Bracca, poco più di 700 anime strette nella Val Serina, si gioca una carta difficile: le case a un euro. Un prezzo che sembra un invito a tornare, a ridare vita a quelle mura abbandonate da anni, spesso fatiscenti. Non è solo una svendita, ma una strategia per fermare lo spopolamento che ha svuotato il paese. Il Comune ha appena approvato un regolamento che affida a un mediatore il compito di mettere in contatto chi vuole cedere la propria casa con chi ha voglia e mezzi per rimetterla a nuovo, entro scadenze precise. Così, chi deteneva solo un peso fiscale potrà alleggerirsi, mentre Bracca prova a rinascere, un mattone alla volta.
Come in molti piccoli centri montani, anche a Bracca si fa i conti con abitazioni lasciate vuote, spesso ereditate da chi è emigrato o vive all’estero. Sono molti i proprietari che si sono rivolti al Comune per liberarsi di queste case che rappresentano solo un peso economico e burocratico. Il Comune però non vuole accollarsi direttamente questi immobili, perché non ha bisogno di ampliare il proprio patrimonio e perché le case necessitano di interventi importanti.
La soluzione è stata una mediazione: l’amministrazione fa da tramite fra proprietari e acquirenti, con due scopi: alleggerire chi possiede gli immobili da tasse e oneri, e nel contempo lavorare per migliorare l’aspetto e la funzionalità del paese. Il sindaco Giacomo Gentili parla chiaro: “spopolamento e degrado sono problemi reali, ma recuperare queste case può ridare decoro e vitalità a Bracca, cercando di compensare la diminuzione di residenti tipica delle zone montane.”
Il progetto si basa su regole precise che regolano la vendita e il recupero delle case offerte a 1 euro. Il Comune raccoglierà le manifestazioni di interesse da parte dei proprietari disponibili a cedere le loro abitazioni, che dovrebbero essere una ventina circa. Il nodo principale è la frammentazione delle proprietà, spesso divise tra molti eredi che dovranno mettersi d’accordo per vendere.
Una volta confermata la disponibilità, gli immobili saranno messi online sul sito del Comune e sui social, in vendita per un euro. L’amministrazione controllerà tutta la procedura, per evitare vendite fittizie che non porterebbero a un vero recupero. Il Comune tutela così sia i vecchi proprietari, sia l’interesse pubblico legato al rilancio urbano e sociale.
Le case a 1 euro a Bracca sono aperte non solo ai privati, ma anche ad associazioni, imprese o enti interessati a investire nel territorio. Particolare spazio è riservato a chi opera in ambito culturale, sportivo o nel volontariato. Tutti però devono impegnarsi a ristrutturare l’immobile entro tre anni dall’acquisto.
Al momento del rogito serve una cauzione di 10.000 euro, a garanzia che i lavori vengano fatti nei tempi previsti. Entro sei mesi bisogna presentare un progetto dettagliato per i lavori. Questo meccanismo serve a evitare abbandoni e coinvolgere davvero chi vuole contribuire al rilancio del paese. La cauzione viene restituita solo se i lavori sono completati come da accordi.
Chi pensa di comprare una casa a 1 euro deve mettere in conto spese ben più consistenti. Il prezzo simbolico copre solo il costo d’acquisto, ma restano a carico dell’acquirente spese notarili, imposte di registro e oneri catastali. Solo l’imposta di registro, calcolata sul valore catastale, parte da circa 1.000 euro.
La spesa più pesante è però quella per i lavori di ristrutturazione. Le case sono spesso in condizioni precarie, con bisogno di consolidamenti, rifacimenti degli impianti e interventi strutturali importanti. Oltre ai costi materiali, ci sono anche quelli per progettazione e pratiche edilizie. Per questo è fondamentale affidarsi a un tecnico per stimare bene le spese e pianificare un recupero fattibile.
L’iniziativa di Bracca si inserisce in un filone già avviato in Lombardia. A Montalto Pavese, nel Pavese, le case a 1 euro sono in vendita con l’obbligo di presentare un piano di ristrutturazione entro 120 giorni, pena l’esproprio e la cessione a chi intende davvero insediarsi. Qui si punta soprattutto su giovani famiglie e nuove attività, con l’obbligo di trasferire la residenza.
Anche Varzi, sempre nell’Oltrepò, ha adottato una strada simile dal 2021 per contrastare lo spopolamento. Le informazioni più aggiornate si possono richiedere direttamente al Comune. In tutti questi casi, l’acquisto è legato a un impegno serio di recupero e di rilancio socioeconomico.
A Milano, dove il mercato immobiliare è ben diverso, il prezzo simbolico è stato usato in progetti di rigenerazione urbana. Un esempio è l’area del parcheggio della metropolitana Crescenzago, messa all’asta a 1 euro a patto di realizzare edilizia sociale. Qui l’obiettivo è fornire alloggi accessibili e combattere la speculazione, in una città dove il costo degli immobili è tra i più alti in Italia.
Questi esempi dimostrano come la formula della casa a 1 euro possa adattarsi a contesti molto diversi, dalla montagna alla metropoli, con un unico scopo: ridare slancio a territori in difficoltà, coinvolgendo nuovi abitanti con strumenti innovativi e regole chiare.
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