Ferretti ha archiviato il primo trimestre del 2026 con ricavi in calo, spinti soprattutto da un rallentamento negli ordini provenienti dal Medio Oriente. Un segnale che non passa inosservato, sebbene il gruppo riesca comunque a mantenere margini stabili e a rafforzare la propria posizione finanziaria. Tra numeri in flessione e mercati complicati, l’azienda si trova a navigare in acque agitate, affrontando sfide che potrebbero segnare il resto dell’anno.
Nei primi tre mesi del 2026 Ferretti ha incassato 302,1 milioni di euro, l’8% in meno rispetto ai 328,5 milioni dello stesso periodo del 2025. Il calo è legato principalmente ai ritardi nella raccolta ordini dall’area Medio Oriente e Africa , che hanno rallentato l’ingresso di nuovi contratti e, di conseguenza, i ricavi. Le tensioni geopolitiche pesano e complicano la chiusura rapida degli accordi.
L’EBITDA adjusted si attesta a 48,7 milioni, in calo del 7,2% rispetto allo scorso anno, ma il margine migliora leggermente, passando dal 16,0% al 16,1%. Questo segnala che il mix di ordini si sta spostando verso segmenti più redditizi e che le misure di controllo dei costi stanno funzionando. Il risultato è sostenuto da una maggiore presenza di attività ad alta redditività e da una gestione più attenta delle spese operative.
L’utile netto scende da 23,9 a 21 milioni, riflettendo un contesto commerciale più difficile. Sul fronte finanziario, la posizione netta migliora nettamente, passando da 111 a 18,4 milioni di euro, grazie anche a un normale calo degli anticipi incassati e a un assorbimento stagionale del capitale circolante. Gli investimenti in immobilizzazioni sono contenuti a 12,9 milioni, in linea con una gestione prudente delle risorse.
La raccolta ordini nel primo trimestre si è ridotta drasticamente, a 179,6 milioni contro i 270,6 milioni dello stesso periodo del 2025. La causa principale è l’incertezza geopolitica, che rallenta firme e consegne soprattutto in Medio Oriente e Africa. I rapporti commerciali in quella zona sono praticamente bloccati, creando una fase di stallo.
Guardando ai singoli segmenti, i Composite yachts crescono del 7,3%, arrivando a 96,1 milioni, segno che per questa categoria la domanda resta viva. Al contrario, il Made-to-measure cala pesantemente del 42,1%, fermandosi a 83,5 milioni. Nel segmento Super yachts non sono stati raccolti ordini nel trimestre, anche se ci sono trattative aperte con prime consegne previste per il 2029.
Nonostante il rallentamento, Ferretti segnala trattative in corso per circa 630 milioni, un aumento rispetto ai 360 milioni di maggio 2025. Questo lascia intravedere un potenziale di ordini futuro, se la situazione geopolitica e di mercato si stabilizzerà.
Sul fronte geografico, la raccolta ordini mostra segnali contrastanti. L’Europa cresce bene, con ordini per 99,1 milioni, +28,2% rispetto al trimestre precedente, a conferma di un mercato solido e di una buona performance di Ferretti nella regione. Anche l’area Asia-Pacifico si muove in positivo, con un incremento del 35,2% e ordini pari a 14,2 milioni.
Al contrario, il Medio Oriente e Africa scendono a 53 milioni, con un calo del 33,9%, riflesso delle tensioni in corso. Ancora più drastica la flessione nelle Americhe, con ordini che si riducono dell’87% a 13,3 milioni. Questi dati mettono in luce criticità e rischi che pesano sul business nel breve termine.
Il portafoglio ordini complessivo al 31 marzo 2026 resta sostanzialmente stabile a 1.717,9 milioni, quasi invariato rispetto ai 1.715,7 milioni di fine 2025. Di questi, 722,3 milioni rappresentano ordini certi e in fase di realizzazione, in calo rispetto agli 828,6 milioni di fine anno. La società prevede di trasformare circa 470 milioni in ricavi entro fine 2026, una cifra superiore a quella dell’anno precedente, offrendo una buona visibilità sul prossimo futuro.
Il CEO Stassi Anastassov ha definito il trimestre un periodo “meno dinamico” con una raccolta ordini più lenta del previsto. Ha sottolineato la necessità di affrontare la situazione con “realismo, disciplina e concentrazione sull’esecuzione”. Secondo Anastassov, “la fiducia non deve trasformarsi in compiacimento, ma restare ancorata a un atteggiamento prudente e consapevole”.
Il manager ha ribadito la solidità dei marchi Ferretti, la tenuta dei margini e la qualità del portafoglio ordini come basi solide per il futuro. Ha poi ricordato che oltre 400 milioni di ordini certi sono già previsti per la conversione in ricavi nel 2026, offrendo un quadro chiaro per l’anno. La strategia punta a evitare reazioni di corto respiro, concentrandosi su “disciplina, eccellenza operativa e creazione di valore sostenibile” nel lungo termine.
Per l’intero 2026 Ferretti si muove con prudenza ma ottimismo. I ricavi netti attesi sono tra 1,25 e 1,265 miliardi di euro, con un margine EBITDA adjusted previsto tra il 16,2% e il 16,6%. Gli investimenti in immobilizzazioni sono stimati tra 70 e 75 milioni, confermando l’impegno nel mantenere e sviluppare le strutture produttive.
Nel trimestre si è chiusa anche l’offerta pubblica volontaria parziale di KKCG Maritime, partita il 16 marzo e terminata il 13 aprile 2026. L’OPA ha raccolto adesioni per il 56,8% delle azioni offerte, circa 29,6 milioni di titoli, con un prezzo aumentato da 3,50 a 3,90 euro per azione. Tuttavia, il Consiglio di Amministrazione ha giudicato l’offerta non congrua né equa per gli azionisti indipendenti.
Questa vicenda si inserisce in una complessa partita di potere tra KKCG Maritime e il socio cinese Weichai, che detiene il 39% del capitale. La disputa si è chiusa con l’assemblea del 14 maggio 2026, che ha rinnovato il Consiglio con la lista presentata da Weichai, segnando un passaggio importante nelle dinamiche interne di Ferretti.
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