Categories: Economia

Fine dello sconto sul diesel dal 5 ottobre: addio ai 6,1 centesimi, prezzi in aumento con le nuove accise mobili

Il taglio delle accise sul diesel finisce il 5 ottobre. La notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno per molti automobilisti, cambia le carte in tavola. Per settimane, quei 6,1 centesimi in meno avevano alleggerito il peso alla pompa, un piccolo sollievo in tempi di prezzi alle stelle. Ora, quel beneficio viene sostituito da un meccanismo nuovo, le “accise mobili”, che promette, anzi minaccia, di far risalire i costi. E questo nonostante il price cap attivo in oltre diecimila distributori. La realtà è dura: il diesel resta molto più caro rispetto ai mesi scorsi. Dietro questa dinamica, ci sono tensioni internazionali, con il conflitto in Medio Oriente – e soprattutto l’Iran – che continuano a spingere il prezzo verso l’alto. Gli italiani si preparano così a un conto più salato, che rischia di cancellare ogni risparmio conquistato finora.

Addio al taglio accise: cosa cambia davvero dal 5 ottobre

Dal 5 ottobre è finita la riduzione sulle accise del diesel, quella scontistica di 6,1 centesimi che aveva alleggerito il peso alla pompa. Ora si passa al sistema delle accise mobili, una sorta di “termometro” che dovrebbe regolare le accise in base ai prezzi del petrolio. Quando il costo del greggio sale troppo, si dovrebbe usare l’extragettito dell’Iva per abbassare le accise e cercare di tenere sotto controllo il prezzo finale del carburante. Ma, nella pratica, questo meccanismo non garantisce più sconti certi. Anzi, se il prezzo del petrolio resta alto o continua a salire, i rincari sono dietro l’angolo.

Le accise mobili si propongono come un ammortizzatore, non come uno sconto fisso. E senza nuovi interventi da parte del governo, come ha chiesto più volte il Codacons, il rischio è che il prezzo del diesel salga di nuovo di quei 6,1 centesimi al litro persi con la fine del taglio. Così, i guadagni degli ultimi giorni, quando l’accisa era ancora scontata e il price cap funzionava, rischiano di essere spazzati via.

Prezzi del diesel e benzina: cosa significa per chi guida

Quando il taglio delle accise era ancora valido, gli automobilisti hanno visto calare i prezzi alla pompa in modo concreto. Secondo i dati del Codacons, il diesel ha registrato una flessione media di quasi 20 centesimi al litro grazie agli sconti messi in campo da distributori come Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Nella rete ordinaria, il calo è stato intorno ai 13 centesimi, mentre in autostrada la riduzione è stata più marcata, quasi 19 centesimi. Anche la benzina ha fatto segnare una diminuzione simile: 10,7 centesimi in extraurbano, quasi 19 centesimi in autostrada.

Il risultato? Risparmi tangibili per chi fa il pieno. Un rifornimento di diesel su strada ordinaria ha fatto risparmiare in media 6,5 euro; per la benzina, circa 5,35 euro. Sulle autostrade, il risparmio è stato ancora più consistente, attorno ai 9,4 euro sia per diesel che per verde. Un sollievo, soprattutto in un momento in cui il costo del carburante pesa parecchio sulle tasche di famiglie e imprese. Ma attenzione: il Codacons mette in guardia. Senza nuove mosse del governo, con la fine del taglio accise, i prezzi potrebbero tornare a salire di altri 6,1 centesimi al litro. E le accise mobili difficilmente basteranno a compensare questo aumento.

Il caro diesel non dà tregua: famiglie e imprese sotto pressione

Nonostante qualche momento di sconto, il prezzo del diesel resta molto più alto rispetto a metà anno e ai tempi precedenti al conflitto con l’Iran. Il Codacons stima un rincaro di 52,1 centesimi al litro, pari a un aumento del 30,2%. Tradotto in soldoni, significa un costo extra di oltre 26 euro ogni volta che si riempie un serbatoio tipo.

Le cifre sul conto complessivo sono pesanti: famiglie e imprese italiane stanno affrontando un aumento di spesa di circa 1,1 miliardi di euro rispetto allo scorso anno, secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre. Le città più colpite? Roma guida la classifica con un surplus di 68,5 milioni di euro, seguita da Milano con 49,5 milioni, Napoli con 39,6, Brescia con 31,2, Torino con 27,8 e Bari con 25,6 milioni.

Il dato più preoccupante riguarda la spesa totale degli automobilisti nel primo semestre: oltre 4,7 miliardi di euro in più solo per l’aumento dei carburanti. Nei mesi estivi di luglio e agosto, solo il caro-carburanti ha fatto lievitare la spesa di 1,7 miliardi di euro. Un segnale chiaro di come le tensioni internazionali e i giochi di mercato pesino direttamente sui bilanci delle famiglie italiane.

Il 2024 si apre quindi con un clima di grande incertezza sul fronte dei carburanti. La fine del taglio accise sul diesel, unita alla volatilità dei prezzi internazionali, mantiene il prezzo alla pompa al centro del dibattito pubblico e delle scelte politiche del governo.

Redazione

Recent Posts

Cinnamon Bun Day: la girella alla cannella amata in Svezia e nel mondo festeggiata il 4 ottobre

Il 4 ottobre, Castel del Piano si trasforma. Profumi dolci e avvolgenti invadono le vie…

11 minuti ago

Poste Italiane aumenta il tasso del Deposito Supersmart Open al 2,25%: rendimenti più alti sulla liquidità ferma

Il 22 settembre 2026 è una data da segnare per chi ha un Libretto Smart.…

17 ore ago

Bonifico tra genitori e figli: Cassazione conferma tassa dell’8% sulle somme sospette

Quando un genitore manda soldi al figlio, non sempre si tratta di un semplice gesto…

17 ore ago

Amazon assume neolaureati HR a Piacenza: stipendio 2.800 euro al mese per Graduate HR Partner

«Cerchiamo giovani talenti con la voglia di crescere», dicono da Amazon Italia Logistica. Nel cuore…

19 ore ago

San Francesco a teatro: 800 anni dopo il messaggio che parla ancora all’Italia di oggi

«Fratello Sole Sorella Luna»: bastano queste parole per evocare l’immagine di San Francesco d’Assisi, così…

19 ore ago

Stop al cambio dell’ora: la Camera rilancia, ma l’addio è bloccato fino al 2031 negli accordi UE

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, le lancette torneranno indietro di un’ora.…

20 ore ago