Una nuova sentenza di morte dalla Corte militare di Gaza, l'appello del PCHR

Mercoledì 11 gennaio, la Corte militare permanente ha condannato a morte per impiccagione A.M.A., 48 anni, nato a Gaza City. L'uomo è stato dichiarato "colpevole di collaborazione con parti politiche avversarie e di complicità in assassinio", in violazione del Codice penale rivoluzionario palestinese del 1979.

 

 

di Marcella Pasquini

 

Secondo le informazioni a disposizione del PCHR (Palestinian centre for human rights), che si batte per il rispetto dei diritti umani a Gaza e in Palestina, questa è la prima sentenza di morte emessa nel 2012 dalla suddetta Corte.

In tal modo, il numero totale delle condanne a morte emesse dall’Autorità nazionale palestinese (ANP) a partire dal 1994 tocca quota 122, di cui 25 sono state riguardano la West Bank e 97 la Striscia di Gaza.

Di quest’ultime, ben 36 sono state emesse a partire dal 2007. 

Occorre sottolineare che l’applicazione da parte dell’ANP del Codice penale rivoluzionario, approvato  dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) nel 1979, è incostituzionale poiché non presentato né approvato dall’assemblea legislativa.

Per questo motivo, sin dal 1995 il PCHR ne ha ripetutamente richiesto l’abolizione, come pure la sospensione, in quanto viola gli standard internazionali di trasparenza processuale e le norme sul rispetto dei diritti umani, in particolar modo la Dichiarazione universale dei Diritti Umani (1948), il Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici (1966) e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura (1984).

Dopo quest'ultima condanna, il PCHR ribadisce la sua seria preoccupazione per l’applicazione della pena di morte nelle aree controllate dall’ANP, sollecitando l’immediata moratoria e appellandosi al presidente palestinese Mahmoud Abbas affinché egli non ratifichi tale crudele e inumana pena.

Specifica inoltre che una tale decisione non è da intendersi come uno sgravio di pena nei confronti di chi si sia macchiato di gravi crimini, ma deve comportare la ricerca e l’applicazione di pene che siano pesanti e deterrenti, ma allo stesso tempo rispettose della vita umana.

Infatti - continua il comunicato - fermo restando il diritto dell’Autorità palestinese a intervenire nei confronti di presunti colpevoli di tradimento, inclusi coloro che collaborano con le autorità di occupazione israeliane, occorre preservare prioritariamente il diritto del singolo individuo a un processo giusto e condotto in conformità agli standard delle leggi internazionali.

In conclusione, il PCHR sottolinea la necessità di rivedere l’intera legislazione relativa alla pena di morte - in particolare la legge n.74 del 1936 che resta in vigore nella Striscia di Gaza - e il Codice penale giordano - legge n.16 del 1960 ancora in vigore nella West Bank –, sollecitando l’emanazione di un codice penale unificato che sia in linea, dal punto di vista legale ed etico, con il diritto internazionali e con tutela dei diritti umani, in particolare prevedendo l’abolizione della pena di morte.

 

 

19 gennaio 2012