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Boom del turismo in Europa, ma gli stipendi restano fermi: le città dove il lavoro non decolla

Gli aeroporti europei scoppiano di passeggeri e gli hotel non hanno più una stanza libera da mesi. L’estate 2025 segna un nuovo record per il turismo nel continente, ma dietro questa corsa incessante si nasconde un problema che non si può più ignorare. Chi lavora nei ristoranti, negli alberghi, nei trasporti – spesso con contratti stagionali e salari bassi – fatica a reggere il passo. E così, mentre le città si riempiono di visitatori, cresce la tensione tra la domanda crescente e le condizioni di lavoro precarie. Bruxelles osserva con preoccupazione: nelle aree più turistiche, le notti passate dai turisti superano di gran lunga la media europea, mettendo sotto pressione risorse e servizi, e mettendo a dura prova l’equilibrio sociale delle comunità locali.

Sud Europa sotto pressione: quando il turismo pesa troppo

Nei 100 territori europei con più turisti, la media delle notti trascorse per abitante è di 44, contro una media europea di 6. È un dato netto, elaborato dalla Commissione europea, che mostra come la pressione del turismo sia concentrata soprattutto nel Sud Europa: Italia, Spagna e Croazia in prima linea. Qui il turismo cresce in fretta, ma con esso aumentano anche i rischi di squilibri economici, degrado ambientale e vulnerabilità ai picchi stagionali. La stagionalità rende il lavoro più precario, creando tensioni che mettono a rischio la tenuta sociale ed economica di molte comunità.

Le conseguenze si fanno sentire. I costi per abitare aumentano, il lavoro stabile scarseggia, e trovare un impiego ben pagato diventa una sfida. Le città devono quindi trovare un equilibrio tra la crescita del turismo e la qualità della vita dei residenti, evitando che la pressione dei flussi continui comprometta la pace sociale.

Lavoro nel turismo: salari bassi e condizioni a rischio

Nel settore dell’alloggio e della ristorazione in Europa, più di un terzo dei lavoratori guadagna poco. La situazione è peggiore per chi ha contratti a tempo determinato, spesso stagionali, che si trovano ad affrontare precarietà e stipendi ridotti. Eurostat segnala che il 35,1% degli addetti in questo settore vive con salari sotto la media dell’economia europea. I lavoratori stagionali, in particolare, sono pagati molto meno rispetto a chi ha contratti stabili: il 27,2% contro il 12,6%.

Le imprese turistiche spendono meno per dipendente rispetto ad altri servizi, segno di una produttività bassa e di una scarsa capacità di riconoscere salari dignitosi. Nonostante l’importanza occupazionale, il reddito nel settore resta modesto, molto lontano da quello di altri comparti.

Italia: tanto lavoro ma pochi guadagni

In Italia il turismo copre il 14,4% dell’occupazione nazionale e pesa quasi il 10% del Pil nel 2023. Numeri importanti, ma la produttività nel settore è del 30% più bassa rispetto alla media nazionale, con redditi inferiori del 35%. Insomma, il turismo dà lavoro a molti, ma non riesce a offrire salari adeguati né una crescita economica proporzionata.

Per capire come cambia la situazione sul territorio, bisogna guardare a vari indicatori: quota di occupazione turistica, spesa diretta, flussi di pernottamenti e sviluppo delle locazioni brevi. Questi dati aiutano a vedere quanto il turismo incida realmente sulle città e quanto i lavoratori ne traggano beneficio.

Otto città sotto la lente: turismo record, salari in calo

Il turismo è la spina dorsale di molte città europee, ma i salari restano indietro. A Barcellona, con 15,6 milioni di turisti nel 2025 e un impatto economico di 10,3 miliardi, il lavoro turistico pesa per il 13,4% sull’occupazione. Eppure, chi lavora nel settore guadagna solo 73 centesimi per ogni euro degli altri settori, una differenza che pesa.

A Lisbona i pernottamenti aumentano, ma il salario medio nel turismo è di 8,4 euro l’ora, contro gli 11,5 euro della media nazionale. Palma di Maiorca, con oltre il 55% della forza lavoro nel turismo, cresce molto ma i salari restano bassi, mentre si concentrano i guadagni nelle rendite.

Dubrovnik, con quasi 1,4 milioni di arrivi nel 2024, soffre per la stagionalità estrema: i giovani fuggono e i salari sono inferiori del 19,4% alla media croata, soprattutto nella ristorazione. A Praga i visitatori e i prezzi delle camere crescono, ma i salari turistici sono poco più della metà di quelli medi nazionali.

In Italia, Venezia registra oltre 5,8 milioni di arrivi e 13,3 milioni di pernottamenti, con il 71% nel centro storico. Nonostante ciò, i salari nel settore ospitalità sono tra i più bassi del paese. Roma batte un nuovo record con circa 23 milioni di arrivi nel 2025 e un’espansione dell’extra-alberghiero, ma i salari restano bassi in un settore che occupa molta gente. Firenze segue la stessa strada: oltre 4 milioni di arrivi e 9,7 milioni di presenze, con turismo in crescita, domanda abitativa in aumento e salari ancora troppo contenuti.

Il ruolo degli affitti brevi: quando il mercato immobiliare pesa sul lavoro

Il turismo è un settore ad alta intensità lavorativa ma con salari bassi e molta frammentazione. L’aumento dei turisti spesso non si traduce in migliori redditi per chi lavora. Gran parte dei guadagni va a rendite immobiliari, profitti elevati e piattaforme di intermediazione, senza arrivare ai lavoratori.

Il fenomeno degli affitti brevi nelle città turistiche europee peggiora la situazione: riduce l’offerta abitativa stabile e fa salire i prezzi delle case. Secondo un’analisi del Parlamento europeo 2025, gli affitti turistici rendono fino a tre o quattro volte di più rispetto alle locazioni tradizionali, spingendo il mercato immobiliare a crescere a scapito del lavoro e dei salari.

In Italia, la spesa dei turisti stranieri è salita del 5% nel 2025, con un surplus turistico in aumento nel primo trimestre . Ma questo non si è tradotto in migliori salari per chi lavora nel turismo. Le città italiane, come molte europee, vivono una crescita sbilanciata: più turisti e fatturato, ma salari fermi e qualità del lavoro che stenta a migliorare.

La sfida delle città turistiche: trasformare il flusso in valore reale

Non basta più contare gli arrivi o gli incassi per dire che una destinazione ha successo. L’Europa insegna che un turismo maturo deve trovare l’equilibrio tra crescita, produttività e qualità della vita. Una città che attira milioni di visitatori ma offre salari bassi, lavoro precario e affitti fuori controllo rischia di perdere il suo tessuto sociale e la sostenibilità economica a lungo termine.

La vera sfida è costruire una filiera turistica solida, che distribuisca meglio il valore creato, aumenti la produttività e migliori le condizioni di lavoro. Solo così il boom turistico potrà trasformarsi in crescita vera, con salari migliori, posti stabili e la capacità di mantenere la popolazione residente. Oggi più che mai, il futuro delle destinazioni europee passa dall’equilibrio delle città.

Redazione

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