Ryanair taglierà i voli da 13 aeroporti europei entro il 2027. Una mossa che scuote il panorama del trasporto aereo low cost. Tra il 2026 e il 2027, la compagnia sospenderà gradualmente le rotte da queste basi, non per caso, ma per motivi economici precisi. Dietro la decisione, una valutazione spietata dei costi, dei ricavi e degli accordi contrattuali. Per i passeggeri, cambierà molto: alcune tratte spariranno, altre si ridimensioneranno. Ecco quali aeroporti sono coinvolti e cosa attendersi nei prossimi anni.
Ryanair ha costruito il suo successo puntando tutto sulla riduzione dei costi e sull’efficienza. Per mantenere tariffe basse, bisogna tenere sotto controllo ogni spesa: dagli aerei ai servizi a terra, fino alle tasse aeroportuali. Il taglio di 13 aeroporti nasce soprattutto dall’aumento dei costi e delle tasse richieste da alcune strutture, che rendono alcune rotte poco redditizie. Parliamo di tasse sui passeggeri, costi per l’uso delle infrastrutture, oneri legati alla sicurezza e ai controlli del traffico aereo: tutti fattori che pesano molto sui margini di profitto.
Quando le spese superano un certo limite, Ryanair preferisce ridurre o cancellare completamente una rotta. Non si tratta solo di domanda o prenotazioni, ma di quanto effettivamente ogni aeroporto riesce a far guadagnare la compagnia. Per continuare a offrire biglietti low cost, Ryanair punta su aeroporti con tariffe più vantaggiose e dove la domanda cresce, spostando lì le proprie risorse.
In pratica, la compagnia sta riorganizzando la sua rete voli, tagliando gli scali più costosi per concentrarsi su quelli più convenienti, sempre con un occhio ai conti.
La lista degli scali interessati è già in parte nota e comprende aeroporti sparsi in diversi paesi europei . Alcuni tagli sono già in corso, altri sono programmati tra il 2026 e il 2027, con date precise.
Nel 2026, per esempio, a gennaio sono stati cancellati i voli da Vigo, in Spagna; a marzo hanno chiuso anche gli scali di Amman , Asturie , Clermont-Ferrand e gli aeroporti portoghesi di Ponta Delgada e Terceira, nelle Azzorre. Ad agosto è toccato a Rodez, in Francia. A ottobre sono stati sospesi i voli dagli aeroporti turchi di Bodrum e Dalaman, oltre a Kalamata in Grecia, Niš in Serbia e Volos in Grecia.
L’ultima chiusura è prevista per marzo 2027 con la fine dei voli da Brema, in Germania. Queste date segnano il momento in cui Ryanair smetterà definitivamente di operare su quegli scali o interromperà i voli diretti.
I viaggiatori che devono muoversi da o verso questi aeroporti devono quindi controllare con attenzione la disponibilità dei voli, soprattutto vicino alle date di chiusura, per evitare brutte sorprese.
Anche l’Italia è coinvolta da questo ridimensionamento, in particolare per i collegamenti con la Germania. L’aeroporto di Lamezia Terme, in Calabria, perderà il volo diretto per Brema da marzo 2027. Una notizia che pesa per chi usa questa tratta per lavoro o vacanze.
Ryanair ha però precisato che la cancellazione riguarda solo i voli diretti. Sarà ancora possibile raggiungere Brema con uno scalo, usando altri hub della compagnia. Questo significa tempi di viaggio più lunghi, ma almeno una continuità di servizio.
Parallelamente, la compagnia prevede per il 2026 un leggero aumento dell’attività, con circa 3.272 movimenti al giorno, circa il 4% in più rispetto all’anno precedente. Questo conferma che Ryanair non vuole ridurre la sua presenza complessiva, ma semplicemente spostare le risorse verso aeroporti più convenienti e con maggior potenziale di crescita.
La riorganizzazione passa quindi dallo spostamento degli aerei da scali troppo costosi verso quelli con tariffe più basse o incentivi migliori. Ryanair continua così a puntare su una crescita selettiva, privilegiando le rotte più redditizie.
I passeggeri italiani coinvolti devono dunque pianificare con cura i propri viaggi, considerando possibili scali e nuove rotte che la compagnia proporrà per sostituire i voli diretti cancellati. In ogni caso, questa scelta sottolinea quanto il settore del low cost stia stringendo i cordoni della borsa, puntando sempre più a ridurre i costi fissi e a massimizzare i profitti.
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