Sono passati sei mesi dall’approvazione della Legge di Bilancio 2026, ma il bonus casa per genitori separati o divorziati resta ancora sulla carta. Un aiuto pensato per chi deve lasciare la casa familiare dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza, eppure non si può ancora chiedere. Il motivo? Manca il decreto attuativo, quello che dovrebbe spiegare come, quando e chi può fare domanda. Nonostante i 60 milioni di euro stanziati per il triennio 2026-2028, la misura è ferma, in attesa di indicazioni dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il bonus è stato inserito nella Legge di Bilancio 2026 con lo scopo di dare una mano ai genitori separati o divorziati che devono sostenere le spese per trovare una nuova casa. Non fa parte del Piano Casa, ma si inserisce nelle iniziative del governo a sostegno delle famiglie. I 60 milioni messi a disposizione copriranno tre anni, dal 2026 al 2028, e dovrebbero arrivare a circa 15 mila persone in tutta Italia.
La gestione dei fondi sarà affidata a un fondo speciale presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sarà un decreto di questo ministero, in collaborazione con il Ministero dell’Economia, a definire i dettagli. Al momento si parla di un contributo mensile che potrebbe oscillare tra i 400 e i 500 euro, con un tetto annuo tra i 4.800 e i 6.000 euro.
L’aiuto economico servirà soprattutto per pagare l’affitto della nuova casa, ma potrà coprire anche spese legate all’ingresso, come la caparra, la registrazione del contratto di locazione e altri costi necessari per il trasloco. In questo modo, il bonus punta a semplificare un passaggio spesso complicato sia sul piano economico che logistico.
La Legge di Bilancio indica alcuni requisiti base per accedere al bonus. È riservato a genitori separati o divorziati con figli a carico fino ai 21 anni. Chi fa domanda deve avere un contratto di affitto regolarmente registrato e intestato a sé. Inoltre, chi usufruisce del contributo non deve essere assegnatario di un alloggio popolare.
Resta però qualche dubbio su cosa si intenda esattamente per “figli a carico”: la legge non chiarisce se si tratta solo dei figli fiscalmente a carico o se la definizione sia più ampia. Questa questione dovrebbe risolversi con il decreto attuativo. Sarà previsto un sistema di controlli, anche automatici, per verificare che i requisiti siano rispettati, incluso il controllo del pagamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice.
Non potranno accedere al bonus nemmeno persone con condanne penali o coinvolte in procedimenti giudiziari che ne vietano l’accesso, secondo la normativa vigente. Questi filtri servono a garantire che il contributo arrivi davvero a chi si trova in difficoltà abitativa dopo la separazione.
L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente sarà fondamentale per selezionare chi potrà ottenere il bonus. Le domande probabilmente saranno inserite in una graduatoria basata sul reddito, per dare priorità alle famiglie con meno risorse. Saranno fissati limiti precisi e modalità di calcolo per stabilire chi ha diritto e per quanto.
Il decreto attuativo, atteso a breve, dovrà mettere nero su bianco tutti questi dettagli: come si presenta la domanda, come si valuta, come si eroga il contributo. Al momento nessuno può fare richiesta né conoscere gli importi definitivi.
Senza questo decreto, il bonus resta solo un impegno sulla carta. Tocca ora al Ministero delle Infrastrutture e all’Economia trasformare la norma in realtà, per offrire un aiuto concreto a migliaia di genitori separati che devono affrontare un momento difficile come il cambio casa dopo la separazione o il divorzio.
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