Negli ultimi anni, il biologico è diventato un must per molti italiani: i dati parlano chiaro, le vendite di prodotti bio continuano a salire, sia in volume che in valore. Eppure, c’è un paradosso che non si può ignorare. Mentre la domanda cresce, i campi coltivati con metodi biologici si riducono. È come se il mercato chiedesse a gran voce prodotti naturali, ma la terra, quella stessa terra, rispondesse con un silenzio preoccupante. Un segnale che il settore produttivo fatica a stare al passo con i consumatori sempre più attenti e consapevoli.
Il rapporto “Bio in Cifre 2026” di Ismea, realizzato per il ministero dell’Agricoltura, racconta un quadro preoccupante. Nel 2025 le superfici biologiche in Italia si sono ridotte del 5,4%, pari a circa 137 mila ettari in meno rispetto all’anno precedente. Ora si arriva a poco più di 2,38 milioni di ettari, che coprono quasi un quinto delle terre agricole italiane. A soffrire di più sono i terreni in conversione, quelli in transizione verso il biologico, che hanno perso quasi un quarto della loro estensione . Le superfici già certificate bio invece sono diminuite di poco, solo lo 0,5%. Questo significa che si sta rallentando la crescita e la trasformazione di nuovi terreni, un segnale che mette a rischio la capacità di espansione futura del settore.
Il calo dei terreni in conversione racconta una realtà difficile per le aziende agricole. Convertire un terreno al biologico non è una passeggiata: serve un impegno economico importante e una mole di burocrazia non indifferente. Coldiretti fa notare che un’azienda bio deve affrontare un carico amministrativo superiore del 30% rispetto a una convenzionale, tra certificazioni, registri e controlli. A complicare le cose ci sono anche i costi più alti di produzione e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Di fronte a queste difficoltà, molte imprese preferiscono non allargare i terreni biologici, creando un vuoto produttivo che mette in crisi l’intero comparto. Un dato allarmante se si pensa che, negli ultimi dieci anni, gli ettari coltivati con metodi biologici erano cresciuti del 32,4%, posizionando l’Italia tra i protagonisti europei del biologico.
La domanda interna di prodotti biologici continua a salire: nel 2025 la crescita è stata del 9,2% in valore e volume, mentre nel primo semestre del 2026 si registra un ulteriore +4%. Ma se i terreni bio italiani non aumentano, la risposta arriva dall’estero. Coldiretti segnala un’impennata del 25% nelle importazioni di prodotti biologici, a dimostrazione che una buona fetta del bio che arriva sulle nostre tavole viene da fuori. Questo fenomeno riduce i margini di guadagno della filiera italiana e rischia di far passare in secondo piano il lavoro degli agricoltori locali. Il mercato si riempie di prodotti stranieri che soddisfano una clientela sempre più attenta al biologico, ma a scapito delle coltivazioni italiane. Raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta diventa sempre più complicato, e il settore si trova davanti a una sfida importante: mantenere competitività e sostenibilità nel tempo.
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