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Milano, vendita da 20 milioni di Palazzo Hoepli agli americani: addio alla storica libreria

Nel cuore pulsante di Milano, Palazzo Hoepli, custode di una libreria storica, sta per cambiare volto. Un fondo americano si avvicina all’acquisto, con un’operazione che vale circa 20 milioni di euro. La trattativa, guidata dai fiduciari della famiglia Hoepli, procede spedita, anche se nessun annuncio ufficiale è ancora arrivato. Intanto, la libreria ha annunciato la chiusura definitiva entro fine aprile. Così, un’istituzione culturale amata da generazioni si trova a un passo dal tramonto, mentre i dipendenti attendono risposte sul loro futuro.

Vendita alle porte, cosa rischia la libreria simbolo di Milano

Da decenni Palazzo Hoepli si staglia in via Hoepli, nel cuore della città, come un punto di riferimento per chi ama i libri. La possibile cessione a un fondo americano non è solo un affare immobiliare: mette in gioco la stessa sopravvivenza della libreria storica. Il valore dell’operazione si aggira intorno ai 20 milioni, con la fiduciaria controllata dai fratelli Barbara, Matteo e Giovanni Hoepli al centro della trattativa. Il rischio concreto è che l’attività commerciale storica chiuda o cambi radicalmente gestione.

Il contratto d’affitto dell’edificio scade il 30 aprile e non sarà rinnovato. Di conseguenza, la libreria dovrà chiudere e lasciare i locali entro fine giugno. Questa decisione ha già avuto ripercussioni sulla gestione quotidiana e segna un punto di svolta per uno spazio che ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita culturale milanese. La liquidatrice, incaricata della vendita, ha spiegato che finora le offerte ufficiali riguardano solo la casa editrice, mentre per la libreria non è arrivata alcuna proposta formale. Qualche investitore si sarebbe detto disposto a valutare l’acquisto dell’intera società, ma si attende ancora un’analisi completa dei conti.

Lavoratori in bilico, cresce la mobilitazione per salvare Hoepli

La chiusura della libreria mette a rischio il lavoro di 49 persone, senza contare i dipendenti della casa editrice. L’incertezza ha acceso una forte mobilitazione, con una petizione online che ha raccolto oltre 60mila firme, segno del valore che la città attribuisce a questa realtà. Anche il mondo editoriale si è mosso: Antonio Porro, amministratore delegato di Mondadori, ha confermato l’interesse per la casa editrice Hoepli manifestato in passato, ma ha smentito trattative in corso.

Per cercare di salvare posti di lavoro e dare continuità all’attività, Legacoop Lombardia ha proposto un’idea concreta: trasformare i lavoratori in soci attraverso una cooperativa, la cosiddetta “workers buyout”. Il progetto coinvolgerebbe circa 90 persone tra libreria e casa editrice e potrebbe contare su finanziamenti previsti dalla legge Marcora, dedicata alle iniziative cooperative. Attilio Dadda, presidente di Legacoop, sottolinea come la libreria Hoepli rappresenti un patrimonio culturale di Milano da tutelare con soluzioni nuove.

Il Comune di Milano segue da vicino la vicenda. Tra le opzioni sul tavolo c’è il bando “Negozi e Botteghe di Quartiere”, pensato per sostenere trasferimenti o riqualificazioni di spazi commerciali. Finora però la ricerca di locali alternativi a canoni calmierati non ha dato risultati, alimentando l’incertezza sul futuro dell’attività.

Famiglia, conti e tensioni: le ragioni dietro la crisi di Hoepli

Dietro la decisione di mettere in liquidazione Hoepli ci sono ragioni economiche ma soprattutto dissapori familiari. L’azienda, con oltre cento anni di storia, è oggi nelle mani della famiglia Hoepli: le quote sono divise tra Ulrico Carlo Hoepli e i suoi tre figli, Giovanni, Matteo e Barbara, e i fratelli Nava, figli di Bianca Maria Hoepli, zia di Ulrico.

Il controllo spetta principalmente a Ulrico e ai suoi figli, ma i fratelli Nava, pur avendo quote minori, vantano un diritto di voto che ha portato a frequenti contrasti. Questi scontri hanno riguardato sia la gestione dell’azienda sia la divisione degli utili. Il clima di tensione ha complicato il governo della società e ha accelerato la scelta di procedere alla liquidazione.

A complicare la situazione ci sono anche difficoltà finanziarie, aggravate dalle liti interne. La decisione di vendere segna dunque la fine di un’epoca: l’arrivo di un proprietario straniero potrebbe cambiare per sempre il volto della libreria e della casa editrice, mettendo in discussione la conservazione di un pezzo importante della cultura milanese.

Redazione

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