiglio di amministrazione ha reagito subito, abbandonando l’appoggio a Castlelake e spalancando le porte all’offerta di Apollo. Una mossa che racconta molto sulla posta in gioco e sul valore reale di EasyJet.
Negli ultimi giorni EasyJet si è trovata di fronte a un interesse improvviso, ma ben radicato, da parte di due fondi americani. Castlelake, specializzato nel leasing aeronautico, aveva proposto l’acquisto per integrare EasyJet nel suo portafoglio, puntando su flotta e slot aeroportuali di pregio. Solo pochi giorni dopo, Apollo ha rilanciato con un’offerta superiore: 7,15 dollari per azione contro i 6,90 di Castlelake.
Sul piano economico, la valutazione di Apollo porta EasyJet vicino a 5,75 miliardi di sterline, circa 25 milioni in più rispetto all’offerta iniziale. Un margine che ha convinto il CDA a revocare la raccomandazione al primo fondo e a sostenere la nuova proposta. Così si sono accesi i riflettori sulle dinamiche delle acquisizioni nel settore aereo, dove gli asset tangibili pesano molto, soprattutto in un momento difficile per i vettori low cost.
Diversamente da Castlelake, Apollo è un fondo di private equity che punta a prendere il controllo di aziende non quotate. EasyJet, quotata in Borsa, rischierebbe quindi di uscire dal mercato pubblico in caso di offerta accettata, con ripercussioni importanti sulla governance e sulle strategie future.
Dietro questa corsa all’acquisto c’è il quadro complicato del settore low cost, messo sotto pressione dai rincari del carburante e dalle tensioni geopolitiche, come la crisi nello Stretto di Hormuz. Questi fattori hanno ridotto i margini di profitto, rendendo il settore più fragile.
Eppure EasyJet conserva risorse che la rendono appetibile. Prima di tutto, gli slot di decollo e atterraggio in aeroporti strategici come Milano e Ginevra: una risorsa scarsa e preziosa per mantenere rotte molto richieste e consolidare la posizione in Europa. Poi, la compagnia vanta una flotta di Airbus moderna e rinnovata, un tesoro in un momento in cui la domanda globale di nuovi aerei è alta e i tempi di consegna si allungano. Questi fattori spiegano perché il valore dell’azienda supera la sua attuale capitalizzazione di poco sotto i 5,1 miliardi di sterline.
Il rilancio di Apollo ha subito fatto salire il prezzo delle azioni EasyJet di circa il 12% in Borsa, segno che il mercato crede nella forza della nuova offerta e nel potenziale rialzo del titolo.
L’interesse dei fondi americani solleva però dubbi su un piano ben più complesso, quello delle regole europee sulla proprietà delle compagnie aeree. La legge impone che chi controlla una compagnia che opera in Europa sia europeo, per proteggere mercato e sicurezza.
Castlelake aveva provato a superare questo ostacolo con una struttura societaria articolata in Europa, per aggirare in parte le restrizioni senza cambiare il controllo. La strategia di Apollo, invece, non è ancora chiara. Essendo un fondo di private equity, si teme possa incontrare difficoltà a rispettare le norme comunitarie.
Questi nodi normativi non sono secondari: senza un progetto chiaro e accettato su come gestire la proprietà e gli asset strategici, come slot e flotta, l’operazione rischia rallentamenti e l’intervento delle autorità europee.
La data per decidere sull’offerta Castlelake era il 7 agosto, nel pieno dell’estate, ma con l’ingresso di Apollo la situazione si è complicata. Chi ha già prenotato un volo può però stare tranquillo: per ora non ci sono segnali di modifiche o cancellazioni.
Ora si guarda ai mesi a venire e alla possibile chiusura dell’accordo con uno dei due fondi. A quel punto si dovrà capire quale strada prenderà il nuovo azionista, sia sul piano commerciale sia su quello finanziario e gestionale.
L’arrivo di Apollo potrebbe significare una ristrutturazione più profonda, con l’obiettivo di rafforzare la struttura finanziaria e puntare a una strategia di lungo termine, tipica dei fondi privati. Castlelake, invece, potrebbe concentrarsi più sul valore degli asset materiali, come la flotta e il leasing degli aerei.
Qualunque sia l’esito, EasyJet nei prossimi mesi sarà al centro di un’attenzione costante da parte degli operatori e degli analisti, in un momento in cui l’economia e le mosse degli investitori si intrecciano in modo decisivo.
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