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BCE pronta a nuovo rialzo dei tassi: ecco quanto cresceranno le rate dei mutui dopo le tensioni in Medio Oriente

Il prezzo dell’energia continua a salire, e con esso cresce l’inflazione. È una spirale che si riflette subito sulle tasche degli italiani, soprattutto di chi ha un mutuo da pagare. Non è solo una questione di numeri lontani, ma di vite quotidiane messe in difficoltà da un effetto domino che parte dal Medio Oriente e arriva fino ai nostri bilanci familiari. Christine Lagarde lo ha detto chiaro: la Banca Centrale Europea interverrà dopo l’11 giugno, ma intanto i costi dei mutui stanno già schizzando in alto. Per molte famiglie, questa rincorsa significa contare ogni euro, in un gioco che sembra deciso altrove, ma che qui, in casa, pesa davvero tanto.

Energia cara, mutui più costosi: il meccanismo che non si vede

Non è solo un problema geopolitico, ma economico, che parte dal prezzo del petrolio e del gas. Il Medio Oriente è un punto chiave per l’energia nel mondo e basta una scintilla per far schizzare in alto i costi. Quando l’energia costa di più, tutto si fa più caro: trasporti, industria, beni di consumo. E questo spinge l’inflazione verso l’alto, un campanello d’allarme per la Banca Centrale Europea, che tiene d’occhio questi numeri per decidere la sua politica monetaria.

Isabel Schnabel, una delle voci più autorevoli all’interno della BCE, ha sottolineato che la situazione attuale spinge verso una stretta sui tassi. I mercati, anticipando questa mossa, fanno salire i tassi dei mutui. Così, il timore di inflazione e di una politica monetaria più rigida si traduce in mutui più cari per le famiglie italiane, anche senza un intervento formale.

Mercati in fibrillazione: i tassi corrono prima della BCE

Dietro le quinte, i mercati finanziari non aspettano le decisioni ufficiali della BCE per agire. Gli investitori rivedono continuamente le loro previsioni sui tassi futuri. Se pensano che i tassi resteranno alti più a lungo, il costo del denaro sale subito. Così, anche i mutui, sia fissi che variabili, ne risentono. Per i mutui variabili si guarda all’Euribor, mentre per quelli fissi si usa l’Eurirs, noto anche come tasso swap.

Questi indicatori non riflettono semplicemente quello che la BCE ha fatto, ma quello che i mercati si aspettano che farà. Insomma, il prezzo del mutuo può salire anche prima di una mossa ufficiale, perché i mercati anticipano le mosse della banca centrale.

Perché i tassi fissi salgono prima che la BCE decida

Il costo dei mutui a tasso fisso dipende dall’andamento dei tassi swap a lungo termine, gli Eurirs. Questi tengono conto di quanto si pensa salirà l’inflazione e di quali saranno le mosse future della BCE. Quando c’è incertezza, chi presta i soldi vuole una ricompensa maggiore per il rischio di un periodo lungo.

Di conseguenza, l’Eurirs sale, e con lui il costo dei mutui fissi. Le banche, per proteggersi da possibili aumenti futuri, alzano subito i tassi per i nuovi mutui. Così, chi oggi firma un mutuo fisso paga già di più, perché il mercato prevede tempi difficili per tassi e inflazione.

Mutuo fisso o variabile? Le differenze per le famiglie italiane

Chi ha un mutuo a tasso fisso sa che la rata non cambierà fino alla fine del contratto. È un vantaggio in tempi incerti, perché la spesa resta stabile. Chi invece ha un mutuo variabile deve guardare all’Euribor, che può salire o scendere con le decisioni della BCE e l’andamento dell’inflazione.

In momenti di tensione economica, i mutui variabili rischiano di far aumentare la rata nel tempo, esponendo le famiglie a costi maggiori. Per questo, oggi il fisso è visto come una protezione contro sorprese spiacevoli, mentre il variabile conviene solo se i tassi sono in calo o stabili.

Mutui 2024: vantaggi e costi da tenere d’occhio

Negli ultimi anni i tassi sono saliti, e le attuali tensioni geopolitiche potrebbero farli restare alti o addirittura portarli più su. Secondo Mutuionline.it, nel 2024 il tasso variabile medio si aggira intorno al 2,62%, mentre quello fisso tocca il 3,37%.

Su un mutuo da 150.000 euro e durata trentennale, la differenza si traduce in quasi 60 euro in più al mese per il fisso. Una cifra che pesa, soprattutto in un momento di caro vita come quello che stanno vivendo tante famiglie italiane. Il variabile offre un risparmio immediato, ma con il rischio che la rata salga nel tempo.

Il fisso, invece, fa partire la spesa più alta ma regala quella tranquillità che serve in tempi incerti. Scegliere oggi tra fisso e variabile significa quindi valutare bene i rischi e decidere se si preferisce pagare di più subito o rischiare aumenti futuri.

Redazione

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