Altri gesti disperati si sono verificati all’inizio di gennaio, con il suicidio di altre tre migranti. Una di loro si è uccisa ingerendo un insetticida, l’unica via di ‘salvezza’ per sottrarsi alle grinfie di un padrone che voleva abusare di lei.
Il giorno di Capodanno una donna kuwaitiana è stata accusata di aver picchiato a sangue la sua cameriera. Ovviamente le indagini della polizia sono ancora in corso.
L’abuso dei migranti rappresenta oggi un fenomeno trasversale a tutto il Medio Oriente, ma è soprattutto nelle ricche monarchie del Golfo che lo sfruttamento dei lavoratori stranieri raggiunge cifre drammatiche.
Il 1° gennaio tre domestiche indonesiane sono state salvate dalla pena di morte in Arabia Saudita, grazie all’intervento di un’agenzia indonesiana che si occupa di proteggere i diritti delle lavoratrici migranti. Nel regno resta invece Tuti Tursilawati, un altro indonesiano finito nel braccio della morte e che attende ancora di sapere il suo destino.
E poi ancora Qatar, Bahrein e Yemen: la penisola araba continua a prosperare sul sangue di migliaia di persone che ogni anno arrivano dal Bangladesh, dalle Filippine o dall’India, in cerca di un’occupazione nei ricchi emirati.
Quando arrivano però smettono di essere trattati come persone e diventano schiavi, senza più un passaporto e con un salario ben diverso da quello promesso al momento dell’accordo.
Finiscono per lavorare in condizioni estremamente pericolose, e solo per poter ripagare il debito contratto all’inizio con i loro ‘proprietari’ (si tratta di una tassa obbligatoria per poter entrare e lavorare nel paese). Per loro non sembra esserci via di scampo che non sia la morte.
January 9, 2012
Arabia SauditaBahrain,Emirati Arabi UnitiKuwait,Oman,Qatar,Yemen,Articoli Correlati:
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