Usa/Onu: al Palazzo di Vetro é battaglia sui droni

Da qualche mese, le pressioni dei funzionari Onu sul governo statunitense per limitare l'usoindiscriminato dei droni in territori non direttamente collegati alla 'guerra globale contro il terrorismo', sono sempre più espliciti. Christof Heyns, relatore speciale delle Nazioni Unite, ha denunciato come il governo di Washington, effettuando attacchi con aerei senza pilota stia infrangendo il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani.

 

 

 

di Nino Orto

 

 

Un aereo senza equipaggio (UAV), comunemente noto come drone, è un velivolo senza pilota che può essere gestito autonomamente da un computer interno oppure tramite controllo remoto.

Può essere utilizzato per il monitoraggio e la sorveglianza del territorio, per la prevenzione di attività ostili, nonché per bombardamenti mirati.

Negli ultimi anni si è affermato come fondamentale strumento di supporto delle truppe occidentali in teatri di conflitto e come prezioso strumento per la prevenzione dagli attacchi da parte dei 'nemici'.

Tuttavia, le numerose vittime civili causate dai bombardamenti dei droni hanno riacceso le polemiche sull'opportunità di impiegarlo in questi contesti.

Anche l'Italia vanta sei droni Predator A-plus e sei Predator B (entrambi i modelli utilizzati solo per la ricognizione), e fa parte della schiera di nazioni occidentali che hanno adottato questa nuovo modo di gestire i conflitti.

La dichiarazione del funzionario Onu nasce da una complessa negoziazione che dura da anni e che vede coinvolti i paesi maggiormente colpiti da questo tipo di bombardamenti (Pakistan, Yemen, Sudan, Afghanistan), l’Onu, e il governo statunitense.

Da ormai molto tempo si cerca far rientrare l’utilizzo dei droni nell’ambito della legislazione internazionale ma, la ferma opposizione di Washington, non ha finora prodotto risultati concreti.

La ACLU stima che dal 2002 in Pakistan, Yemen e Somalia, ben quattromila persone sono state uccise dai droni statunitensi. Di questi, una percentuale significativa erano civili.

L'ambasciatore pakistano ha più volte denunciato in sede Onu la perdita costante di vite umane a causa dell’utilizzo di velivoli senza pilota, criticando fortemente la politica americana nel suo paese.

"Troviamo l'uso dei droni essere totalmente controproducente nella guerra contro il terrorismo e riteniamo che tale strategia causi maggiori livelli di violenza, piuttosto che una loro riduzione", ha dichiarato il numero uno della diplomazia di Islamabad.

La quantità di raid e morti sono aumentati in maniera significativa dall’insediamento di Barack Obama, ovvero da quando il presidente ha elevato al primo posto della sua strategia di guerra la campagna dei droni targata CIA.

L’amministrazione statunitense ha adottato da tempo una definizione ancora più ampia di ciò che costituisce una minaccia terroristica che può essere ritenuta un obiettivo militare, ed il costante aumento di attacchi aerei con droni in Yemen e Pakistan ne è la riprova. 

Molti diplomatici ed esperti del settore invece, come ad esempio Ted R. Bromund, ricercatore senior presso la Fondazione Heritage, sono sempre più convinti che la classificazione del conflitto come guerra convenzionale serva solo ad evitare al Pentagono le stringenti leggi internazionali sul tema dei diritti umani e della protezione dei civili.

Fino a quando la dottrina dominante di Washington sarà quella di svincolare le proprie forze armate dalla legislazione internazionale e non sottoporle a nessun controllo di tipo normativo, appare impossibile far rientrare l’uso dei droni all’interno delle normative vigenti.

 

 

26 giugno 2012