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Roma-Friedkin oltre 1 miliardo investito ma senza Champions: crisi Ranieri e nuova rivoluzione in arrivo

Oltre un miliardo di euro spesi e la Champions League ancora un miraggio. La Roma, sotto la guida di Dan Friedkin, si è trasformata in un colosso economico pronto a tornare tra i grandi d’Europa. Ma i numeri, per ora, non bastano. Nel 2024, la squadra non affronta solo le difficoltà sul campo; tensioni interne minacciano di far saltare tutto, costringendo la proprietà a valutare un nuovo inizio per rilanciare il progetto. La sfida è più grande di quanto sembrasse.

La pesante eredità finanziaria di Friedkin

Da quando Friedkin ha messo le mani sulla Roma, le cifre in ballo sono state enormi. L’acquisto iniziale è costato circa 591 milioni, comprensivi di quote azionarie e debiti pregressi. Poi, altri 37 milioni sono serviti per prendere il controllo completo del club, eliminando ogni influenza esterna e garantendo maggiore libertà nella gestione.

Le ricapitalizzazioni successive hanno coperto perdite pesanti. In totale, i soldi versati direttamente nella Roma superano gli 824 milioni. Ma il bilancio ha mostrato numeri in rosso importanti: 185 milioni di perdita nel 2020-21, 219 milioni nel 2021-22. Solo negli ultimi due anni i conti hanno iniziato a migliorare, passando da 103 milioni nel 2022-23 a 81 nel 2023-24, con una previsione di 54 milioni per il 2024-25.

Questa riduzione del passivo è stata possibile soprattutto grazie a una stretta sui costi, in particolare un taglio netto agli ingaggi. Il costo del lavoro lordo è sceso da 202 milioni a una forbice tra 130 e 140 milioni, con l’obiettivo di arrivare a circa 100 milioni a medio termine. Un passo fondamentale per mettere in piedi un modello finanziario più sostenibile.

Mercato e giovani, la nuova ricetta giallorossa

Da quando è cambiata la proprietà, la Roma ha fatto entrare in rosa ben 62 giocatori in sei stagioni, spendendo circa 458 milioni. Nonostante questo, il club non è ancora riuscito a inserirsi stabilmente tra le prime quattro della Serie A, condizione indispensabile per accedere di continuo alla Champions e aumentare così i ricavi.

Negli ultimi due anni e mezzo la strategia è cambiata, puntando su un modello più sostenibile e orientato ai giovani under 24. In questo settore sono stati investiti oltre 200 milioni, con l’idea di costruire un vivaio solido per il futuro. Per ridurre i rischi, la Roma ha spesso optato per prestiti con diritto di riscatto, evitando così spese troppo azzardate.

Ma l’assenza dalla Champions pesa come un macigno. Senza i soldi della competizione europea, la manovra finanziaria resta limitata, e trasformare questi investimenti in risultati concreti è ancora una sfida aperta.

Lo scontro Ranieri-Gasperini complica il futuro tecnico

L’arrivo di Gian Piero Gasperini sulla panchina giallorossa, con Claudio Ranieri come senior advisor, aveva acceso qualche speranza. Dopo una stagione di Ranieri quasi da Champions, la coppia sembrava poter stabilizzare il progetto e mantenere la squadra nella lotta per l’Europa.

Ma quest’anno le cose si sono complicate. La Roma è a soli tre punti dal quarto posto, con Como e Juventus davanti. Prima della partita contro il Pisa, Ranieri ha attaccato pubblicamente Gasperini, ricordando che la scelta del tecnico ex Atalanta era arrivata dopo aver scartato altri candidati. Ha anche sottolineato il proprio lavoro con i giovani e confermato che gli ultimi acquisti erano stati decisi insieme.

Questa tensione tra i due uomini chiave mette la proprietà Friedkin davanti a un bivio: confermare Ranieri e mandare via Gasperini, oppure puntare tutto sull’ex Atalanta, chiudendo l’esperienza di Ranieri. Qualunque strada si scelga, serviranno altri investimenti per centrare l’obiettivo europeo, che porterebbe risorse importanti da diritti tv, sponsorizzazioni e premi.

Nuovo stadio a Pietralata, un investimento da oltre un miliardo

Oltre agli investimenti sul campo, la Roma punta al rilancio anche con il nuovo stadio a Pietralata, un progetto di grande portata da quasi 1,3 miliardi di euro. La cifra copre non solo l’impianto sportivo, ma anche la riqualificazione urbana: parcheggi, infrastrutture e servizi dedicati. Lo stadio da solo assorbe circa 633 milioni.

Il finanziamento arriverà da una miscela di mutui bancari, capitale sociale e fondi destinati al pagamento dell’Iva. Inoltre, la società dovrà versare un canone annuale di circa 66 mila euro all’amministrazione pubblica per 90 anni, per l’uso dell’area.

Un investimento enorme per la proprietà, che conta di rientrare soprattutto grazie alla qualificazione regolare alle competizioni europee, oltre che dagli incassi delle partite. Il progetto dello stadio e quello sportivo sono legati a doppio filo e richiedono attenzione costante per non perdere la rotta.

Redazione

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