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Carburanti in Italia: prezzi in calo ma domani scade lo sconto sulle accise, cosa cambia al distributore

Da domani, benzina e diesel potrebbero fare un balzo in avanti. Gli sconti sulle accise, quel taglio fiscale che fino a oggi ha calmierato i prezzi alla pompa, stanno per scadere. Gli automobilisti italiani, abituati a qualche settimana di cali lievi, rischiano di ritrovarsi di nuovo con il portafoglio più leggero. Finora, quel provvedimento ha fatto da freno temporaneo, ma senza una nuova proroga i costi potrebbero riprendere a correre, cancellando in un attimo i risparmi accumulati. Eppure, mentre i mercati internazionali mostrano un calo del petrolio, qui la situazione resta appesa a un filo, pronta a cambiare in fretta.

Petrolio in calo, ma prezzi alla pompa quasi fermi

Negli ultimi mesi il prezzo del petrolio Brent, il riferimento europeo, è sceso parecchio: da 95 dollari al barile a inizio giugno è arrivato a poco più di 70 dollari, un calo superiore al 25%. Un ribasso così netto avrebbe dovuto tradursi in un taglio più deciso dei prezzi ai distributori. Invece, i consumatori hanno visto solo una riduzione media attorno al 6%. La differenza? Imposte e altri costi lungo la filiera che non hanno permesso ai risparmi di arrivare tutti a chi fa rifornimento.

Lo sconto sulle accise: come funziona e perché scade

Il governo ha fissato al 3 luglio 2024 la scadenza dello sconto sulle accise, che riduce di 5 centesimi al litro il prezzo di benzina e diesel. Questa misura, finanziata con circa 149 milioni di euro provenienti dall’extra gettito IVA, taglia direttamente la tassa sul carburante. Ma attenzione: sull’accisa ridotta si applica comunque l’IVA, quindi l’effetto finale sul prezzo è un po’ più ampio di quel 5 centesimi. Senza questa misura, il prezzo alla pompa rischia di tornare a salire subito.

Stop allo sconto, spesa in aumento: cosa dicono i numeri

Secondo il Codacons, senza proroga dello sconto le tariffe alla pompa potrebbero aumentare in modo rapido e consistente. Il conto? Circa 3 euro in più per un pieno standard. Al litro, la benzina potrebbe salire di circa 6 centesimi, il diesel addirittura di oltre 12 centesimi. Un salasso che si farà sentire soprattutto per chi usa spesso l’auto o percorre lunghe distanze ogni giorno.

Prezzi in rialzo: le previsioni senza proroga

Le stime del Codacons indicano che senza estendere lo sconto la benzina potrebbe arrivare a 1,86 euro al litro in media. Il diesel, più sensibile, potrebbe toccare 1,94 euro, superando addirittura i 2 euro nelle aree autostradali. Un ritorno ai livelli più alti, che metterebbe sotto pressione il bilancio delle famiglie italiane.

Petrolio giù ma tasse su: l’ingiustizia che fa discutere

Le associazioni dei consumatori sottolineano un paradosso: mentre il petrolio cala, la fine dello sconto sulle accise rischia di far salire i prezzi alla pompa. Il risultato? Solo un piccolo beneficio dal calo del greggio, spazzato via dall’aumento della tassazione. Una situazione che rischia di confondere e irritare chi fa rifornimento ogni giorno.

Accise e IVA: come si sommano e fanno salire il prezzo

Le accise sono una tassa fissa su ogni litro di carburante. Quando lo Stato applica uno sconto su questa tassa, il prezzo scende in modo proporzionale. Ma poiché sul prezzo finale si calcola anche l’IVA, che si applica sull’intero importo comprensivo di accise, il risparmio reale è più grande del solo taglio sull’accisa. Allo stesso modo, quando lo sconto sparisce, l’aumento si amplifica.

Decisioni in arrivo: cosa rischiano di pagare gli italiani

Al momento la situazione è incerta. Se il governo non rinnova lo sconto dopo il 3 luglio, i prezzi alla pompa saliranno subito, nonostante il calo del petrolio sui mercati mondiali. La scelta politica nelle prossime ore sarà decisiva: confermare il sostegno o lasciare che i costi tornino a pesare sulle tasche di famiglie e imprese, che quotidianamente dipendono dal carburante per spostarsi e lavorare. I riflettori sono puntati sull’esecutivo.

Redazione

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