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Agenzia delle Entrate aggiorna le linee guida sull’adempimento collaborativo: novità su criptovalute e infrastrutture esclusive

Il 6 luglio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha messo sul tavolo un aggiornamento che cambia le regole del gioco. Due nuove schede tecniche entrano nel Tax Control Framework, uno strumento chiave per monitorare i rischi fiscali. A essere nel mirino, soprattutto le imprese che lavorano con criptovalute e diritti d’uso esclusivo su infrastrutture. La posta in gioco è alta: trasparenza e coerenza tra conti e tasse diventano obblighi stringenti. Le aziende, insomma, devono rivedere le loro procedure interne per stare al passo con queste novità, senza più margini di errore.

Nuove regole nel Tax Control Framework: cosa cambia per criptovalute e infrastrutture

Il provvedimento del 6 luglio amplia in modo significativo l’area di attenzione del Tax Control Framework nell’ambito dell’adempimento collaborativo. Due schede tecniche sono state introdotte per aiutare le imprese a riconoscere e gestire i rischi fiscali legati a operazioni che spesso richiedono valutazioni contabili complicate e variabili.

La prima riguarda le criptovalute, un settore in rapida crescita ma ancora difficile da inquadrare nei tradizionali sistemi di controllo fiscale. La seconda riguarda i contratti che prevedono diritti d’uso esclusivo su infrastrutture di proprietà di terzi, un tema particolarmente importante per le aziende che gestiscono impianti complessi o reti dedicate. L’obiettivo è rendere più rigorose le analisi dei rischi, spingendo gli operatori a documentare con precisione scelte e criteri adottati.

Dietro questa stretta c’è la volontà di evitare incertezze e interpretazioni sbagliate, che spesso emergono quando si applicano i principi contabili nazionali a strumenti finanziari nuovi o a contratti di canone complessi.

Criptovalute in bilancio: cosa dice la nuova scheda sull’OIC 24 e quali sono le conseguenze fiscali

La nuova scheda sul trattamento delle criptovalute chiarisce come inserirle correttamente nel bilancio aziendale. Se rientrano nei criteri dell’OIC 24, possono essere classificate come immobilizzazioni immateriali, anche se non sono né beni materiali né denaro.

Per le aziende diventa fondamentale non solo registrare le criptovalute in modo corretto, ma anche dimostrare di aver seguito un percorso chiaro e documentato nella loro valutazione. Il Tax Control Framework richiede di dettagliare la policy contabile adottata, i criteri per definire il valore iniziale, eventuali svalutazioni e, soprattutto, i controlli fatti per accertare la possibilità di recuperare il valore nel tempo.

Va inoltre spiegato con chiarezza come le scelte contabili influenzino la tassazione, così da rendere ogni passaggio trasparente e controllabile dall’Agenzia. Questo serve a ridurre i dubbi su un’area ancora in evoluzione, dove la normativa e la prassi contabile non sono ancora del tutto consolidate. In pratica, la gestione delle criptovalute ha un impatto diretto sulla base imponibile e sulle percentuali di deducibilità o tassazione.

Diritti d’uso esclusivo su infrastrutture: come evitare rischi fiscali nei contratti a lungo termine

La seconda scheda aggiorna il controllo sui diritti d’uso esclusivo su infrastrutture o beni di proprietà di terzi. Si tratta di contratti che concedono a un’azienda il diritto di usare impianti, reti o altre strutture dedicate, spesso per periodi lunghi e con valori rilevanti.

L’OIC 12 fornisce la base per il trattamento contabile: i costi legati all’uso di beni di terzi vanno rilevati nella voce B8 del conto economico. La scheda spinge le imprese a monitorare con attenzione la natura del contratto, la durata dell’esclusività, il modo in cui si calcolano i canoni e la corretta imputazione economica di questi costi.

Nel controllo fiscale, è fondamentale che tutta la documentazione a supporto dell’operazione sia chiara e disponibile, per evitare ricostruzioni a posteriori che possono complicare i rapporti con l’Amministrazione finanziaria. Il rischio più grande è una qualificazione sbagliata o una mancata rilevazione di costi e ricavi, che può portare a contestazioni o sanzioni.

Le aziende devono quindi mettere a punto procedure interne solide, con ruoli e responsabilità ben definiti, per garantire la tracciabilità dell’operazione e l’allineamento tra contabilità e fiscalità.

Rivedere la mappa dei rischi fiscali: il nuovo passo per le imprese

Con queste due nuove schede, le imprese sono chiamate a rivedere la loro mappa dei rischi fiscali, uno strumento chiave per la governance interna e per mantenere buoni rapporti con l’Agenzia delle Entrate.

Per le criptovalute, il controllo dovrà confermare che l’OIC 24 sia applicato correttamente e che la documentazione sulla policy contabile, i criteri di valutazione e i test di recuperabilità sia completa e aggiornata, sempre tenendo conto delle ricadute fiscali.

Per i diritti d’uso esclusivi su infrastrutture, l’attenzione dovrà concentrarsi sui contratti, sulla durata, sull’imputazione dei canoni e sulla documentazione, per assicurare chiarezza e rispetto delle regole fiscali.

Queste novità impongono anche un aggiornamento dei flussi informativi interni e una precisa definizione delle responsabilità, che devono emergere chiaramente nel documento TCF rivisto. Saper dimostrare in modo preciso e completo come si gestiscono i rischi fiscali è ormai indispensabile per chi vuole aderire all’adempimento collaborativo e limitare il rischio di contestazioni.

L’evoluzione degli strumenti di controllo dell’Agenzia conferma la strada verso una fiscalità sempre più digitale e trasparente, soprattutto nelle zone meno chiare legate alle nuove tecnologie e ai contratti complessi. Le aziende italiane dovranno adattarsi, aggiornando le procedure interne e adottando criteri più rigorosi e documentati, per evitare rischi e restare in regola nel 2026 e negli anni a venire.

Redazione

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