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Gasolio oltre 2,15 euro al litro: nuovo record storico in Italia e aumenti in arrivo

In Calabria, Lombardia e nella Provincia di Bolzano il gasolio supera i 2,15 euro al litro. Un livello che non si vedeva da marzo 2022, quando la guerra in Ucraina fece schizzare i prezzi alle stelle. Ora, a distanza di anni, il balzo torna a farsi sentire, e non è un caso isolato. Non più solo qualche stazione di servizio a segnare aumenti, ma un trend che attraversa diverse regioni italiane. E la novità più amara? Il gasolio costa spesso di più fuori dalle autostrade, rovesciando un’idea consolidata. Per chi guida, per chi trasporta merci, per chi deve semplicemente fare il pieno, la pressione sui costi si fa sempre più pesante, con ripercussioni che travalcano il semplice rifornimento.

Prezzi ai massimi dal 2022: il confronto con la crisi energetica

Il rialzo del gasolio ricorda quello di marzo 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina spinse i prezzi alle stelle. All’epoca il diesel arrivò a toccare 2,154 euro al litro, un record che costrinse il governo a intervenire con un taglio delle accise di 30,5 centesimi per litro, riuscendo a riportare il prezzo sotto i 2 euro. Ora, a distanza di quattro anni, si ripresenta una situazione simile. Secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Calabria ha raggiunto 2,169 euro al litro, mentre Lombardia e Provincia autonoma di Bolzano si attestano entrambe a 2,157 euro. Sono cifre che superano i livelli della crisi energetica legata alla guerra in Ucraina e che si stanno diffondendo in molte altre zone del Paese. Un aspetto nuovo è l’inversione tra prezzi autostradali e non: oggi il gasolio costa di più sulle strade ordinarie rispetto alle autostrade, come sottolinea Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Dove costa di più il gasolio: la mappa dei rincari a inizio aprile 2026

I dati del 6 aprile 2026 mostrano chiaramente dove il gasolio pesa di più sul portafoglio degli italiani. In cima alla lista c’è Bolzano con un prezzo medio di 2,134 euro al litro, seguita da Calabria a 2,116 euro e Friuli Venezia Giulia a 2,113 euro. Trento segna 2,112 euro, Lombardia 2,108 euro, mentre Liguria e Puglia superano entrambe i 2,10 euro. Anche Valle d’Aosta e Basilicata si avvicinano ai 2,10 euro, non più territori di prezzi contenuti come un tempo. Piemonte, Emilia Romagna e Sardegna si attestano intorno ai 2,10 euro, mentre Toscana, Sicilia e Veneto non sono molto lontane, intorno a 2,09 euro al litro. Insomma, il rialzo è generalizzato e interessa praticamente tutta la penisola. Questo significa un peso più grande sulle spalle di chi usa il diesel per lavoro o per spostarsi ogni giorno: autisti, agricoltori, aziende e cittadini comuni.

Il nodo dello Stretto di Hormuz e l’effetto domino sul prezzo del petrolio

Dietro a questo aumento c’è una questione geopolitica di peso: il blocco dello Stretto di Hormuz. Questo passaggio tra Iran e Oman è cruciale per il passaggio di milioni di barili di petrolio ogni giorno. Quando viene bloccato, le forniture globali rallentano e il prezzo del Brent, il petrolio di riferimento, schizza verso l’alto. Nel 2026 il Brent si è mantenuto sopra i 100 dollari al barile, arrivando a superare i 110 e toccando punte di 113 dollari. Ogni aumento del prezzo del greggio si riflette quasi subito sui costi di raffinazione e distribuzione del gasolio. Le tensioni in Medio Oriente, con un clima sempre più teso tra Iran e il resto del mondo, mantengono alta la volatilità. La premier Giorgia Meloni ha ribadito l’urgenza di riaprire lo Stretto, durante gli incontri con i Paesi del Golfo, sottolineando la gravità della situazione. Anche gli Stati Uniti stanno spingendo Teheran a garantire la navigabilità. Tutto questo pesa direttamente sul prezzo del carburante in Italia.

Le mosse del governo per frenare i rincari sui consumatori

Per cercare di alleggerire la botta sui cittadini, il governo Meloni ha deciso di prorogare fino al 1° maggio 2026 il taglio delle accise sui carburanti, che riduce le tasse di 24,4 centesimi al litro. La misura, che stava per scadere, rallenta la crescita del prezzo alla pompa ma non basta a fermare l’aumento legato al costo del petrolio. Esperti e rappresentanti dei consumatori, come Massimiliano Dona, sottolineano che mantenere il taglio è importante, ma non risolve il problema alla radice. L’Unione Nazionale Consumatori aveva chiesto anche una differenziazione più netta tra benzina e gasolio, senza però ottenere risposte. I rincari restano alti, soprattutto sul gasolio, con ricadute inevitabili sui costi di trasporto e produzione. Il governo si trova quindi a dover bilanciare la tutela dei consumatori con la gestione delle risorse pubbliche, in un contesto europeo e internazionale complesso. L’attenzione resta alta, in attesa di sviluppi politici e diplomatici che potrebbero influenzare i prezzi nel prossimo futuro.

Redazione

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