In Italia, le bollette dell’energia continuano a pesare come un macigno su famiglie e imprese. Nel frattempo, in altre parti d’Europa, cominciano a intravedersi segnali di sollievo. L’Unione Europea non resta a guardare: ha messo in campo un piano ambizioso, con l’obiettivo di alleggerire tasse e oneri soprattutto nei Paesi dove il conto è più salato, come il nostro. La strategia è netta: puntare forte sulle rinnovabili e garantire un sostegno finanziario consistente, tenendo conto delle diverse situazioni nazionali. La Spagna, ad esempio, ha già preso una strada più avanzata verso la transizione energetica. Non si tratta solo di aggiustare qualche dettaglio, ma di rivedere interamente le regole fiscali, innovare i contratti di fornitura e ripensare la struttura stessa del sistema energetico. Al centro c’è un obiettivo chiaro: ridurre l’uso del gas nella produzione di elettricità per frenare l’aumento delle bollette nei prossimi anni.
La proposta europea si basa su quattro punti chiave per rimettere in equilibrio il mercato energetico. Primo, lasciare agli Stati la libertà di abbassare le tasse sull’elettricità, per renderla più conveniente rispetto al gas, che resta più caro. Così si spinge gradualmente a usare più elettricità e meno gas. Secondo, incentivare i consumi nelle ore di minor costo, introducendo tariffe più flessibili e “intelligenti”. Terzo, tagliare gli oneri di sistema, quei costi fissi che pesano sulle bollette e sono legati alla gestione della rete e ai picchi di domanda. Infine, dare una spinta forte alla produzione da fonti rinnovabili, per rendere il sistema energetico più sostenibile e meno dipendente dal gas.
Il punto è semplice, anche se finora poco sfruttato: l’energia verde costa meno di quella prodotta col gas. Ma il sistema attuale fa sì che il prezzo finale dell’energia si basi sul costo della fonte più cara, cioè il gas. Così, paradossalmente, i produttori di energia pulita guadagnano molto grazie ai costi bassi, mentre i consumatori si ritrovano con bollette salate. Ridurre o eliminare il gas nella produzione è la chiave per abbassare davvero i prezzi.
I contratti intelligenti sono una delle novità più interessanti del piano Ue per ottimizzare l’uso dell’energia. Con l’aumento del fotovoltaico e delle altre rinnovabili, il prezzo dell’elettricità cambia molto durante il giorno. In Spagna, per esempio, si passa da quasi 90 euro al megawattora a mezzanotte a appena 1,60 euro a mezzogiorno, quando il sole dà il massimo. Spingere le persone a consumare di più nelle ore di basso prezzo – magari con sconti mirati – aiuta a risparmiare e a non sovraccaricare la rete.
La Commissione punta in alto: entro il 2033, il 65% dei contratti elettrici dovrebbe avere prezzi dinamici che riflettano questi cambiamenti temporali. Questo sistema aiuta anche a ridurre gli oneri di sistema, che pesano per circa un quarto sulle bollette. Gran parte di questi costi fissi servono a gestire i picchi di domanda e a mantenere la rete stabile. Distribuire meglio i consumi durante la giornata, grazie a prezzi che fanno da guida, potrebbe far scendere di molto questi oneri, con un vantaggio diretto per chi paga la bolletta.
Il successo del piano dipende dalla capacità di far crescere le rinnovabili, soprattutto in Italia, che finora ha arrancato rispetto a Paesi come Spagna o Francia. L’Europa ha messo sul piatto circa 23 miliardi di euro per sostenere la crescita delle rinnovabili italiane nei prossimi anni. Il denaro andrà a progetti eolici onshore, impianti fotovoltaici, centrali idroelettriche e a biogas. L’obiettivo è aumentare la capacità da rinnovabili di 37,15 gigawatt, quasi la metà di quella attuale.
Non si tratta di incentivi diretti, ma di contratti per differenza: strumenti che garantiscono un prezzo minimo per l’energia prodotta da questi nuovi impianti. In pratica, lo Stato assicura un guadagno certo agli investitori, a prescindere dalle oscillazioni del mercato. Se il prezzo di mercato sale sopra la soglia fissata, il produttore restituisce la differenza allo Stato. Così si dà sicurezza agli investitori, spesso frenati dall’incertezza dei guadagni, e si protegge il bilancio pubblico da guadagni extra legati ai rialzi dei prezzi.
In sintesi, il piano europeo per abbassare i costi dell’energia in Italia passa per una ristrutturazione complessa: dalla leva fiscale a una gestione più consapevole dei consumi, fino a un forte impulso alle rinnovabili con i fondi comunitari. Solo così si potranno vedere prezzi più accessibili, una maggiore sicurezza energetica e un contributo concreto alla lotta contro il cambiamento climatico.
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