A partire dal 1° gennaio 2025, il modo in cui le famiglie italiane ricevono aiuti per i figli a carico è cambiato radicalmente. Le vecchie detrazioni Irpef sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale, un sistema pensato per semplificare e rendere più equo il sostegno alle famiglie. Non si tratta solo di una questione di cifre: è una trasformazione profonda, che elimina le sovrapposizioni tra assegni Inps e detrazioni fiscali. Però, non tutto è sparito. Le detrazioni restano vive, soprattutto per chi ha figli con disabilità o spese particolari legate a scuola e salute. Conoscerle a fondo è fondamentale, perché anche quei piccoli contributi fanno la differenza nel bilancio di casa.
Il primo punto da tenere in mente è l’età del figlio, che stabilisce quale strumento fiscale si applica. Fino ai 21 anni, la detrazione Irpef è stata abolita e sostituita dall’Assegno Unico, che viene pagato direttamente dall’Inps ogni mese sul conto corrente dei genitori. È un sistema più semplice da gestire, ma con regole precise legate al reddito e ai contributi.
Dai 21 ai 30 anni, invece, si torna a parlare di detrazione fiscale: l’importo massimo è di 950 euro per figlio, ma questa cifra diminuisce progressivamente all’aumentare del reddito. Chi ha figli oltre i 30 anni perde il diritto alla detrazione, salvo casi particolari di disabilità, per cui l’agevolazione resta valida a prescindere dall’età e può essere sommata all’Assegno Unico.
Questi cambiamenti segnano una cesura netta rispetto al passato, non solo nei numeri, ma soprattutto nelle regole che dividono le fasce d’età e le diverse forme di sostegno.
Dietro quella cifra di 950 euro si nasconde un sistema di calcolo più complesso di quanto sembri. Nel 2026, questa è solo la base da cui partire: la detrazione si riduce man mano che cresce il reddito del genitore. Più si guadagna, meno si risparmia sulle tasse, fino a non avere più alcun beneficio oltre certe soglie.
In pratica, fino a 15.000 euro di reddito familiare, la detrazione è quasi totale, intorno ai 900 euro. Tra 15.000 e 50.000 euro, si dimezza, scendendo a circa 450 euro all’anno. Oltre i 95.000 euro, invece, la detrazione scompare perché si presume che la famiglia non abbia più bisogno di questo aiuto.
Importante: se ci sono più figli tra i 21 e i 30 anni, il tetto si alza di 15.000 euro per ogni figlio aggiuntivo. Per esempio, una famiglia con tre figli grandi può mantenere la detrazione fino a un reddito di 125.000 euro.
Un dettaglio da non sottovalutare: se la detrazione supera le tasse da pagare, la parte in più non viene restituita. Questo significa che chi ha un reddito molto basso può finire per perdere parte del beneficio.
Per considerare un figlio a carico e avere diritto a detrazioni o assegni, il suo reddito annuo deve stare sotto certi limiti: meno di 4.000 euro fino a 24 anni, e meno di 2.840,51 euro dopo questa età.
Le detrazioni non si assegnano automaticamente, ma vanno divise tra i genitori. La legge prevede che spettino per metà a ciascuno, ma è possibile accordarsi per farle valere tutte da chi ha il reddito più alto. Così si evita di perdere parte dell’agevolazione, soprattutto quando uno dei due genitori ha imposte troppo basse per sfruttarla tutta.
In caso di separazione o divorzio, senza accordi diversi, la detrazione spetta al genitore che ha l’affidamento. Se l’affidamento è condiviso, si applica la divisione 50 e 50. È chiaro quindi quanto sia importante un’intesa precisa tra i genitori per non rinunciare a risorse importanti.
Con la Legge di Bilancio 2025 sono arrivate novità anche per chi guadagna di più. Oltre a una riduzione graduale della detrazione fino all’azzeramento sopra i 95.000 euro, per chi supera i 75.000 euro è stato fissato un tetto alle spese detraibili legate ai figli. Questo limite varia in base al numero dei figli: famiglie più numerose possono scaricare spese maggiori, mentre chi ha pochi figli e redditi alti trova restrizioni più rigide.
Questa misura – una sorta di quoziente familiare applicato alle detrazioni – cerca di bilanciare il carico fiscale in base alla composizione del nucleo. Così premia chi ha più figli, ma frena le agevolazioni per chi ha pochi carichi familiari e un reddito elevato.
Il risultato è una rivoluzione nella gestione delle detrazioni, che richiede una pianificazione fiscale attenta per non lasciare soldi sul tavolo.
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