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Batterie esauste in Italia: le nuove regole sulla raccolta differenziata dal decreto 2026

Quante volte vi è capitato di trovarvi con una batteria scarica in mano, senza la minima idea di dove buttarla? Dal 7 marzo 2026, quella confusione potrebbe essere un ricordo. Il governo ha deciso di semplificare le regole per la raccolta delle batterie portatili, puntando a recuperare meglio metalli preziosi come litio e cobalto, essenziali per la transizione energetica. Non si tratta solo di un cambio burocratico: aziende, centri di assistenza e cittadini saranno coinvolti in un sistema più snello e accessibile, pensato per spingere l’economia circolare. Un passo avanti decisivo, soprattutto ora che le batterie sono sempre più diverse tra loro e richiedono modalità di smaltimento specifiche.

Batterie divise per categorie: si punta a una raccolta più mirata

Il decreto, nato dal recepimento del regolamento UE 2023/1542, va oltre la semplice distinzione tra pile e batterie. Ora si parla di batterie portatili, per avviamento, per illuminazione, per mezzi leggeri, veicoli elettrici e industriali. Questa divisione è indispensabile, soprattutto con l’aumento degli accumulatori, in particolare nei veicoli elettrici, dove la tecnologia corre veloce. Ogni categoria ha obiettivi precisi di raccolta e riciclo: per esempio, le batterie portatili dovranno passare dal 63% raccolto nel 2027 al 73% entro il 2030. Il decreto risponde così alla necessità di gestire in modo efficace circa 439.000 tonnellate di batterie immesse sul mercato nel 2024, con tassi di riciclo che variano dal 5% al 50% a seconda del tipo. Questa classificazione più puntuale consente di organizzare meglio il recupero e il riciclo, calibrandoli sulle caratteristiche di ogni batteria.

Addio burocrazia: così si allarga la rete dei punti di raccolta

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la riduzione degli ostacoli burocratici per i punti di raccolta delle batterie portatili esauste. Finora chi gestiva questi centri doveva affrontare lunghe pratiche per ottenere autorizzazioni e iscrizioni, come quella all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Ora tutto questo non serve più: i gestori non dovranno più iscriversi all’Albo né seguire le procedure ordinarie del Testo Unico Ambientale. Anche la documentazione si riduce, con meno registri da tenere e il trasporto che non richiede più il formulario FIR, ma basta un semplice documento di trasporto. L’idea è chiara: rendere la raccolta più capillare e veloce, facilitando il flusso delle batterie verso i centri di trattamento. Attenzione però, questa semplificazione vale solo per le batterie portatili. Quelle SLI, industriali e per veicoli elettrici continueranno a seguire le regole di sempre, più rigorose per motivi di sicurezza e complessità.

Scadenze serrate per mettere in pista le nuove regole

Il decreto legislativo 29/2026 fissa un calendario preciso. Entro il 6 maggio 2026, i sistemi di gestione dei rifiuti di batterie già attivi dovranno chiedere il riconoscimento ufficiale al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica . Poi, entro il 3 settembre 2026, il ministero dovrà pubblicare i decreti attuativi e il Centro di Coordinamento Batterie dovrà creare un registro telematico degli impianti di trattamento, fondamentale per tenere sotto controllo le strutture sul territorio. Dopo di che, i consorzi avranno sei mesi per aggiornare i propri statuti e allineare le procedure alle nuove direttive, assicurando una gestione uniforme su tutto il territorio nazionale. Così si gettano le basi per un sistema più efficiente e trasparente, in linea con le richieste europee e le esigenze ambientali.

Nel 2025 raccolte in calo ma la rete cresce

Il Rapporto Annuale 2025 del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori mostra un calo del 14,6% nella raccolta di batterie portatili, ferme a 8.868 tonnellate rispetto al 2024. Ma dietro a questo calo non c’è un peggioramento del sistema, bensì l’effetto della nuova classificazione che ha spostato alcune batterie portatili nella categoria industriale, modificando i numeri. Nel frattempo, i punti di raccolta sono aumentati a 15.053, con un +3,6%, soprattutto al Sud e nelle Isole . Il Nord resta la zona più attiva con 6.499 tonnellate, guidato da Piemonte , Lombardia e Veneto. Al Centro la leadership è del Lazio, mentre al Sud la Campania fa da traino. Questi dati confermano che c’è ancora strada da fare e che le semplificazioni introdotte dal decreto 2026 saranno fondamentali per aumentare la trasparenza e l’efficacia della raccolta.

Con questo decreto, l’Italia accelera verso un sistema di gestione delle batterie più chiaro, accessibile e sostenibile. Un percorso che punta a recuperare materiali preziosi e a ridurre l’impatto ambientale, seguendo le linee guida europee e nazionali per la transizione ecologica.

Redazione

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