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Bab el-Mandeb a rischio chiusura: lo scontro Iran-Houthi minaccia crisi energetica globale

Ogni giorno, circa 4 milioni di barili di petrolio attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Ora, questo punto strategico è sotto pressione come mai prima d’ora. I ribelli Houthi dello Yemen, con presunti legami iraniani, hanno intensificato le loro operazioni militari in una zona già fragile. Il rischio? Un’escalation che potrebbe paralizzare una delle rotte più importanti per il commercio mondiale. Se il traffico si interrompesse, l’Europa ne sentirebbe subito le conseguenze, e anche le importazioni italiane potrebbero risentirne in modo significativo.

Bab el-Mandeb, una porta strategica per l’Europa

Lo stretto di Bab el-Mandeb, chiamato anche “Porta delle Lacrime”, collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso e da lì al Mediterraneo attraverso il canale di Suez. È uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo. Lungo circa 50 chilometri e largo appena 26 nel punto più stretto, è un corridoio cruciale per quasi il 12% del traffico navale globale. Inoltre, un quarto del traffico container mondiale transita da qui.

Un rapporto dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale sottolinea il ruolo fondamentale di Bab el-Mandeb per l’Europa, soprattutto per il petrolio. Ogni giorno passano circa 6,2 milioni di barili di greggio, di cui 3,6 milioni diretti ai mercati europei. Gli altri 2,6 milioni vanno in Asia. Questo dato fa capire quanto Bab el-Mandeb sia più importante per l’Europa dello Stretto di Hormuz, dove invece il 76% del petrolio è destinato all’Asia.

Per l’Italia e il Mediterraneo, questo passaggio è cruciale non solo per l’energia, ma per l’intera catena logistica. Un blocco dello stretto potrebbe mettere a rischio l’approvvigionamento energetico e complicare seriamente i traffici marittimi.

Cosa succede se Bab el-Mandeb si chiude?

Le conseguenze di una chiusura prolungata sarebbero pesanti e difficili da quantificare. Da novembre 2023, a causa degli attacchi dei ribelli Houthi, il traffico navale nello stretto si è già ridotto della metà. Se la situazione peggiorasse e si arrivasse a un blocco totale, le navi dovrebbero fare il giro lungo intorno al Sudafrica, passando per Capo di Buona Speranza.

Questo allungherebbe i tempi di viaggio di 10-14 giorni. I costi operativi salirebbero anche del 40% per container. Non si tratterebbe solo di ritardi: l’intera catena di approvvigionamento globale ne risentirebbe, con ripercussioni pesanti sull’economia mondiale.

Se a questo si aggiungesse anche il blocco dello Stretto di Hormuz, che conta per quasi un quinto degli scambi petroliferi globali, si rischierebbe una crisi energetica senza precedenti. Le forniture di petrolio si ridurrebbero drasticamente, con impatti immediati sui mercati internazionali.

Prezzi del petrolio alle stelle e rischio recessione nel 2024

Se le rotte nel Mar Rosso si interrompessero, il prezzo del petrolio potrebbe schizzare a livelli record. L’Arabia Saudita avverte che, se la crisi dovesse durare fino ad aprile 2024 senza una soluzione, il barile potrebbe superare i 180 dollari.

Prezzi così alti non solo causerebbero problemi immediati, ma potrebbero frenare la domanda globale di energia e, nei casi peggiori, spingere il mondo verso una recessione. Il Wall Street Journal mette in guardia su questo rischio.

L’ipotesi di un barile a 200 dollari, ventilata dall’Iran come risposta alle tensioni, è più concreta di quanto vogliano ammettere alcune autorità internazionali. Lo conferma anche Francesco Sassi, esperto di geopolitica dell’energia all’Università di Oslo. Servono misure per contenere i consumi energetici, come già visto tra il 2022 e il 2023, perché la crisi in corso potrebbe diventare ancora più grave e duratura.

Il Mar Rosso resta così uno snodo cruciale della geopolitica mondiale nel 2024. Ogni nuova scintilla rischia di compromettere i flussi di energia e merci. Governi e istituzioni internazionali seguono con attenzione, cercando di evitare un collasso economico e commerciale che andrebbe ben oltre i confini della regione.

Redazione

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