Turchia: trattamenti medici negati alle donne curde, ora due detenute rischiano la vita
L'agenzia di stampa curda “Firat” ha pubblicato un articolo della giornalista Zeynep Kuray, in carcere dal 20 dicembre scorso, insieme ad altri 35 giornalisti, arrestati insieme a molti lavoratori dei media (49 in tutto), nel contesto della cosiddetta “operazione KCK”.
di Paola Sarappa
Secondo quanto riportato da Zeynep (due giorni fa), detenuta nel carcere femminile di Bakırköy, i comandanti del carcere sarebbero colpevoli di violenze nei confronti dei prigionieri politici.
Dopo le vessazioni subite dalla detenuta Songül Çelik, membro del KCK (Unione delle comunità curde), a cui è stato arbitrariamente reso impossibile il trattamento medico, questa volta l'assistenza sanitaria è stata arbitrariamente negata alla paziente cardiopatica e con insufficienza renale Yasemin Karadağ.
La prigioniera Karadağ, del DHKP/C (Partito e Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo turco) è stata sottoposta a una serie di maltrattamenti illeciti, dopo aver chiesto di essere trasportata in ospedale con il mezzo utilizzato per i prigionieri politici, invece che con quello destinato ai detenuti ordinari.
Lo scorso 11 gennaio la donna è stata picchiata e messa in una cella di isolamento, secondo gli ordini di un comandante, che l'accusava di essere una 'terrorista'.
Le ripetute provocazioni ai danni della detenuta hanno però scatenato la protesta dei prigionieri politici del suo reparto, che hanno presentato una petizione contro il comandante (per ora è noto solo il suo nome, Çiğdem).
La prigioniera Songül Çelik, di cui si è accennato all'inizio, corre ora il serio rischio di morire di cancro se non verrà prontamente curata a entrambi i seni.
Il trattamento è stato interrotto perché il comandante si è rifiutato di allontanarsi dalla sala d'esame, impedendo di conseguenza al medico di proseguire gli accertamenti, e violando il Triplo protocollo riguardante il trattamento dei detenuti.
Secondo il protocollo, i soldati dovrebbero infatti fermarsi a una distanza tale da non poter vedere né udire il detenuto-paziente durante il controllo medico. Çelik ha già presentato denuncia all'amministrazione penitenziaria, sottolineando che la riterrà responsabile dell'aggravarsi della sua malattia.
31 gennaio 2012

L’enciclopedico rapporto pubblicato ogni anno da Human Rights Watch, summa del monitoraggio dei diritti umani nel mondo nell’anno appena trascorso, stavolta si apre con un’introduzione sulla Primavera Araba. Evidentemente i fatti mediorientali e nordafricani sono stati straordinari non solo da punto di vista politico, ma anche da quello del rispetto dei diritti dell’uomo.
Quest’anno sono gli avvocati che lavorano in Turchia, in particolare quelli che difendono i diritti dei curdi a rappresentare un caso esemplare di persecuzione contro chi si batte per la difesa dei diritti umani. Domani si protesta a Roma e Milano.
"I rifugiati kurdi in Italia si rivolgono agli Stati Uniti per chiedere di abbandonare il sostegno alla Turchia nella guerra sporca contro il popolo kurdo". E' questo il messaggio lanciato nel comunicato stampa diffuso da UiKi Onlus - l'Ufficio di informazione del Kurdistan.
Arresti e fermi compiuti senza prove nei confronti di dissidenti politici, intimidazioni a giornalisti e attivisti, censure dalla stampa al web. Scene di ordinaria repressione in un paese che agli occhi dell’Europa e del mondo rappresenta un’alternativa credibile ai regimi arabi appena deposti. Per la Turchia però si prospetta un 2012 pieno d’incertezze. Ad un anno esatto dalle prime rivolte che soffiarono sul Mediterraneo, la questione curda potrebbe innescare lo stesso processo.
Iniziata nel 2009, la 'Kck operation' va avanti ormai da 3 anni, ed Erdogan non sembra voler cedere. I rappresentanti del Bdp sostengono però che questa ossessione trascinerà il governo turco nel caos, sempre troppo occupato di perseguitare i curdi e gli oppositori di ogni estrazione.
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