Un Egitto “altro” rispetto ai resort frequentati dai turisti occidentali: quello di Elettra Stamboulis è un “Egitto senza piramidi”, tra storie di vita e fumetti che fotografano un paese alle soglie di un importante cambiamento.
Quello di Elettra Stamboulis è un “Egitto senza piramidi: Storie e vita a fumetti dell’Egitto contemporaneo“, un volumetto edito dalla casa editrice Geographical Institute of Unconventional Drawing Arts (altrimenti detta G.I.U.D.A.) nel 2011, dove l’autrice s’interroga sin dalla prima pagina sul significato intellettuale di due graphic novel ambientate al Cairo.
La prima è “Metro” di Magdi Shafee, mentre la seconda è “Cairo Blues” del pugliese Pino Creanza. In entrambi in casi, a fare da protagonista è la vita quotidiana dell’affollatissima capitale egiziana, con tutte le sue peculiarità.
Mentre Shafee racconta l’Egitto con gli occhi dell’insider, lo sguardo di Pino Creanza è quello dello straniero che sa trascendere la sua condizione d’estranietà attraverso una forte empatia con il dato umano che lo circonda.
Ad accomunare i due lavori, anche il fattore ‘tempo’: entrambi narrano infatti di un paese che sta per intraprendere “la rivoluzione del 25 gennaio 2011”, cogliendo quell’aria di cambiamento che non ha contagiato i media occidentali.
Anche se “Metro” è la prima graphic novel egiziana, la storia del fumetto affonda le sue radici in un passato vecchio di due secoli. In Egitto, la prima pubblicazione illustrata risalirebbe al 1893, un’opera per bambini intitolata “Al-Samir Al-Saghir”. Altri fumetti di rilievo sono stati pubblicati negli anni ’40, prima del colpo di Stato con cui salì al potere Nasser.
Anche “Metro” ha visto la luce alla vigilia di un cambiamento di regime, spiccando nel panorama della produzione fumettistica araba in quanto prima opera-paese, in cui l’autore si rivolge direttamente ai propri concittadini raccontando una storia squisitamente egiziana, narrata nel dialetto locale (piuttosto che in arabo classico).
“Metro segna il territorio, lo si vede dalla lingua scelta, dal linguaggio utilizzato, dalla scelta narrativa di seguire le stazioni della metropolitana. […] Un luogo in cui i nomi delle fermate evocano chiaramente la storia recente dell’Egitto, Nasser, Sadat, addirittura Mubarak”, scrive Stamboulis.
“L’Altro, come diceva Levinas, venendoci in contro ci ‘espelle’ dalla nostra solitudine”. E’ questa citazione ad aprire il saggio dedicato all’opera di Creanza.
Lui, da ingegnere, ha lavorato al Cairo e con l’occhio “strabico” di chi non è del luogo ha raccontato attraverso micro-storie illustrate – di cui una inserita all’interno di questo volume – la realtà a volte dura della capitale egiziana.
La discriminazione contro la minoranza copta, per esempio. Oppure la banalità dell’occidentalizzazione globalizzante e le contraddizioni di un regime che pur non godendo di alcuna legittimità popolare veniva dipinto come “democratico” dalle cancellerie occidentali.
Questi, alcuni dei temi dell’opera dell’illustratore pugliese che racconta al pubblico italiano un paese ancora sconosciuto ai più, lontano dagli stereotipi dell’immaginario europeo come, appunto, le piramidi e i resort sul Mar Rosso.
July 21, 2013di: Valentina MarconiEgitto,
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