Ogni pacco che arriva da fuori Europa costerà almeno 2 euro in più, a partire dal 1° novembre 2026. È la nuova tassa di gestione, la cosiddetta handling fee, che la Commissione europea sta per introdurre per far fronte all’esplosione degli acquisti online internazionali. A questa si aggiungono i 3 euro del dazio forfettario già in vigore e una nuova tassa italiana di altri 2 euro, in arrivo dal 1° dicembre dello stesso anno. Il conto finale? Un salasso in più per chi ama comprare prodotti dall’estero.
Non si tratta di un’imposta sulle merci, ma di un costo extra legato alle operazioni doganali, che sono diventate sempre più complicate e numerose. I piccoli pacchi, una volta pochi, oggi sono milioni, e le autorità devono smistarli e controllarli uno per uno. Questa tassa servirà proprio a coprire quei costi, scaricandoli, inevitabilmente, sul consumatore.
La Commissione europea ha deciso di introdurre questa tassa con un atto delegato, una procedura che stabilisce importo e regole di applicazione. L’obiettivo è affrontare il crescente numero di piccoli pacchi che entrano nell’Unione soprattutto grazie all’e-commerce. L’aumento delle vendite online ha messo sotto pressione le dogane, costrette a controllare, registrare e verificare ogni singolo pacco.
La handling fee serve proprio a coprire i costi di gestione: dalla dichiarazione del pacco, passando per il controllo dei dati, fino all’analisi del rischio e ai controlli finali. È una tassa diversa dal dazio di 3 euro, che riguarda direttamente il valore o la natura della merce.
Insomma, due tasse diverse che si sommano: il dazio è un’imposta sul prodotto, la handling fee è un contributo per il lavoro extra delle dogane. Le autorità europee ritengono questa misura necessaria per mantenere efficiente il sistema di controllo di fronte all’aumento degli acquisti online da Paesi terzi.
La novità più importante è che i 2 euro si pagano per ogni singolo articolo importato, non per pacco. Quindi, se in una spedizione ci sono più prodotti, la tassa si moltiplica in base al numero di articoli indicati nella dichiarazione doganale.
Non conta il valore complessivo del pacco, ma il numero di voci doganali, cioè i codici che identificano ogni articolo. Chi compra più prodotti nello stesso pacco finirà per pagare di più rispetto a chi ordina un solo pezzo.
Inoltre, la handling fee non gode più della franchigia di 150 euro che prima esentava le spedizioni di piccolo valore. Questo significa che anche i pacchetti più economici saranno tassati, colpendo soprattutto i piccoli acquisti low cost provenienti da Paesi extra UE.
La conseguenza? Chi compra da Paesi come Cina, Stati Uniti o altri sarà chiamato a sostenere costi più alti, sia sotto forma di rincari sui prezzi che di spese di spedizione maggiorate, anche se il venditore non indicherà esplicitamente questa nuova tassa.
Formalmente, la responsabilità di versare la handling fee spetta a chi importa: piattaforme e-commerce, venditori o corrieri internazionali. L’Europa sta spingendo perché siano gli operatori che facilitano le vendite a distanza a farsi carico di questi costi.
Ciononostante, è probabile che alla fine il costo finisca per gravare sul consumatore. Potrebbe essere nascosto nel prezzo del prodotto, aggiunto alle spese di spedizione o inserito nelle commissioni del marketplace.
Non è detto che sulle ricevute o le fatture ci sarà una voce specifica che dica “tassa pacchi”. Ma il costo ci sarà, e si rifletterà nel totale che si paga acquistando dall’estero.
Questo sistema rende difficile per chi compra capire esattamente quanto è stato aggiunto come tassa, ma assicura che i costi doganali siano coperti in modo equilibrato.
La nuova tassa riguarda solo i piccoli pacchi provenienti da Paesi fuori dall’Unione europea. Ogni giorno milioni di spedizioni simili transitano attraverso grandi piattaforme e diversi marketplace internazionali che offrono prodotti da Paesi terzi.
Il fenomeno è enorme: nel 2025 si sono contati circa 6 miliardi di articoli spediti tramite e-commerce dentro l’UE, con la Cina come principale paese esportatore verso i mercati europei.
Questo flusso enorme ha reso indispensabili controlli rigorosi da parte delle dogane, per evitare frodi, garantire la sicurezza e rispettare le norme. Ogni pacco viene sottoposto a verifiche e controlli, con costi amministrativi importanti.
La handling fee nasce proprio per sostenere economicamente questo sistema complesso di monitoraggio. L’aumento delle importazioni online spinge l’Europa a trovare soluzioni per mantenere i controlli efficienti senza sacrificare la sicurezza o il mercato unico.
Dietro una norma tecnica si nasconde dunque un impatto concreto, che si farà sentire subito su aziende e consumatori e segnerà un cambio nelle regole dell’e-commerce internazionale.
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