Yemen: nel 2011 record di rifugiati e migranti attraverso il Golfo di Aden

Il 2011 si è chiuso con la cifra record di 103 mila tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti, che dal Corno d’Africa hanno affrontato la pericolosa traversata del Golfo di Aden e del Mar Rosso per arrivare nello Yemen, nonostante la crescente instabilità e il peggioramento delle condizioni di sicurezza nel paese della Penisola arabica.

 

 

di Francesca Manfroni

 

Lo scorso anno si è avuto un aumento quasi del 100% rispetto al 2010, quando 53 mila esseri umani avevano rischiato la vita in quello stesso tratto di mare.

Come sottolinea l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il precedente record risaliva al 2009, con 78 mila persone. 

Tra coloro che hanno compiuto la traversata lo scorso anno, si contano però oltre 130 vittime accertate per annegamento. 

La maggior parte dei nuovi arrivati raggiunge le coste dello Yemen in condizioni veramente disperate: disidratati, malnutriti e spesso in stato di choc. Coloro che attraversano il Mar Rosso e il Golfo di Aden devono infatti affrontare enormi rischi e sfide in ogni fase del loro viaggio: nei loro paesi d’origine, durante il transito, all’arrivo in Yemen e dopo.

Sono vittime di violenza fisica, sessuale e tratta. Una volta arrivati nella penisola non hanno un adeguato accesso ai servizi di base, dall’alloggio al cibo, passando per le cure mediche d’emergenza. 
 
Gli ultimi dati mostrano inoltre un significativo aumento nel numero di cittadini etiopici: attualmente i tre quarti del totale. Fino al 2008 la maggioranza delle persone che affrontava la traversata era invece costituita da rifugiati somali in fuga dalla violenza e dagli abusi dei diritti umani nel proprio paese.

La tendenza è mutata nel 2009, quando gli etiopi sono diventati la maggioranza. 

Ciò singnifica che al loro arrivo nello Yemen, i somali sono automaticamente riconosciuti come rifugiati, mentre gli etiopi, nel timore di essere sottoposti a detenzione e deportati i migranti, evitano il contatto con le autorità, cercando di raggiungere gli altri stati del Golfo. E per loro la norma è subire furti, abusi ed estorsioni per mano di contrabbandieri e trafficanti. 

L’UNHCR denuncia in particolare un episodio avvenuto il 13 gennaio nel governatorato di Taiz, in cui 3 etiopi sono stati uccisi da trafficanti attivi lungo le coste yemenite del Mar Rosso. Agli etiopi - dicono le prime informazioni - sarebbe stato sparato mentre tentavano di fuggire dai trafficanti che stavano cercando di estorcere loro del denaro. I corpi sono stati lasciati alle porte del villaggio di Al-Dhubai.

Queste tragiche morti evidenziano i gravi rischi che i rifugiati, i potenziali richiedenti asilo e i migranti africani, corrono nell’attraversare il Golfo di Aden o il Mar Rosso. L’UNHCR auspica quindi che le autorità yemenite trovino i responsabili del crimine e li assicurino alla giustizia. 

Ma la situazione nello Yemen sta peggiorando: l’instabilità e la ridotta presenza della polizia danno infatti ai trafficanti di esseri umani e ai contrabbandieri ancora più margine di azione.

Ciò spesso impedisce anche i pattugliamenti lungo le coste yemenite da parte degli operatori umanitari che cercano di raggiungere i nuovi arrivi prima dei trafficanti.

Continuano ad arrivare, poi, notizie di rapimenti di migranti o rifugiati, soprattutto per fini di riscatto o estorsione. L'obiettivo principale sembrano essere gli etiopi ma è stato registrato anche il rapimento di alcuni rifugiati somali. 

L’incidenza di abusi violenti fisici e sessuali su rifugiati e migranti da parte dei trafficanti - in mare o sulla terraferma - costituisce un’ulteriore tendenza preoccupante.

 

22 gennaio 2012