Turchia: un Premio Nobel a chi si batte per la libertà?
I parlamentari svedesi vorrebbero dare a Ragip Zarakolu il prestigioso Premio Nobel per la Pace. Giornalista, editore, scrittore e attivista dei diritti umani, come si legge nella richiesta inviata alla commissione, Zarakolu merita questo riconoscimento in quanto simbolo della lotta per la libertà di stampa e d’espressione in Turchia.
Il giornalista, in coppia con la sua defunta moglie Ayşe, ha sfidato le autorità di Ankara pubblicando libri sul genocidio armeno, sulla questione curda e su Mustafa Kemal Atatürk e l'Islam, quindi su tutti quegli argomenti considerati tabù in Turchia.
E nonostante la repressione e gli attacchi subiti, Zarakolu ha continuato a difendere la libertà di pensiero, contribuendo con il suo impegno alla riconciliazione tra culture.
Il Premio Nobel per la Pace spetterebbe a lui perché è diventato un bersaglio dello Stato grazie ai suoi sforzi per denunciare le violazioni ai danni delle minoranze: “Se la Turchia dovesse un giorno istituire una commissione sul diritto e la riconciliazione, Zarakolu dovrebbe diventarne il capo", hanno scritto i deputati svedesi.
Ragip Zarakolu è stato arrestato il 1° novembre 2011 nel contesto di una operazione contro l'Unione delle comunità curde (KCK), un'organizzazione fondata da Abdullah Öcalan, leader in carcere del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti ed Unione europea.
All’epoca, l'International publishers association (IPA), criticando aspramente il suo arresto, invocò per lui non la galera, ma il Premio Nobel.
Zarakolu ha ricevuto riconoscimenti dall'IPA sia nel 1998 che nel 2008, mentre nel 1995 e nel 2007 è stato insignito dalla Turkey Publishers Association. Nel 2003 è stato premiato dal ministero norvegese della Cultura e nel 2010 ha ricevuto il premio del National Library of Armenia.
7 febbraio 2012

Nei giorni scorsi il presidente dell’Assemblea parlamentare turca Cemil Ciçek ha ricevuto una lettera di propositi per la riforma costituzionale da un gruppo di bambini, in rappresentanza della Commissione per i diritti dell’infanzia. Nella missiva si formula una richiesta per un maggiore coinvolgimento dei più piccoli nel processo di riforme, con il sostegno dell’UNICEF.
Interessi economici, militari e finanziari tra Turchia e Unione Europea rallentano il processo per una risoluzione pacifica della questione curda. Si può parlare di una “doppia coscienza” dell'Ue? I diritti di 40 milioni di persone aspettano una risposta. Ecco l'appello lanciato ieri alla Camera dei deputati.
Quasi 190 giorni di isolamento da tutto e tutti: dai propri familiari e dai propri avvocati, di cui solo due sono rimasti in libertà mentre gli altri 33 che componevano il collegio di difesa sono dentro le celle turche con l’accusa di avere a vario titolo appoggiato la rete terroristica del PKK. Abdullah “Apo” Ocalan è da sei mesi in isolamento senza alcuna reale giustificazione. L’ultimo rifiuto da parte delle autorità turche di Imrali, alla richiesta dei legali di incontrare il leader curdo, è arrivato stamane, con la motivazione delle pessime condizioni meteo per raggiungere l’isola-carcere di Imrali.
Una petizione sta circolando in rete da qualche giorno e riguarda la causa di 17 ragazzi curdi, arrestati 4 mesi fa a Mersin, città turca dell'Anatolia meridionale, e ora in sciopero della fame per protesta contro il governo.
L'agenzia di stampa curda “Firat” ha pubblicato un articolo della giornalista Zeynep Kuray, in carcere dal 20 dicembre scorso, insieme ad altri 35 giornalisti, arrestati insieme a molti lavoratori dei media (49 in tutto), nel contesto della cosiddetta “operazione KCK”.
La Francia ha deciso: anche in Senato è passata la proposta di legge che condanna la negazione del genocidio armeno del 1915. La stampa turca a sua volta condanna il paese d'oltralpe. Storie di diritti umani, di ingressi in Europa e di presidenziali alle porte.
Quest’anno sono gli avvocati che lavorano in Turchia, in particolare quelli che difendono i diritti dei curdi a rappresentare un caso esemplare di persecuzione contro chi si batte per la difesa dei diritti umani. Domani si protesta a Roma e Milano.
"I rifugiati kurdi in Italia si rivolgono agli Stati Uniti per chiedere di abbandonare il sostegno alla Turchia nella guerra sporca contro il popolo kurdo". E' questo il messaggio lanciato nel comunicato stampa diffuso da UiKi Onlus - l'Ufficio di informazione del Kurdistan.
Arresti e fermi compiuti senza prove nei confronti di dissidenti politici, intimidazioni a giornalisti e attivisti, censure dalla stampa al web. Scene di ordinaria repressione in un paese che agli occhi dell’Europa e del mondo rappresenta un’alternativa credibile ai regimi arabi appena deposti. Per la Turchia però si prospetta un 2012 pieno d’incertezze. Ad un anno esatto dalle prime rivolte che soffiarono sul Mediterraneo, la questione curda potrebbe innescare lo stesso processo.