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Stefano Donnarumma si dimette da AD di Ferrovie dello Stato dopo pressioni e incontro con Salvini

Il 1° luglio Stefano Donnarumma ha lasciato la guida di Ferrovie dello Stato, anticipando di quasi un anno la fine del suo mandato. Dietro le quinte, tensioni crescenti e disagi sulla rete ferroviaria italiana hanno fatto salire la pressione su di lui. Nonostante non fosse direttamente responsabile dei guasti e dei ritardi, le pressioni politiche, soprattutto quelle che arrivavano dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, sono diventate troppo forti. Ferrovie dello Stato, intanto, ha voluto subito rassicurare: il piano industriale non cambia, né in Italia né all’estero.

Dimissioni anticipate: la pressione delle istituzioni e del ministero

Donnarumma avrebbe dovuto restare alla guida di Fs ancora per circa un anno, ma le tensioni accumulate negli ultimi mesi hanno forzato la sua uscita anticipata. I continui disagi sulla rete — ritardi, guasti e disservizi — hanno pesato moltissimo sul suo ruolo. Lo Stato, azionista di maggioranza tramite il Ministero dell’Economia, ha chiesto un cambio di passo. Dopo un confronto con Salvini, Donnarumma ha dato la disponibilità a lasciare subito l’incarico.

Le pressioni non sono arrivate solo dal ministero. Il malcontento diffuso tra i passeggeri e le difficoltà ormai croniche del sistema ferroviario hanno reso il clima attorno al Ceo molto complicato. Tuttavia, Fs ha sottolineato che i problemi non sono frutto di scelte sbagliate di Donnarumma, ma derivano da fattori strutturali ben più complessi.

Successione in Ferrovie dello Stato: nomi in campo e sfide da affrontare

Chi prenderà il posto di Donnarumma? La scelta non è ancora ufficiale, ma circolano già alcuni nomi. Secondo Rai News, la linea più probabile è puntare su un dirigente interno. Fra i candidati spicca Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia. La sua posizione però è complicata da un processo in corso legato alla tragedia di Brandizzo, che potrebbe influire sulla nomina.

Questa fase richiede equilibrio: il nuovo leader dovrà garantire continuità, portare avanti gli investimenti e affrontare le sfide di un settore in trasformazione. Ferrovie dello Stato è impegnata in progetti strategici sia in Italia che all’estero. La scelta di un nome interno fa capire che si punta a un’evoluzione graduale, più che a un cambiamento radicale.

Il piano industriale resta fermo nonostante il cambio al vertice

Ferrovie dello Stato ha subito chiarito che le dimissioni di Donnarumma non cambieranno il piano industriale in corso. Il gruppo, che opera con diverse società come Rfi, Trenitalia, Mercitalia e Anas, conferma l’impegno su investimenti e sviluppo infrastrutturale. In una nota ufficiale si parla di “continuità operativa, efficienza gestionale e piena attuazione dei programmi di investimento a servizio della mobilità del Paese”.

Il piano punta su innovazione tecnologica, potenziamento delle infrastrutture e sostenibilità. Fs vuole evitare stop o rallentamenti nei cantieri già aperti, così come nelle collaborazioni internazionali. L’obiettivo resta migliorare la mobilità su rotaia e strada, seguendo la spinta a modernizzare il sistema emersa negli ultimi anni.

Dietro i disagi: cantieri PNRR e limiti strutturali della rete ferroviaria

Gran parte dei problemi recenti sono legati ai lavori di ammodernamento della rete. Rfi, che gestisce le infrastrutture, ha aperto numerosi cantieri, molti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza . Questi interventi hanno scadenze molto strette: molti devono essere completati entro l’estate del 2026.

L’Italia paga una rete ferroviaria che finora non è mai stata all’altezza del traffico passeggeri e merci. Durante i lavori, la capacità si riduce e ogni guasto diventa un problema serio, perché poche linee alternative possono assorbire il carico. Il risultato sono ritardi più frequenti e disservizi.

Donnarumma non ha potuto influire sulle tempistiche imposte dai cantieri. Le scadenze del PNRR hanno imposto scelte rigide che hanno peggiorato temporaneamente la regolarità dei treni, senza però compromettere la visione a lungo termine di Fs.

Redazione

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