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BCE pronta ad alzare i tassi al 2,25%: ecco come l’inflazione influisce sulle rate dei mutui

L’11 giugno la Banca Centrale Europea potrebbe rialzare i tassi di interesse per la prima volta dal 2021. Un segnale chiaro che, dopo quasi tre anni di pausa, la situazione è cambiata. A maggio, l’inflazione nell’eurozona ha raggiunto il 3,2%, un dato che pesa, soprattutto se si guarda alle tensioni internazionali. La guerra in Iran, ad esempio, ha fatto impennare il prezzo del petrolio, spingendo verso l’alto i costi. Di fronte a questo scenario, la Bce è costretta a rivedere la sua strategia, abbandonando la prudenza che finora aveva guidato le sue scelte.

Bce, dal “fermi tutti” al segnale di svolta

Negli ultimi mesi la Banca Centrale Europea aveva mantenuto i tassi stabili, evitando mosse brusche nonostante i segnali di crescita dell’inflazione. Ora però la musica sembra cambiata. L’11 giugno è atteso un aumento di 25 punti base, che porterebbe il tasso principale al 2,25%. Dopo aver osservato da vicino l’evolversi della situazione economica e geopolitica, la Bce sembra convinta che non si possa più aspettare.

La cautela degli ultimi tempi lascia il posto a una decisione quasi obbligata. I dati di maggio mostrano un’inflazione che non si vedeva da otto mesi, e per Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, è chiaro che “l’aumento dei prezzi dell’energia non può più essere ignorato.” Così, la politica monetaria si prepara a una stretta che fino a poco fa sembrava lontana.

Guerra in Iran e prezzi alle stelle: il mix che spinge l’inflazione

Il balzo dell’inflazione al 3,2% è legato in gran parte alla guerra in Iran. L’instabilità in Medio Oriente ha fatto salire i prezzi del petrolio, con effetti a catena su molti prodotti e servizi, soprattutto quelli legati all’energia. La chiusura o il rallentamento del passaggio nello stretto di Hormuz hanno inciso pesantemente sui costi, che si sono riversati direttamente sulle tasche dei consumatori.

Questa situazione si somma alle difficoltà post-pandemia e ad altre tensioni economiche, creando un quadro difficile: crescita debole e prezzi in aumento, una combinazione che riduce il potere d’acquisto. In paesi come Italia e Francia, i salari arrancano, complicando ulteriormente la vita di famiglie e imprese. L’Unione Europea si trova davanti a un problema complesso, con una crescita che rallenta mentre i costi continuano a salire.

La cosiddetta stagflazione mette la Bce in una situazione difficile: alzare i tassi per frenare l’inflazione rischia di soffocare ulteriormente un’economia già fragile. Eppure, gli esperti concordano che non agire non è un’opzione, visti i rischi di destabilizzare i mercati finanziari.

Mutui più cari, famiglie sotto pressione

Se la Bce alza i tassi, i mutui a tasso variabile saranno i primi a risentirne. Oggi questa soluzione è la più conveniente, con un tasso medio intorno al 2,62%, contro il 3,37% del tasso fisso. Prendendo come esempio un mutuo da 150 mila euro con durata trentennale, la rata mensile con il variabile è circa 602 euro, mentre con il fisso si sale a 663 euro.

Con un aumento di 25 punti base, il tasso variabile salirebbe al 2,87%, portando la rata a circa 622 euro al mese, cioè 20 euro in più. Nel complesso, nel corso dei trenta anni, il costo del mutuo aumenterebbe di circa 7.400 euro. Se la Bce decidesse un nuovo rialzo in seguito, il tasso potrebbe arrivare al 3,12%, con la rata a 642 euro mensili.

Questa prospettiva costringe molte famiglie a rivedere i propri bilanci e a riflettere sulle scelte di finanziamento. Decidere tra tasso fisso e variabile diventa più importante che mai, sia per chi deve accendere un mutuo sia per chi deve rinegoziare quello esistente. Nei prossimi mesi, l’andamento dei tassi sarà un tema da seguire con attenzione per chiunque abbia a che fare con il mercato immobiliare e del credito.

Redazione

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