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Flat tax sui redditi esteri: la Corte dei Conti avverte sul rischio incostituzionalità

È tempo di fare i conti veri, sembra dire la Corte dei Conti, che ha acceso i riflettori sulla flat tax per i redditi esteri introdotta dal governo Renzi. L’obiettivo originario era semplice: attirare capitali stranieri in Italia. Ma, a distanza di anni, quel piano si mostra più complicato del previsto. La magistratura contabile solleva dubbi pesanti: davvero questa misura funziona? È trasparente? E soprattutto, rispetta i principi della Costituzione?

Mai nessuno aveva messo sul tavolo un bilancio così netto. Chi ci ha guadagnato davvero? Quanto denaro è entrato nelle casse dello Stato? Con le modifiche apportate dal governo Meloni, le regole sono cambiate, ma il quadro resta confuso. Tra numeri che parlano di una pressione fiscale in crescita e interrogativi sull’equità, la Corte dei Conti dipinge un ritratto che invita a riflettere. Il Rendiconto generale dello Stato non lascia spazio a facili conclusioni.

Flat tax per i neo-residenti: la Corte dei Conti mette in luce le criticità

Nel rendiconto generale 2024, la Corte dei Conti ha puntato i riflettori sul regime fiscale che prevede un’imposta sostitutiva fissa per i redditi esteri dei nuovi residenti in Italia. Avviato nel 2017, questo sistema vuole attirare i cosiddetti “neo-residenti” offrendo loro una flat tax a 100mila euro, poi salita prima a 200mila e ora a 300mila con l’ultima legge di Bilancio.

Ma i magistrati non hanno trovato traccia di una valutazione precisa sugli effetti concreti di questa misura: manca uno studio ufficiale che chiarisca se l’Italia ha guadagnato davvero in termini di capitali o investimenti esteri. Né si conosce con certezza quanto i contribuenti abbiano risparmiato grazie alla flat tax. Senza questi dati, è impossibile capire se l’iniziativa abbia portato valore aggiunto o semplicemente creato nuove ingiustizie.

La Corte punta il dito soprattutto sul rischio di “disparità di trattamento” tra chi può accedere alla flat tax e chi invece resta soggetto all’Irpef ordinaria. Secondo i giudici, questo potrebbe andare contro il principio costituzionale che impone a tutti i cittadini di contribuire equamente alle spese pubbliche. Il sistema rischia così di essere ingiusto e di minare l’equità fiscale sancita dalla Carta.

Flat tax, i numeri dal 2020 al 2024: chi sono i beneficiari e quanto versano

Dal rapporto della Corte emerge un aumento costante dei beneficiari negli ultimi anni. Nel 2024 risultano 1.923 contribuenti che hanno scelto questa imposta sostitutiva: 1.374 sono i titolari principali, mentre 549 sono familiari aggregati.

In termini di incassi, tra il 2020 e il 2024 lo Stato ha raccolto circa 469 milioni di euro da questa imposta, di cui 153 milioni solo nel 2024. Numeri importanti, ma che da soli non raccontano tutta la storia, perché manca un confronto con quanto si sarebbe incassato senza le agevolazioni, cioè con la tassazione ordinaria.

Questa lacuna rende difficile capire quanto costi davvero questa misura alle casse pubbliche e quale sia il suo reale beneficio per l’economia italiana. Di conseguenza, non si possono stimare nemmeno le entrate fiscali perse a causa della flat tax.

Inoltre, il profilo dei contribuenti conferma che la misura attira soprattutto persone con redditi internazionali elevati e situazioni complesse, spesso legate a spostamenti di lavoro tra diversi Paesi.

Chi sono i neo-residenti: sportivi professionisti e lavoratori con redditi esteri in testa

La Corte dei Conti ha delineato un quadro chiaro dei soggetti che usufruiscono di questa flat tax. La maggior parte ricade nell’articolo 24-bis del Tuir, quello che regola il regime agevolato per i neo-residenti, e proviene da categorie con redditi esteri significativi e frequenti trasferimenti internazionali.

Gli sportivi professionisti sono il gruppo più numeroso. Nel 2024, meno della metà dei beneficiari ha dichiarato anche redditi prodotti in Italia, per un totale stimato di 102,5 milioni di euro. Di questi, circa tre quarti derivano da lavoro dipendente, confermando che il reddito principale di questi contribuenti proviene da rapporti di lavoro.

Insomma, la flat tax favorisce chi ha redditi e attività distribuiti su più Stati e sceglie l’Italia come residenza fiscale per ragioni personali o professionali. Un incentivo che punta ad attrarre contribuenti con alti redditi internazionali.

Equità a rischio: la Corte chiede di rivedere regimi speciali e squilibri fiscali

I giudici della Corte dei Conti lanciano un allarme sull’espansione di questi regimi speciali, simili alla flat tax, e sui possibili effetti negativi sul sistema fiscale italiano. La questione riguarda soprattutto equità, efficienza e complessità della gestione tributaria.

Secondo la Corte, questi incentivi rischiano di violare il principio di equità orizzontale, che vorrebbe tutti i contribuenti a concorrere in modo proporzionale alle spese pubbliche, come stabilisce la Costituzione. Da un lato, la flat tax agevola una ristretta élite di neo-residenti con redditi esteri, dall’altro l’Irpef grava soprattutto su lavoratori dipendenti e pensionati, che rappresentano l’82% dei contribuenti ordinari.

Questa concentrazione del carico fiscale su una larga maggioranza crea uno squilibrio nella distribuzione del peso fiscale. Il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, sottolinea come senza un riequilibrio il sistema resti fragile e insostenibile nel tempo.

Le perplessità espresse spingono a riflettere sull’urgenza di riformare e razionalizzare questi regimi, per evitare privilegi ingiustificati e garantire un sistema più equilibrato e rispettoso dei principi costituzionali.

Redazione

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