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Carburanti in aumento: finito il taglio delle accise, benzina e gasolio tornano a salire dal 4 luglio

Il 5 luglio, alla pompa, è tornata la realtà: niente più sconti sulle accise, niente più respiro per il portafoglio. Quel taglio temporaneo voluto dal Governo per frenare il caro carburante nei mesi peggiori si è chiuso, e benzina e gasolio hanno ripreso a correre verso l’alto, subito. Non fa differenza se sei in città o in autostrada: il sollievo è svanito. I numeri del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sono chiari e netti: i prezzi schizzano di nuovo senza freni.

Prezzi in aumento su tutta la rete: i numeri ufficiali del 4 luglio

Sabato 4 luglio, i prezzi medi alla pompa in modalità self service hanno subito un salto immediato. Secondo l’Osservatorio prezzi del Mimit, la benzina è passata da 1,803 a 1,820 euro al litro, mentre il gasolio è salito da 1,882 a 1,899 euro al litro. Anche sulle autostrade si è registrato un rialzo. La benzina self ha raggiunto 1,907 euro al litro, sopra l’1,894 del giorno prima, e il gasolio ha toccato 1,978 euro, contro 1,968 euro. Il diesel si avvicina così di nuovo ai due euro al litro nei distributori autostradali, un livello che sembrava lontano quando era in vigore il taglio delle accise.

Questi numeri non sono un semplice picco momentaneo, ma il segnale di una tendenza chiara: con la fine della riduzione fiscale, i prezzi si riallineano rapidamente al livello pieno. Le conseguenze si fanno sentire subito, da chi usa l’auto tutti i giorni ai gestori di flotte aziendali.

Quanto pesa la fine dello sconto sul costo del pieno

Il taglio sulle accise, terminato il 3 luglio, valeva circa 6,1 centesimi al litro, Iva compresa. Senza questa “boccata d’aria”, i prezzi tornano a livelli che pesano sul portafoglio. Le stime più recenti indicano un prezzo medio del gasolio vicino a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria, e oltre 2,02 euro in autostrada. Per la benzina si parla di circa 1,86 euro al litro in città e 1,95 euro lungo le autostrade.

In pratica, fare il pieno oggi può costare fino a 3 euro in più rispetto ai mesi dello sconto. Un aumento che si fa sentire sulla spesa quotidiana degli automobilisti, giustificato dal Governo come necessario per tenere in ordine i conti pubblici e rispettare le regole europee sui sussidi.

Dietro queste variazioni, c’è anche il peso dei costi per la manutenzione delle strade e le politiche energetiche nazionali, in un momento in cui il prezzo del petrolio torna a oscillare per via di tensioni geopolitiche e mercati internazionali.

Il Governo spiega la fine del taglio: equilibrio tra Europa e mercati

L’Esecutivo aveva già chiarito che il taglio delle accise non sarebbe stato prorogato oltre il 3 luglio, seguendo le indicazioni della Commissione europea. Il ministro Adolfo Urso ha spiegato che la decisione si basa anche sulla discesa dei prezzi registrata nelle settimane prima della scadenza.

Urso ha aggiunto che il Governo resta pronto a intervenire se la situazione sui mercati internazionali dovesse complicarsi, soprattutto per via delle tensioni nello Stretto di Hormuz. Se dovessero ripartire le tensioni geopolitiche, i prezzi del petrolio potrebbero risalire, con riflessi immediati sul costo dei carburanti in Italia.

Insomma, la scelta del Governo è il frutto di un delicato bilanciamento tra esigenze di bilancio, vincoli europei e la realtà dei mercati globali. L’attenzione resta alta sulle possibili oscillazioni che possono arrivare dall’estero.

Il costo della riduzione delle accise e l’impatto sulle casse pubbliche

Il taglio delle accise era stato introdotto in primavera, nel pieno della crisi legata alle tensioni nello Stretto di Hormuz, una rotta strategica per il petrolio. Da marzo 2024, il Governo ha prorogato più volte la misura, aggiustando lo sconto in base ai prezzi del petrolio.

In totale, le sette estensioni hanno pesato per circa 2 miliardi di euro sulle casse pubbliche. Un sacrificio significativo che ha alleggerito temporaneamente il costo del carburante per gli italiani, ma che ha anche ridotto le entrate fiscali, con effetti da tenere sotto controllo sul bilancio dello Stato.

Con il ritorno alla tassazione piena, l’Italia si ritrova di nuovo tra i Paesi europei con la pressione fiscale più alta sul gasolio. Accise e Iva insieme superano abbondantemente un euro per litro, secondo i dati della Commissione europea. Anche sulla benzina il peso fiscale resta tra i più alti in Europa.

Nel frattempo, la reazione dei benzinai non si è fatta attendere. Le associazioni di categoria, come Faib e Fegica, hanno annunciato lo stato di mobilitazione e minacciano scioperi prolungati. Il motivo del malumore è il disegno di legge di riforma del settore, che secondo loro necessita di modifiche per evitare nuove tensioni sulla rete distributiva.

Il quadro resta dunque in evoluzione, con possibili nuove proteste e confronti sul futuro dei carburanti. Tutto questo avrà un impatto diretto sulle tasche degli automobilisti e sulla situazione economica del Paese nel prossimo futuro.

Redazione

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