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Electrolux annuncia 1.700 esuberi e chiusura stabilimento Cerreto d’Esi: sindacati pronti allo sciopero

Electrolux spinge il tasto rosso: 1.700 posti di lavoro in Italia sono a rischio. Su 4.500 dipendenti complessivi, quasi il 40% verrà tagliato. La notizia più dura? Lo stabilimento di Cerreto d’Esi, ad Ancona, chiuderà definitivamente. La produzione non sparirà, ma si sposterà in Polonia. Non si tratta solo di una singola fabbrica: altri siti italiani affronteranno riduzioni e ristrutturazioni. Dietro il termine “ottimizzazione” si nasconde una realtà ben più concreta e inquietante per chi vive e lavora in quelle zone.

Dietro la scelta: il piano globale e la delocalizzazione produttiva

La decisione di Electrolux arriva nel quadro di una riorganizzazione mondiale che punta a migliorare i profitti, passando dall’attuale 2,8% a oltre il 6%. L’azienda ha già annunciato un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi per finanziare nuovi investimenti, tra cui un’intesa con la cinese Midea per il mercato nordamericano.

Questa strategia ha già portato alla chiusura di stabilimenti in altre nazioni, come Cile e Ungheria. Meno visibile ma altrettanto impattante è il trasferimento di attività dall’Italia alla Polonia. Una scelta spinta dai costi crescenti qui da noi: acciaio, energia, manodopera troppo cari rispetto ad altri Paesi europei più competitivi. Anche il settore ricerca e sviluppo subirà tagli, intaccando una delle basi più importanti per l’innovazione del gruppo.

Sindacati in allarme: sciopero nazionale contro i licenziamenti

Le reazioni sindacali non si sono fatte attendere. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione permanente, indetto uno sciopero nazionale di 8 ore e chiesto un confronto urgente al Governo, coinvolgendo il Ministero per la Transizione Ecologica e quello del Lavoro.

Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, ha definito la scelta di Electrolux “grave e inaccettabile”, parlando di un colpo pesante per lavoratori, famiglie e territori. I sindacati accusano l’azienda di scaricare sui dipendenti le conseguenze di decisioni “ciniche e antisociali”, e chiedono un patto che salvaguardi occupazione, produzione e futuro industriale.

La politica locale si mobilita per salvare i posti di lavoro

Dalla Regione Marche arriva una reazione decisa. Francesco Acquaroli, presidente regionale, ha annunciato l’apertura di tutti i canali istituzionali, sottolineando che non si può parlare di ristrutturazione senza mettere al primo posto la tutela del lavoro e dello stabilimento. Ha ricordato il ruolo storico e sociale che l’azienda ha avuto sul territorio, un patrimonio che non si può cancellare con un colpo di spugna.

Anche la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, ha sottolineato l’effetto a catena che questa crisi rischia di provocare: non solo i lavoratori diretti, ma tutta la filiera – componentistica, logistica, fornitori e servizi – che da decenni ruota intorno al settore elettrodomestico. Ha lanciato un appello al Governo, al ministro per le Imprese Adolfo Urso e alla Regione per un intervento forte e concreto, capace di evitare un disastro.

Il colpo all’economia locale e all’indotto

Cerreto d’Esi e l’intero distretto marchigiano rischiano un duro contraccolpo. Lo stabilimento Electrolux è un pilastro industriale e occupazionale per la zona. La perdita di posti di lavoro avrà ripercussioni sull’indotto: centinaia di piccole e medie imprese che producono componenti, gestiscono la logistica o offrono servizi rischiano di subire una battuta d’arresto, con conseguenze che vanno ben oltre i cancelli dello stabilimento.

Il blocco della produzione in Italia significa anche una perdita di competenze e un indebolimento industriale difficile da recuperare, con effetti sociali e territoriali che si faranno sentire a lungo. Le istituzioni locali sono chiamate a gestire questa emergenza, mentre cresce la pressione per trovare strade che evitino un danno irreparabile alle comunità coinvolte.

Le logiche globali, le pressioni dei mercati esteri e le strategie delle multinazionali stanno cambiando profondamente il volto dell’industria italiana. Aziende storiche, simboli di eccellenza, oggi sono in bilico. Il caso Electrolux è uno degli esempi più recenti e chiari di questa trasformazione.

Redazione

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