La Cassazione non ha lasciato margini: l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto deve chiudere, punto. Solo pochi giorni fa, dopo un lungo vertice a Palazzo Chigi tra governo e sindacati, era ancora aperta una speranza. Ora invece la Corte ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Milano, respingendo i ricorsi dei commissari straordinari. Un colpo duro, che chiude uno degli scontri più accesi tra ambiente, lavoro e sviluppo industriale. Il tempo stringe: entro fine mese il grande forno sarà spento per sempre.
L’area a caldo è il cuore della produzione siderurgica tradizionale. Qui, negli altoforni, le materie prime si trasformano in acciaio a temperature altissime. A Taranto, su quattro altoforni, uno era ancora acceso o in fase di preriscaldo per mantenere un minimo di attività. Ora tutto dovrà fermarsi entro fine mese, come deciso dalla Cassazione. Non è solo una sentenza: è la fine di un ciclo produttivo che da anni si reggeva su un processo integrale a carbone.
Le conseguenze sono immediate e pesanti. Il gruppo coinvolge circa 10.000 lavoratori, e lo stop all’area a caldo bloccherà la fornitura di semilavorati per altri stabilimenti, come quelli di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi. In pratica, si spezza la catena produttiva all’origine, mettendo sotto pressione tutte le fasi successive. Le difficoltà tecniche e organizzative saranno grandi, considerando che questa fabbrica è un pezzo importante dell’industria nazionale.
La decisione arriva a pochi giorni da una scadenza cruciale: l’8 novembre è il termine per le offerte vincolanti per l’acquisto degli impianti Ilva e Acciaierie d’Italia. Lo stop al ciclo a carbone cambia radicalmente le carte in tavola per chi vuole rilevare lo stabilimento. Chi acquisterà dovrà puntare su tecnologie più pulite e sostenibili.
La strada obbligata è quella delle fornaci elettriche e dell’uso di preridotti, passi fondamentali verso la decarbonizzazione. Ma la trasformazione, pur annunciata da tempo, richiede investimenti importanti e tempi lunghi, difficili da rispettare nel breve. Così, la sentenza spinge a rivedere i programmi di sviluppo, concentrandosi sull’ecologia ma complicando la vendita sotto il profilo economico e strategico.
Con lo spegnimento definitivo dell’altoforno, tornano al centro le preoccupazioni sul lavoro e le misure per attenuare l’impatto sui dipendenti. La tutela dei lavoratori e dell’intera comunità è ora un tema caldo per le istituzioni, soprattutto con la Manovra di bilancio alle porte.
Sul tavolo ci sono incentivi all’esodo, prepensionamenti e l’estensione della cassa integrazione straordinaria, probabilmente a rotazione per coinvolgere più persone possibile. Il governo ha avviato un confronto con grandi gruppi pubblici come Fincantieri, Rheinmetall, Leonardo e Ferrovie dello Stato, per valutare possibili ricollocazioni.
I commissari straordinari stanno già passando i dati del personale a queste aziende per cercare nuove opportunità e limitare così l’impatto sull’occupazione a Taranto e dintorni. Gestire questa fase non sarà semplice: serviranno interventi coordinati, tra tutele sociali e investimenti per aprire una nuova stagione produttiva e tecnologica.
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