Yemen
Denominazione ufficiale:
al-Jumhuriyya al-yamaniyya – Republic of Yemen
Capitale:
San'a
Popolazione:
24.133.492 (stima luglio 2011). (Fonte: CIA Factbook)
Lingue:
La lingua ufficiale è l’arabo (art. 2 della Costituzione del 1994).
Religioni:
La religione di Stato è l’islam (art. 2 della Costituzione), praticato secondo il rito sunnita (55% della popolazione) e sciita zaydita (45% della popolazione). Sono presenti poche migliaia di ismailiti nel nord del paese, una ridotta minoranza cristiana (3.000 individui) e poche centinaia di ebrei. (Fonte: International Religious Freedom Report, 2010)
Forma di governo:
Repubblica presidenziale. Lo Yemen è nominalmente la sola democrazia rappresentativa della Penisola arabica, con l’elezione diretta di Presidente e Parlamento. Il partito presidenziale (General People’s Congress, GPC) ha finora goduto di una maggioranza parlamentare dominante.
Capo dello Stato :
Fino al 23 novembre 2011, Ali Abdullah Salih, presidente dall’unificazione di Yemen del Nord e del Sud nel 1990. Costretto a dimettersi, Salih ha nominato provvisoriamente Abdarabuh Mansur Hadi, vice-presidente dal 1994, alla guida del paese.
Potere legislativo:
Parlamento bicamerale, formato da un Consiglio della shurà (11 seggi, i cui membri sono nominati dal Presidente) e da una Camera dei rappresentanti (301 seggi, membri eletti dal voto popolare per un mandato di 8 anni).
Potere esecutivo:
Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei ministri, nominato dal Presidente su indicazione del Primo ministro (il 20 marzo 2011, Ali Abdullah Salih ha destituito il Consiglio dei ministri). Il Presidente nomina il vice-Presidente, il Primo ministro e il vice-Primo ministro.
Cronologia:
1918, ottobre: L’imam zaydita Yahya Muhammad dichiara l’indipendenza dello Yemen settentrionale a seguito del crollo dell’Impero ottomano di cui la regione era tornata a far parte nel 1871.
1926: Yahya Muhammad si autoproclama re del Regno mutawakkilita dello Yemen.
1937: Nella parte meridionale dello Yemen, dove a partire dal 1839 la Gran Bretagna aveva esteso la sua autorità, Aden viene proclamata Colonia della Corona britannica.
1947, settembre: Lo Yemen settentrionale è ammesso all’ONU. Nel 1945 era stato fra gli Stati fondatori della Lega Araba.
1947, settembre: Lo Yemen settentrionale è ammesso all’ONU. Nel 1945 era stato fra gli Stati fondatori della Lega Araba.
1958: Lo Yemen settentrionale si unisce a Egitto e Siria nella Repubblica araba unita (RAU). Il fallimento dell’unione ne decreta la fine nel 1961.
1962: Ribelli nazionalisti, armati dal presidente egiziano Nasser, depongono la monarchia mutawakkilita dello Yemen settentrionale. L’Arabia saudita e la Giordania sosterranno la resistenza armata filo-monarchica nel conflitto che la oppone alle forze nazionaliste filo-nasseriste, fino al 1970.
14 dicembre 1967: Dopo essersi affrancato dal dominio britannico, lo Yemen del Sud entra a far parte dell’ONU, con la denominazione di “Democratic Yemen”.
1970: L’Arabia saudita riconosce la Repubblica Araba dello Yemen del Nord. Nello Yemen del Sud il Fronte di Liberazione Nazionale stabilisce il controllo sul paese instaurando la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, primo ed unico esempio di stato marxista-leninista arabo.
1972: Le due repubbliche yemenite concordano la futura unificazione. Poco dopo, tuttavia, scoppia un conflitto fra i due Stati, armati dall’Arabia saudita (Nord) e dall’Urss (Sud). Il conflitto si conclude nello stesso anno con la firma dell’Accordo del Cairo che riconferma la futura unificazione.
1979: Riprende il conflitto fra le due repubbliche. La mediazione della Lega araba conduce nello stesso anno a un nuovo accordo per l’unificazione. Abdul Fattah Isma’il, contrario all’unificazione, andrà in esilio in Urss l’anno successivo.
1986: Violenti scontri fra i sostenitori del presidente dello Yemen del Sud, Ali Nasir Muhammad, e quelli del suo predecessore Abdul Fattah Isma’il, rientrato nel paese. Nessuna delle due fazioni prevale e il potere è preso da Ali Salim al-Baidh.
1989, novembre: I leader delle due repubbliche yemenite, Ali Adbullah Salih (Yemen del Nord) e Ali Salim al-Baidh (Yemen del Sud) concordano una bozza costituzionale unitaria.
1990, maggio: Unificazione dello stato yemenita, con il nome di “Repubblica dello Yemen” e proclamazione di una nuova Costituzione. Presidente è Ali Abdullah Salih, vice-presidente Ali Salim al-Baidh.
1993, aprile: Prime elezioni dall’unificazione, dalle quali uscirà vincente l’ex presidente Ali Adbullah Salih, capo del partito del Congresso Generale del popolo (nordista). In corsa anche il Partito Socialista del Sud, e il minoritario Islah, di matrice islamica, attivo al nord.
1993, agosto: Il vice-presidente Al-Baidh si ritira ad Aden, denunciando il processo di emarginazione che stava subendo il sud del paese e l’imminente attacco da parte dell’esercito del nord (l’integrazione fra i due eserciti, del nord e del sud, non era infatti mai avvenuta).
1994, aprile-luglio: Guerra civile in Yemen. Gli scontri iniziano il 27 aprile in Amran, nei pressi di San‘a, e si concludono il 7 luglio con la cattura di Ali Nasir Muhammad Husani, ex presidente della Repubblica Democratica Popolare e figura di assoluta rilevanza strategica nella guerra civile, da parte dell’esercito del Nord, che si era imposto nella zona meridionale, reprimendo le rivolte che avevano le loro roccaforti ad Aden e Mukalla. Nello stesso anno, una modifica costituzionale introduce la shari‘a come fonte primaria della legislazione.
2000, aprile: Incontro a Washington tra Salih e il presidente USA Clinton. E’ il punto di svolta delle relazioni diplomatiche tra i due Stati, fino a quel momento ostili.
2000, giugno: Trattato di Jeddah. Yemen e Arabia Saudita pongono fine alla questione annosa della definizione dei confini, motivo di tensione tra i due stati.
2000, ottobre: Attacco suicida nel porto di Aden, ai danni del cacciatorpediniere Usa Cole. La firma è di Al-Qa‘ida. Il giorno successivo, il 13 ottobre, attentato terroristico contro l’ambasciata britannica a San‘a, anche questo attribuito ad al-Qa‘ida.
2001, febbraio: Referendum costituzionale approvato dal 78,6% dei votanti, con una affluenza alle urne del 36,1%. Con esso si estende il mandato presidenziale da 5 a 7 anni, il mandato parlamentare da 4 a 6 anni e si decreta la creazione di una seconda camera parlamentare nominata dal Presidente.
2001, novembre: Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, il presidente Salih si reca negli USA per associarsi alla guerra contro il terrorismo.
2004, giugno-agosto: Al nord, l’esercito governativo reprime i sostenitori del dissidente religioso Husayn Badreddin al-Huti, capo della comunità zaydita. Le vittime sono stimate fra 80 e 600 morti.
2004, settembre: Forze governative uccidono Husayn al-Huti. La ribellione, che passa nelle mani del fratello di al-Huti, Abd al-Malik, prosegue con alterne vicende fino ad oggi.
2006, settembre: Le elezioni assegnano al presidente Saleh un nuovo mandato settennale.
2008, settembre: Una serie di attentati terroristici contro obiettivi occidentali culmina in un nuovo attacco contro l’ambasciata britannica a San’a.
2009, ottobre: Scontri alla frontiera fra ribelli settentrionali e esercito saudita. I ribelli accusano i sauditi di appoggiare le forze governative.
2010, gennaio: Il governa firma un cessate-il fuoco con i ribelli settentrionali. Poco dopo, il conflitto riprende.
2010, ottobre: Su un cargo aereo diretto in USA è intercettato un plico esplosivo di origine yemenita.
2011, gennaio: Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, in visita in Yemen, esprime preoccupazione per le attività di Al-Qa‘ida nel paese.
2011, marzo: Inizio delle manifestazioni anti-governative. Molti membri del governo passano dal lato dei rivoltosi, mentre il Presidente Salih proclama lo stato di emergenza.
2011, maggio-giugno: La polizia attacca i rivoltosi a San‘a, provocando numerose vittime. L’aeroporto viene chiuso. Salih è ferito in un attacco e lascia temporaneamente il paese, dove farà ritorno a settembre.
2011, ottobre: L’attivista yemenita per i diritti umani Tawakkul Qarman vince il Nobel per la Pace. Il 21 ottobre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite richiede, nella Risoluzione 2014, la cessazione della repressione armata della rivolta e l’intervento del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in vista della ripresa del processo.
2011, novembre: Salih trasferisce i poteri presidenziali al vice-presidente Abdarabuh Mansur Hadi, con un accordo patrocinato dagli altri stati della Penisola arabica e firmato a Riyadh. Le nuove elezioni saranno anticipate al febbraio 2012.
(a cura di Valeria Resta)
Riferimenti:
Victoria Clark, Yemen. Dancing on the Head of Snakes, Yale U.P., New Haven (Ct.), 2010
Robin Bidwell, The Two Yemens, Westview Press, Boulder (Co.), 1982

