A partire dal 2026, cambiano le regole per chi deve soldi al fisco locale: IMU, TARI e multe entrano in una nuova fase. La legge 88 del 22 maggio 2026 ha sbloccato il Dl 38-2026, che apre le porte a una definizione agevolata più ampia delle cartelle esattoriali, tranne quelle legate alle condanne della Corte dei Conti. Si parla di multe, sanzioni amministrative, tributi locali e altro ancora. Ma attenzione: non tutti i Comuni applicheranno le stesse regole. Alcuni spingono forte per favorire i contribuenti, altri restano più rigidi e cauti. Una situazione che, per chi ha debiti, può fare davvero la differenza.
La legge estende la cosiddetta rottamazione quinquies a tutti i debiti locali, lasciando però ai Comuni la scelta se aderire entro il 30 giugno 2026. Chi opta per questa strada deve pubblicare un provvedimento ufficiale, visibile sui siti istituzionali, e comunicarlo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Qui il meccanismo è chiaro: si può pagare tutto in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027, oppure dilazionare in massimo 54 rate bimestrali con un interesse annuo del 3%. Tempi e scadenze sono ben definiti, così da chiudere la questione in modo ordinato.
Parallelamente resta in vigore la rottamazione autonoma, prevista dalla legge di bilancio 2026. In questo caso, i singoli Comuni possono mettere in piedi piani di sanatoria con regole diverse, ad esempio cancellando sanzioni e interessi, senza scadenze rigide. È uno strumento flessibile, tarato sulle esigenze del territorio, usato in modo differente da città a città.
Alcune città hanno già deciso come muoversi. Tra quelle che hanno aderito alla rottamazione “standard” con scadenze precise, spiccano Genova, Napoli e Palermo. Qui il calendario dei pagamenti è fissato fino a novembre 2027, mentre entro metà settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione i dati aggiornati sui debiti definibili.
Sul fronte della rottamazione autonoma, Torino e Bari si distinguono per aver lanciato sanatorie che azzerano interessi e sanzioni. Torino offre piani di dilazione fino a 36 mesi, includendo debiti fino al 2020; Bari pensa a un’apertura simile anche per debiti più recenti, fino al 2024. Roma, Napoli, Forlì e Pesaro stanno lavorando a interventi analoghi, con formule pensate su misura per le rispettive realtà.
Non tutti i Comuni sembrano convinti. Milano, Bologna e Firenze mantengono un atteggiamento prudente, senza grandi aperture su rottamazioni di IMU, TARI o multe. Anche Brescia, Ravenna, Livorno e Perugia preferiscono tenere la linea dura, evitando riduzioni o stralci delle cartelle esattoriali. Dietro a questa scelta spesso ci sono ragioni di bilancio o una gestione del credito più conservativa. Il risultato è una situazione variegata: a seconda del Comune di residenza, i cittadini troveranno regole e opportunità molto diverse.
In sostanza, le differenze riflettono scelte politiche e priorità diverse. Chi punta sulla rottamazione cerca di recuperare crediti difficili e aiutare i contribuenti in difficoltà, chi invece preferisce la fermezza vuole tutelare le entrate e limitare i rischi finanziari. Nel 2026, chi ha debiti locali dovrà quindi tenere d’occhio da vicino le decisioni del proprio Comune per capire quali chance avrà per regolarizzare la propria posizione.
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