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Stipendi negli annunci di lavoro: le nuove regole che eliminano i colloqui al buio in Italia

Vi è mai capitato di imbattervi in un’offerta di lavoro che non diceva una parola sullo stipendio? Succede spesso. Da un lato, chi seleziona teme che parlare subito di soldi possa sembrare scortese; dall’altro, chi cerca lavoro rischia di perdere tempo inseguendo proposte che, alla fine, non pagano abbastanza. Ma da luglio 2024, in Italia, le cose cambiano. Una nuova normativa europea obbligherà a indicare la retribuzione già nell’annuncio. Un passo avanti, chiaro e necessario, per mettere sul tavolo fin da subito le carte e rendere il mercato del lavoro più trasparente.

La nuova legge europea che cambia le regole sul salario

La direttiva europea 2023/970 punta a ridurre le disuguaglianze salariali tra uomini e donne per lavori equivalenti. Per farlo, chiede ai Paesi membri di rendere obbligatoria la trasparenza sul compenso già nelle offerte di lavoro. L’Italia ha recepito questa direttiva con un decreto legislativo varato il 30 aprile 2024. Da fine giugno 2024, ogni annuncio dovrà riportare chiaramente lo stipendio previsto prima di iniziare i colloqui.

Ma non è tutto: la legge vieta anche alle aziende di chiedere ai candidati quanto guadagnavano in passato. Una mossa che vuole evitare che il salario precedente condizion i nuovi contratti e garantire così maggiore equità. Inoltre, le imprese dovranno essere più trasparenti anche su come si evolvono gli stipendi all’interno dell’azienda, per prevenire discriminazioni.

Un’eccezione riguarda i “superminimi”, cioè gli aumenti personali per meriti particolari rispetto al contratto nazionale. Questi non dovranno essere giustificati pubblicamente.

In Europa, l’Italia è tra le poche nazioni ad aver completato l’iter di recepimento, insieme alla Slovacchia. Altri Paesi, come Polonia e Belgio, sono ancora in fase di definizione o applicano regole parziali.

In Italia ancora pochi annunci con lo stipendio chiaro

Nel nostro Paese, meno di un terzo degli annunci di lavoro indica lo stipendio. Secondo il rapporto dell’Indeed Hiring Lab, nel 2024 solo il 36% delle offerte riporta il compenso, un miglioramento rispetto al 20% dell’anno scorso ma ancora lontano dall’essere soddisfacente. Quando lo stipendio c’è, spesso è indicato come una forbice, da un minimo a un massimo, e non come una cifra precisa, netta o lorda che sia.

Questo crea confusione. I dati mostrano che spesso la differenza tra minimo e massimo è molto ampia: per esempio, un annuncio che indica una paga da 3.000 euro al mese può arrivare fino a 4.500 euro. Così, il candidato resta nel dubbio e deve affrontare il colloquio senza sapere esattamente quanto guadagnerà.

Il risultato? Nonostante qualche passo avanti, la trasparenza è ancora insufficiente. Molti continuano a fare colloqui per offerte che poi potrebbero rifiutare proprio per lo stipendio poco chiaro o troppo basso.

Quanto siamo trasparenti in Europa? L’Italia in mezzo alla classifica

Se guardiamo all’Europa, la situazione varia molto da Paese a Paese. Germania e Spagna sono tra quelli meno trasparenti, con solo il 12% e il 17% delle offerte che indicano lo stipendio.

Meglio fanno Irlanda, Francia e Paesi Bassi, dove tra il 39% e il 48% degli annunci riporta la retribuzione.

Al primo posto c’è il Regno Unito, con il 56% delle offerte che mostrano chiaramente il compenso.

L’Italia si piazza in una posizione intermedia, col 36%, ma con una crescita veloce grazie al nuovo decreto. Questo cambiamento non è solo normativo, ma segna una svolta culturale nel modo in cui aziende e candidati si confrontano sul lavoro.

Con l’obbligo di indicare lo stipendio e il divieto di chiedere il salario precedente, il mercato potrà finalmente essere più chiaro e giusto. Il 2024 si presenta come un anno di svolta, con effetti positivi su parità di genere, equità e trasparenza nel lavoro.

Redazione

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