Yemen: Saleh firma ma poi rimane

Dopo mesi di impegni disattesi il presidente dello Yemen, Ali Abdallah Saleh, ha accettato il piano del Consiglio di Cooperazione del Golfo per il passaggio dei poteri. La firma è stata apposta a Ryad. Ma il presidente è ancora lui e l'immunità, per lui e per i membri della sua famiglia, è stata garantita.

 

di Maria Letizia Perugini

 

 

Dopo mesi di impegni mai onorati il presidente dello Yemen, Ali Abdallah Saleh, ha deciso di accettare il piano per il passaggio di poteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo firmato in Arabia Saudita alla presenza del re saudita Abdullah. La missione dell'inviato Onu quindi ha avuto successo. O forse no, dato che il presidente non se ne va. 

Saleh resterà al potere come "presidente onorario" per altri 90 giorni durante i quali il suo vice, Abdul Rab Mansur al-Hadi, avrà il compito di indire e far svolgere le nuove elezioni. Inoltre, come già deciso e criticato da più parti,  il presidente vedrà garantita l'immunità per sé e per i suoi parenti.

Dopo la firma, tra l'altro, Saleh ha annunciato di avere intenzione di volare negli Stati Uniti per continuare le cure iniziate proprio in Arabia Saudita in seguito all’attentato subito lo scorso giugno. Già allora la permaneza nel vicino paese saudita si era prolungata, diventando una scusa per allungare i tempi per la cessione del potere; anche questa volta la mossa viene letta come un tentativo per sondare la disponibilità americana a trovare un compromesso.

Il timore è che Saleh, messo alle strette dalla comunità internazionale e dalla minaccia di congelamento dei suoi beni, abbia deciso alla fine di firmare il piano, comunque molto vantaggioso per lui, e intanto prendere tempo. In questo modo avrebbe la possibilità di negoziare ancora e possibilmente evitare di rispettare i tempi dettati dal piano stesso.

Le parole pronunciate contestualmente alla firma infatti non sembrano quelle di un presidente deposto: Saleh si è detto disposto a cooperare con il nuovo governo che nascerà accogliendo l'opposizione, e ha invitato tutti gli yemeniti a diventare parte attiva della ricostruzione del paese dilaniato dal conflitto interno.

Le reazioni nel paese alla notizia sono state duplici.

Da una parte il malcontento delle truppe ancora fedeli al presidente che hanno visto tradita la loro resistenza e fedeltà. Dall'altra l'insoddisfazione delle opposizioni. La concessione dell'immunità viene vista infatti dai giovani della "primavera" come un inganno alla giustizia. “Vogliamo vedere Saleh processato, questo è fondamentale per tutti i ragazzi che hanno perso la vita in questi mesi", hanno dichiarato.

In Change Square, la piazza simbolo della rivolta, i manifestanti non hanno fatto nessun passo per smantellare le tende. "Questo accordo non risolve il vero problema dello Yemen" - dice il dott. Tariq Noman, un chirurgo cardiaco che ha stabilito un ospedale da campo vicino alla moschea - "e non fa nulla per fermare la corruzione e gli abusi di potere".

L'accordo non fa cenno alla sorte dei membri della famiglia di Saleh che, da soli, controllano il grosso dell'economia del paese, i media e le forze armate. "Se queste persone rimangono non migliorerà niente, abbiamo bisogno di azioni reali per muovere verso la democrazia e abbiamo bisogno di pace in Yemen, ma da questa situazione non ci aspettiamo nulla di positivo", ha dichiarato ancora Noman.

24 novembre 2011