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Serie A 2026-27, la classifica degli allenatori più pagati: Allegri scivola dietro i nuovi top coach

Antonio Conte guadagnava quasi 8 milioni netti all’anno al Napoli, una cifra che oggi sembra un ricordo lontano. Con l’arrivo di Massimiliano Allegri, il vento è cambiato: gli stipendi dei tecnici più pagati della Serie A sono scesi, segnando un punto di svolta netto tra la stagione 2025/2026 e quella attuale. Mentre Allegri si prepara a parlare nella sua prima conferenza stampa da allenatore partenopeo, la nuova classifica degli ingaggi riflette questa trasformazione. Tra conferme e nuove sorprese, i conti raccontano di una Serie A che privilegia cifre più moderate, pur restando un campionato di alto livello.

Allegri guadagna meno: il confronto con Conte fa ancora notizia

Massimiliano Allegri ha scelto di accettare un taglio netto rispetto a quanto percepiva al Milan. Il suo stipendio scende da 5 a 4,5 milioni netti all’anno, poco meno del 10% in meno. Un segnale chiaro del ridimensionamento del valore economico legato alla panchina del Napoli, rispetto a quella di Conte appena pochi mesi fa. Il tecnico leccese, infatti, nella stagione precedente incassava un record di 8 milioni netti, quasi il doppio rispetto a quanto prenderà Allegri nei prossimi tre anni. Quella cifra resta un punto di riferimento lontano, nonostante la presenza di allenatori di spessore nel campionato 2026/2027. Il taglio a Allegri riflette anche un cambio di strategia da parte dei club, che puntano a contenere i costi pur mantenendo profili di alto livello. È un segnale che apre una riflessione sul bilanciamento tra investimenti e risultati nel calcio italiano.

Chi comanda oggi la classifica degli stipendi in Serie A

Al vertice della classifica degli allenatori più pagati ci sono ora due nomi che superano Allegri: Luciano Spalletti alla Juventus e Giampiero Gasperini alla Roma. Entrambi guadagnano 5 milioni netti all’anno, poco più del tecnico partenopeo, lasciando capire che la forbice tra i top coach si sta restringendo. Dietro di loro, la classifica presenta altre presenze di rilievo: Ruben Amorim al Milan e Maurizio Sarri all’Atalanta percepiscono 3,5 milioni netti annui, mentre Christian Chivu all’Inter si attesta a 3 milioni. Seguono Domenico Tedesco al Bologna con 2,5 milioni e Ivan Juric al Monza con 2 milioni netti. I numeri evidenziano come i club di vertice continuino a investire su allenatori di qualità, ma senza più raggiungere i livelli record di qualche stagione fa. Anche le società di media classifica spingono sull’acceleratore per assicurarsi tecnici capaci, pur mantenendo un occhio al portafoglio.

Metà degli allenatori guadagna meno di un milione: il divario è netto

Nonostante i nomi più noti e le panchine più ambite vedano stipendi elevati, circa la metà degli allenatori in Serie A prende meno di un milione netto all’anno. Questa fascia riguarda soprattutto tecnici di squadre con obiettivi più modesti, spesso impegnate nella lotta salvezza o in campionati senza ambizioni europee. Un caso particolare è quello di Cesc Fàbregas, allenatore del Como, che pur conquistando la Champions League guadagna “solo” un milione netto all’anno, cifra simile a quella di Daniele De Rossi al Genoa e Fabio Pisacane al Cagliari. Altri, come Carlos Cuesta al Parma, percepiscono 900mila euro, mentre Giovanni Stroppa al Venezia si ferma a 800mila. Allenatori di club come Udinese, Torino, Sassuolo, Lecce e Frosinone guadagnano tra i 400 e i 750 mila euro netti annui. Questi dati mettono in luce una spaccatura netta all’interno della Serie A e il diverso peso economico che le società attribuiscono ai propri allenatori in base agli obiettivi e alle risorse disponibili.

Serie A 2026/2027: stipendi più equilibrati e gestione più attenta

Il quadro che emerge è quello di una Serie A che sta riequilibrando la distribuzione degli stipendi tra gli allenatori. Da una parte, la fascia più alta si è ridotta rispetto agli anni passati e non raggiunge più i picchi visti con Conte. Dall’altra, molte squadre adottano politiche di contenimento, con stipendi spesso sotto il milione. Dietro c’è probabilmente una maggiore attenzione ai bilanci, alla gestione più responsabile delle risorse e a una stagione in cui il calcio italiano cerca stabilità dopo anni di grandi spese. La presenza di tecnici emergenti o meno noti in molte società conferma questa tendenza. Resta da vedere come tutto questo influirà sul rendimento sportivo e sulla competitività dei club nel corso della stagione.

La classifica degli stipendi racconta così di un calcio italiano che continua a puntare su figure di qualità, ma con un approccio più misurato e meno dispendioso rispetto al passato recente. I nuovi contratti segnano un cambio di passo, con spese più ragionate e distribuite in modo più equilibrato. Intanto, la Serie A conserva il suo fascino e le sue sfide tattiche, anche se il portafoglio degli allenatori ha cambiato forma e sostanza.

Redazione

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