Il prezzo del gasolio vola, sfiorando livelli che non si vedevano da tempo. Scorte ridotte, impianti fermi e crisi geopolitiche che si intrecciano: il mix è esplosivo. In Italia, come nel resto del mondo, la domanda continua a crescere, ma la produzione non riesce a tenere il passo. Per chi dipende dal diesel, ogni litro costa sempre di più, e la prospettiva non è affatto rassicurante. La tensione sul mercato non accenna a diminuire.
L’ultimo report dell’Agenzia internazionale dell’energia, uscito il 12 agosto 2026, mette nero su bianco una realtà preoccupante: le esportazioni di gasolio da Russia, Medio Oriente e Asia sono crollate di 1,3 milioni di barili al giorno. Parliamo di un taglio netto che vale circa il 20% del commercio marittimo globale di gasolio, creando un vero e proprio vuoto nel mercato. Non va meglio per il carburante per aerei, che ha visto cali del 34% rispetto all’anno scorso.
Dietro questo calo ci sono vari motivi: meno capacità produttiva, decisioni politiche e problemi logistici. E mentre la domanda di carburante per camion e navi resta alta, la produzione si restringe, spingendo i prezzi verso l’alto.
Meno gasolio disponibile significa inevitabilmente prezzi più alti. Il diesel, che nasce dal petrolio raffinato, risente non solo del costo del greggio, ma soprattutto di quanto viene effettivamente lavorato e messo in circolazione.
Il rapporto IEA segnala anche un forte calo nella capacità di raffinazione globale. Nel 2026 si lavora circa 80,9 milioni di barili al giorno, quasi 5 milioni in meno rispetto allo scorso anno. Questo ha fatto volare i margini delle raffinerie, soprattutto nell’area atlantica, che hanno toccato livelli record.
Per margini di raffinazione si intende la differenza tra il costo del petrolio grezzo e il ricavo dai prodotti raffinati, come il gasolio e il cherosene. Quando l’offerta cala e i prezzi salgono, le raffinerie guadagnano di più. Ma il problema è che non sono più le estrazioni a fare da collo di bottiglia, bensì gli impianti di raffinazione che non riescono a tenere il passo con la domanda.
Questo rallentamento limita l’offerta di gasolio e altri distillati essenziali. Senza un aumento della capacità produttiva, i prezzi restano schizzati in alto, con effetti pesanti su trasporti e agricoltura, grandi consumatori di questo carburante.
Nel mezzo di tutto questo c’è una questione geopolitica che pesa come un macigno: lo Stretto di Hormuz. Questo passaggio strategico è rimasto quasi bloccato all’inizio di luglio 2026, dopo il deterioramento della tregua tra Iran e Stati Uniti. Il blocco ha fermato circa 8,3 milioni di barili al giorno provenienti dal Golfo Persico, uno snodo fondamentale per il petrolio mondiale.
Il risultato? Prezzi del Brent che hanno oscillato di quasi 40 dollari nel corso di luglio, toccando un picco di 105 dollari al barile il 23 luglio, per poi stabilizzarsi intorno ai 92 dollari. Queste fluttuazioni si sono riflesse subito sui carburanti, alimentando incertezza e spingendo ancora più in alto il prezzo del gasolio e degli altri derivati.
L’instabilità politica in questa zona resta una variabile difficile da gestire e continua a pesare sui mercati energetici globali, con ripercussioni dirette sui costi di produzione e distribuzione, Italia compresa.
Anche in Italia, l’aumento dei prezzi internazionali si fa sentire immediatamente alla pompa. Il Governo ha deciso di prorogare fino al 25 agosto 2026 il taglio delle accise sul gasolio, applicando uno sconto di 17 centesimi al litro . Una misura pensata per alleggerire il peso del caro carburante sui consumatori.
Ma va detto che questo sconto copre solo una parte del prezzo finale. Il costo del gasolio alla pompa è il risultato di vari fattori: prezzo all’ingrosso, margini di raffinazione, accise, Iva e il margine dei distributori. Quindi, anche con la riduzione fiscale, il prezzo resta alto a causa del rincaro internazionale.
Secondo l’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, una parte dello sconto è già stata assorbita dagli aumenti precedenti, riducendo così il beneficio per l’utente finale.
A pagarne il prezzo più alto sono soprattutto autotrasportatori e agricoltori, che usano gasolio per lavoro. L’aumento dei costi di trasporto si riflette poi sui prezzi di molti prodotti, dall’alimentare agli altri beni di consumo, pesando sull’economia e sulle tasche degli italiani.
Il Norges Bank Investment Management, il fondo sovrano più grande del mondo, ha appena acquisito…
Il 16 novembre in Abruzzo non è passato inosservato. Dietro le facciate di case e…
Il silenzio sott’acqua non è mai totale. Lo dice chi conosce il mare da vicino,…
Quarantquattro posti fissi per infermieri si aprono nel 2026, sparsi tra Lombardia e Molise. Milano…
A Torino e Verona, la stagione estiva del 2024 ha portato con sé una marea…
Un’immagine nitida di una tempesta che si forma all’orizzonte, catturata in tempo reale da un…