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Data center: nuove regole UE su energia e acqua dal 2027 con etichetta sostenibilità obbligatoria

Ogni giorno, i data center consumano quantità impressionanti di energia e acqua, alimentando il cloud, l’intelligenza artificiale e innumerevoli servizi digitali. Ora, l’Unione Europea ha deciso di mettere un freno a questo consumo crescente, introducendo un’etichetta di sostenibilità per le strutture con una potenza superiore a 500 kW. Non si tratta solo di numeri: l’obiettivo è offrire trasparenza, permettere confronti chiari tra i data center e spingere verso un futuro più verde, proprio mentre l’Europa si gioca la partita dell’autonomia tecnologica e della tutela ambientale.

Come funziona l’etichetta europea: cosa viene valutato

La Commissione Europea ha messo a punto un sistema che valuta i data center su vari fronti. Al centro c’è l’efficienza energetica, ma si guarda anche all’uso dell’acqua e alla provenienza dell’elettricità. Questi dati serviranno a pubbliche amministrazioni, aziende e operatori per fare scelte più consapevoli, favorendo servizi digitali meno impattanti sull’ambiente.

Il limite di 500 kW non è casuale: queste strutture assorbono una fetta importante dell’energia europea. Bruxelles punta a triplicare la capacità installata entro il 2035, per rafforzare le infrastrutture digitali e ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei. Ma aumentare il numero di data center mette sotto pressione reti elettriche e risorse idriche, creando una sfida ambientale non da poco.

Per dare un’idea, nel 2024 i data center in Europa hanno consumato circa 68 terawattora di elettricità. Nel prossimo decennio si stima un salto fino a 114 terawattora, passando dal 2,5% al 3,2% del consumo energetico totale europeo. Un aumento che rende necessarie regole più precise per gestire il settore.

Scadenze e tappe: dai primi dati ai limiti veri e propri

Al momento la Commissione parte con una fase iniziale di raccolta dati. Non ci sono limiti rigidi su energia e acqua, l’obiettivo è capire meglio la situazione e classificare i data center. Solo dal 2027 entreranno in vigore i primi standard minimi di efficienza. Saranno soglie obbligatorie per evitare che si costruiscano strutture con prestazioni troppo basse.

Il sistema si basa anche su obblighi di rendicontazione già in vigore dal 2023 per i data center sopra i 500 kW. Ma finora la Commissione ha rilevato che solo un terzo degli impianti ha fornito la documentazione richiesta nel primo anno. La situazione migliora negli anni successivi, arrivando quasi al 50%, ma c’è ancora strada da fare.

Questa fase resta dunque un monitoraggio, mentre l’adozione di regole più severe è ancora da definire. Il pieno rispetto delle norme dipenderà anche dall’impegno dei singoli Stati membri, che avranno un ruolo centrale nel controllo e nell’applicazione sul territorio. I provvedimenti non avranno solo un impatto ambientale, ma anche economico, influenzando investimenti, costi operativi e la scelta delle sedi per i grandi impianti digitali.

Big Tech e regole europee: un confronto delicato

La discussione sull’etichetta non si svolge in un terreno neutro. Alcune grandi aziende tecnologiche mondiali cercano di influenzare i criteri. Microsoft, ad esempio, ha espresso il suo appoggio agli indicatori di efficienza energetica, idrica e all’uso di energia pulita come elementi fondamentali per misurare la sostenibilità. Tuttavia, secondo fonti come Corporate Europe Observatory, avrebbe chiesto modifiche sulle soglie di efficienza idrica previste.

Il peso delle Big Tech è comprensibile, visto che la crescita delle infrastrutture digitali europee passa spesso da accordi con queste società globali. Bruxelles dovrà quindi trovare un equilibrio tra la necessità di regole stringenti per la sostenibilità e il coinvolgimento di aziende che saranno cruciali per costruire la rete digitale del futuro. Le prossime mosse della Commissione europea saranno decisive per definire la strada da seguire, fra innovazione tecnologica e tutela dell’ambiente.

Redazione

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