Mentre in Europa le bollette si impennano, in Spagna il conto dell’energia resta sorprendentemente basso. Il conflitto in Medio Oriente ha fatto schizzare i prezzi di petrolio e gas, ma qui il peso sui consumatori non si sente come altrove. Pedro Sánchez non si è limitato a constatarlo: davanti al Consiglio Europeo ha mostrato numeri che raccontano un successo concreto. Dietro questo risultato ci sono scelte precise, puntando sulle rinnovabili. E, proprio nel mezzo della crisi energetica che sta mettendo in ginocchio molti Paesi, Madrid sembra avere una carta vincente.
Da oltre otto anni la Spagna punta forte sulle rinnovabili. Sánchez ha sottolineato che circa il 60% dell’elettricità spagnola arriva da queste fonti, un numero che spiega perché qui l’energia costa molto meno rispetto ad altri Paesi europei. La scorsa settimana, il prezzo medio dell’elettricità in Spagna si è aggirato intorno ai 14 euro per megawattora, contro i più di 100 euro registrati in Italia, Francia e Germania. Un risultato che non è frutto del caso, ma di una politica chiara che va oltre la semplice riduzione delle emissioni: mira all’autonomia energetica e a mantenere sotto controllo le spese di cittadini e aziende.
Il premier ha evidenziato come questa strategia abbia permesso alla Spagna di resistere meglio agli shock dei mercati internazionali. La minore dipendenza da gas naturale – il cui prezzo è praticamente raddoppiato da febbraio – e dal petrolio, che ha superato i 100 dollari al barile, ha fatto da scudo contro gli aumenti vertiginosi che stanno colpendo tutta Europa. Sánchez ha anche sottolineato che il percorso della Spagna non è solo una scelta economica, ma un impegno etico verso le nuove generazioni e la protezione del pianeta.
L’Italia, invece, si trova in una posizione più delicata. Al Consiglio Europeo ha chiesto la sospensione temporanea del sistema di scambio delle emissioni , segno evidente di quanto il caro energia stia pesando sull’economia nazionale. Il problema principale è la forte dipendenza dal gas naturale, usato soprattutto per produrre elettricità e riscaldare case e aziende. Secondo il think tank E3G, l’Italia è il primo consumatore di gas in Europa, una posizione che la rende particolarmente vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi internazionali.
Le ultime cifre mostrano un settore delle rinnovabili in frenata, con investimenti e nuove installazioni in calo previsti per il 2025. La Federazione Nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche parla di un calo dell’8,2% nelle nuove capacità rinnovabili, mentre Legambiente segnala che oltre il 69% dei progetti resta bloccato nelle lunghe fasi di autorizzazione tecnica. Questi ritardi si traducono in una crescita lenta delle fonti verdi e in un aumento della fragilità energetica del Paese. Il quadro italiano appare quindi agli antipodi rispetto all’esperienza spagnola, alimentando tensioni politiche e richieste di interventi urgenti a livello europeo.
La guerra in Medio Oriente ha fatto salire i prezzi dell’energia in tutta Europa, ma con differenze marcate tra i vari Paesi. La Spagna è riuscita a mantenere i costi più bassi grazie a un’alta presenza di rinnovabili e a scelte politiche che hanno ridotto la dipendenza dai combustibili fossili. Sánchez non nasconde la soddisfazione per i risultati ottenuti, che rendono il Paese più competitivo e con un costo dell’energia mediamente inferiore del 20% rispetto alla media europea.
I numeri parlano chiaro: in Italia settentrionale si pagano fino a 129 euro per megawattora, in Ungheria 128, in Polonia 124, in Germania 103 e in Francia 72. Questa forbice conferma quanto la transizione energetica sia decisiva per la stabilità economica e la sicurezza energetica nazionale. Sánchez ha ribadito anche l’intenzione di proseguire con la chiusura delle centrali nucleari, puntando tutto sull’energia verde, considerata più sostenibile e meno costosa nel medio-lungo termine.
La Spagna dimostra che investire nelle rinnovabili può tradursi in resilienza e vantaggi concreti, contribuendo a tracciare un nuovo percorso per il futuro energetico dell’Europa e ad attenuare gli effetti delle crisi internazionali più recenti. Il quadro europeo resta complicato, ma le scelte di Madrid sono un esempio che molti osservano con attenzione.
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