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Conti Correnti in Italia: 1.163 Miliardi Fermi in Banca e i Costi Nascosti per le Famiglie

A maggio 2026, i depositi delle famiglie italiane sui conti correnti hanno superato quota 1.160 miliardi di euro, un record che non accenna a diminuire. Nonostante l’aumento dei costi bancari e un’inflazione che erode il potere d’acquisto, gli italiani continuano a lasciare i loro risparmi “fermi” in banca. È una scelta che racconta molto della loro prudenza: meglio la sicurezza di un conto corrente, anche se poco remunerativo, piuttosto che il rischio degli investimenti. Dietro questa decisione c’è una realtà fatta di incertezze economiche, timori e una cautela che pesa sulle scelte quotidiane di spesa e risparmio.

Depositi in crescita: gli italiani puntano sulla liquidità

Gli ultimi numeri della Banca d’Italia, elaborati da Adusbef, parlano chiaro: al 31 maggio 2026, le famiglie italiane avevano depositi sui conti correnti per circa 1.163 miliardi di euro. Dieci anni fa erano “solo” 906 miliardi. Considerando l’inflazione del 23,6% registrata nello stesso periodo, la crescita nominale dei depositi è stata più veloce rispetto all’aumento generale dei prezzi.

Il dato conferma una tendenza consolidata: gli italiani preferiscono mantenere i soldi facilmente accessibili, nonostante esistano alternative d’investimento potenzialmente più vantaggiose. Secondo il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, questa scelta riflette sia la voglia di tenere liquidità a portata di mano, sia una rinuncia ai consumi, in un clima di incertezza economica che pesa sulle famiglie.

Conti correnti sempre più cari: quanto costa mantenere il denaro in banca

Negli ultimi dieci anni il costo medio di gestione di un conto corrente tradizionale è aumentato sensibilmente, arrivando nel 2026 a circa 101 euro all’anno. È un balzo del 23% rispetto ai 82 euro del 2016. Se si aggiunge l’imposta di bollo obbligatoria, la spesa si avvicina a 118 euro annui.

Non solo canoni: anche le commissioni sulle operazioni sono cresciute. Tra il 2016 e il 2026, le spese per bonifici, pagamenti e prelievi sono salite del 34%, passando da circa 27 a quasi 36 euro all’anno. Le cosiddette “disposizioni” – le operazioni autorizzate dal cliente – hanno subito un aumento ancora più marcato, del 62,6%. Anche i costi fissi, come canoni e carte di pagamento, sono cresciuti del 17,6%, da 55,6 a 65,4 euro.

Questi aumenti spingono molte famiglie a riflettere se valga davvero la pena tenere così tanto denaro sul conto, soprattutto in un momento in cui i rendimenti sono praticamente nulli o addirittura negativi.

Il problema del denaro “fermo” in tempi di inflazione

Tenere soldi liquidi sul conto corrente ha un costo reale, soprattutto quando l’inflazione è alta. L’aumento del 23,6% dei prezzi negli ultimi dieci anni ha eroso il potere d’acquisto dei risparmi: chi non investe, con il passare del tempo si ritrova con meno valore in tasca.

In più, il conto corrente non produce interessi significativi. Il denaro rimane lì, immobile, senza fruttare nulla. Al contrario, scegliere forme di investimento più dinamiche potrebbe aiutare a difendere o far crescere il capitale. Insomma, lasciare i soldi sugli sportelli bancari significa una perdita reale.

Nonostante tutto questo, la preferenza per la liquidità continua a prevalere. Dietro c’è probabilmente la paura di perdere denaro, la voglia di sicurezza immediata e la difficoltà di orientarsi tra strumenti finanziari più complessi.

Conti tradizionali vs. online: un divario netto nei costi

Un confronto tra conti correnti tradizionali e quelli digitali mostra differenze evidenti. Secondo la Banca d’Italia, un conto online costa in media appena 30,6 euro all’anno, meno di un terzo rispetto ai 101 euro di un conto tradizionale.

L’uso crescente delle piattaforme digitali ha abbassato la spesa media complessiva. Considerando tutti i tipi di conto – tradizionali, online e postali – la media si attesta a 85,3 euro annui, con un calo di 2,5 euro rispetto all’anno precedente.

Va detto però che l’imposta di bollo, intorno ai 16,5 euro all’anno, non è inclusa in questi calcoli. La tendenza verso i servizi online sembra destinata a rafforzarsi, con possibili ulteriori riduzioni dei costi bancari nel futuro.

Il risparmio nelle regioni italiane: Lombardia in testa

La mappa del risparmio in Italia mostra differenze marcate. La Lombardia guida con quasi 239 miliardi di euro depositati, circa un quinto del totale nazionale. Seguono Lazio con 122 miliardi e Veneto con 105 miliardi. Regioni più piccole come la Valle d’Aosta si fermano a 2,8 miliardi.

A livello provinciale, Bolzano è al primo posto per risparmio pro capite, con una media di 30.400 euro a persona. Milano segue con 27.900 euro, poi Piacenza con 26.800, Sondrio con 26.000 e Belluno con 25.650 euro. Sul fondo della classifica c’è Crotone, dove il risparmio medio scende a 9.679 euro.

Questi dati raccontano le disuguaglianze economiche e sociali del Paese, che influenzano la capacità delle famiglie di mettere da parte soldi e il modo in cui gestiscono i propri risparmi.

Redazione

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