Cinque milioni di italiani alle prese con bollette energetiche che pesano come un macigno. Sono quasi 2,4 milioni le famiglie che non ce la fanno più a pagare luce e gas, una cifra destinata a crescere se i prezzi continuano a salire. Non si tratta solo di redditi troppo bassi: molte abitazioni, vecchie e poco isolate, peggiorano il problema. E così, per risparmiare, in molti rinunciano a servizi essenziali, un prezzo che pesa sulla quotidianità. Il quadro è chiaro: povertà energetica e disuguaglianze territoriali si intrecciano, trasformando una difficoltà economica in una crisi che colpisce le case e chi le abita.
La povertà energetica colpisce una fetta consistente della popolazione, con oltre cinque milioni di persone coinvolte secondo i dati raccolti dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, su fonti Istat e Oipe. Circa il 9,1% delle famiglie non riesce a garantire nemmeno il minimo indispensabile di consumi energetici o dedica una parte troppo alta del reddito a queste spese. Il problema nasce dall’incrocio tra redditi bassi e rincari continui dell’energia, che negli ultimi tempi hanno reso tutto più difficile.
Il divario tra Nord e Sud è netto. Il Mezzogiorno soffre di più, con la Puglia in testa: qui oltre il 18% delle famiglie non riesce a sostenere i costi energetici. Seguono Calabria e Molise, con percentuali sopra il 17%. Al contrario, regioni come Marche, Friuli Venezia Giulia e Lazio registrano numeri più bassi. Questa frammentazione territoriale complica l’intervento delle politiche sociali ed energetiche, che devono essere più mirate e differenziate.
Il vero motore dietro questa emergenza sono i prezzi in crescita di luce e gas. Nel 2025, gas ed energia elettrica sono saliti rispettivamente del 6,3% e del 6,7% rispetto all’anno precedente. Solo a marzo, il gas ha toccato i 53 euro per MWh, mentre l’elettricità ha raggiunto quota 143 euro per MWh. Numeri che pesano come un macigno sui bilanci delle famiglie.
Questi rincari sono il risultato delle turbolenze geopolitiche che continuano a scuotere i mercati energetici, con ripercussioni dirette sulle tasche degli italiani. L’Ufficio studi della Cgia calcola un costo aggiuntivo superiore ai 5 miliardi di euro, una cifra che rende ancora più complicata la vita quotidiana di chi fatica ad arrivare a fine mese. Non sono solo numeri: dietro ci sono scelte difficili, come abbassare il riscaldamento o spegnere le luci per risparmiare.
A pagare il prezzo più alto sono anziani soli e famiglie numerose con redditi instabili. Ma non solo: anche artigiani e piccoli commercianti si trovano schiacciati da quello che l’Ufficio studi Cgia definisce un “doppio impatto”. Questi lavoratori subiscono il caro bollette sia come cittadini sia come titolari di attività, aggravando la loro situazione economica.
Per molti di loro, la stretta energetica si traduce in margini di guadagno ridotti, consumi limitati e investimenti rinviati. Un circolo vizioso che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese, in un momento già complicato per l’economia. I lavoratori autonomi vivono così una doppia emergenza: il caro energia pesa sia in casa che in bottega, aumentando il rischio di crisi finanziaria.
La povertà energetica non nasce solo dal reddito basso. Conta molto anche dove e come si vive: molte famiglie in difficoltà abitano in case vecchie, mal isolate, che costano di più da riscaldare o raffreddare. Altre preferiscono “sottoconsumare”, rinunciando al riscaldamento o al condizionamento per contenere le spese.
Questo porta a scelte che mettono a rischio la salute e il benessere delle persone. Non è raro trovare famiglie in ritardo con i pagamenti, che accumulano debiti e rischiano la sospensione della fornitura. Restare senza luce o gas è una realtà concreta che peggiora la qualità della vita e aumenta la fragilità sociale.
Le previsioni per il 2026 non sono incoraggianti. Si stima un aumento della spesa energetica delle famiglie di oltre 5,4 miliardi rispetto al 2025 e di 6,6 miliardi rispetto al 2024. Le regioni più colpite in termini assoluti saranno Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove l’aumento sarà più marcato. Il quadro resta dunque preoccupante, con un problema che tocca tutto il Paese e che richiede risposte immediate e efficaci.
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