Yemen: liberate il giornalista Abdulelah Hider Shaea, domenica proteste davanti all'ambasciata Usa
Abdulelah Hider Shaea è stato imprigionato nel 2010, con l'accusa di essere un "cronista anti-governativo". Il Committee to protect journalists ha lanciato ieri un appello per salvarlo, dal momento che la sua salute sta drammaticamente peggiorando, da quando ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione. Domenica attese proteste contro l'ambasciata americana.
di Francesca Manfroni
Shaea è un giornalista freelance che ha lavorato anche per Al-Jazeera, ma è noto soprattutto per le sue critiche contro la politica antiterrorismo del governo yemenita e per aver intervistato alti quadri di al-Qaeda.
"Siamo preoccupati per Shaea e consideriamo le autorità yemenite direttamente responsabili per la sua salute", ha affermato Robert Mahoney, vice direttore del CPJ. "Chiediamo ai funzionari di Sana'a rilasciarlo immediatamente e rispettare la libertà di stampa".
Martedì scorso, più di 140 giornalisti e attivisti hanno firmato una petizione per la sua liberazione. Il sindacato dei giornalisti yemeniti ha poi indetto una protesta di massa per domenica prossima, davanti all'ambasciata statunitense.
Il giornalista, che sta scontando un periodo di cinque anni di carcere con l'accusa di favoreggiamento del terrorismo, nel febbraio del 2011 era stato 'perdonato' dal presidente Ali Abdullah Saleh, ma il duro intervento dell'americano Barack Obama contro la sua liberazione lo ha riportato immediatamente in carcere.
Fermato a bordo di un taxi da un gruppo di uomini armati, Shaea è stato torturato durante tutte le cinque ore di interrogatorio, e quindi costretto a firmare (con il pollice) un documento che non ha potuto leggere.
16 febbario 2012
Nel rapporto di Front Line, il 2011 viene dedicato alla libertà di riunione. È stato questo il diritto maggiormente messo in discussione nel corso dell’anno appena trascorso, ed è proprio questo il diritto che ha permesso ai difensori dei diritti umani di esprimersi. Un diritto che è stato conquistato e riaffermato con la forza del popolo, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa.
“Saleh ha certamente diritto di ricevere le cure mediche di cui necessita, ma lui e i suoi collaboratori non hanno alcun diritto a un’immunità che li metta al riparo dai processi per crimini internazionali”. In questo rapporto Human Rights Watch denuncia l’incubo vissuto per molti mesi dai dimostranti yemeniti.
L’ong francese Reportes sans Frontières ha pubblicato la classifica sulla libertà di stampa nel mondo. Per quanto riguarda il Medio Oriente ci sono delle sorprese: alcuni paesi hanno fatto balzi in avanti, altri sono precipitati indietro e qualcuno è rimasto al proprio posto, sordo ai venti di cambiamento. Sta di fatto che mai come nel 2011 l'informazione è stata così tanto legata a doppio filo con la democrazia.
I venti della 'Primavera' non soffieranno sulla penisola araba, almeno per ora. Secondo il giornalista Sooud Sultan Al Qassemi esiste una rete di interessi così potente da resistere a ogni tentativo di riforma politica, fatta di tribù, religione, monopoli e giornalisti asserviti al potere.
L’enciclopedico rapporto pubblicato ogni anno da Human Rights Watch, summa del monitoraggio dei diritti umani nel mondo nell’anno appena trascorso, stavolta si apre con un’introduzione sulla Primavera Araba. Evidentemente i fatti mediorientali e nordafricani sono stati straordinari non solo da punto di vista politico, ma anche da quello del rispetto dei diritti dell’uomo.
Il settore umanitario invoca a gran voce l'intervento della comunità internazionale, affinchè lo Yemen non diventi un’altra catastrofe umanitaria evitabile. Il tasso di malnutrizione infantile continua a crescere ed oggi è tra i più alti al mondo. I disordini politici degli ultimi mesi hanno annullato dieci anni di lavoro per salvare i bambini yemeniti.
La testimonianza di Ala al-Din Hussein al-Baradduni*, pittore yemenita 'dissidente'. Da brillante promessa nel panorama artistico arabo, Ala al-Din ha progressivamente assunto la figura di artista scomodo, “cantore degli emarginati”, per questo è stato costretto a lasciare il proprio paese. Dalle parole di questo esule, tutta la disillusione per una rivolta che ormai è solo un lontano ricordo.
Forse qualcosa potrebbe cambiare davvero. Saleh è riuscito a mantenere il suo posto da presidente dello Yemen, anche se si tratta solo di una carica onorifica. In attesa delle elezioni di febbraio, e come da accordi con il Consiglio di cooperazione del Golfo, il dittatore è ora alla ricerca di un posto per proseguire le sue cure, ma il 'sogno americano' sembra allontanarsi.
Il primo provvedimento del nuovo governo yemenita sembra studiato per 'rabbonire' la piazza. L'annuncio del rilascio dei prigionieri della 'primavera' potrebbe essere il primo passo per la riconciliazione nazionale. Ma i dimostranti chiedono 'vera' giustizia, mentre sul piano internazionale nulla sembra cambiare.