Turchia: tra arresti e delle persecuzioni, "l'impero della paura" di Erdogan

Iniziata nel 2009, la 'Kck operation' va avanti ormai da 3 anni, ed Erdogan non sembra voler cedere. I rappresentanti del Bdp sostengono però che questa ossessione trascinerà il governo turco nel caos, sempre troppo occupato di perseguitare i curdi e gli oppositori di ogni estrazione.

 

 

 

 

di Maria Letizia Perugini

Ancora arresti di massa in numerose città. E gli obiettivi di raid delle forze di sicurezza turche sono sempre gli stessi: i politici del Partito della pace e della democrazia (Bdp), studiosi e intellettuali, così come attivisti della causa curda.

Nei giorni scorsi i centri abitati interessati dai raid militari sono state 11, tra cui  anche Ankara e Istanbul.

Ancora una volta è stata presa di mira Layla Zana, storica leader del movimento curdo e deputata del Bdp. Ma al momento dell'irruzione degli soldati la donna non era in casa. Intervistata all’aeroporto di Istanbul ha avuto parole dure per i governanti turchi e di speranza per il suo popolo: “In questo paese anche i rappresentanti della stampa vengono arrestati. Tutti vivono nel terrore, nessuno ha il coraggio di esprimere il proprio pensiero. Viviamo in un ‘impero della paura’. Non so perchè sono entrati in casa, quella casa non è neanche la mia. Va bene, lasciateli cercare, io sono un rappresentante eletto di questo paese e continuerò a fare il mio lavoro”.

Secondo la deputata i risultati delle ultime elezioni generali del giugno 2011 sono stati un duro colpo per il governo turco. “La fiducia e la speranza del popolo curdo” ha detto, generate da quel successo, "stanno provocando questa dura reazione del potere centrale".

Della stessa opinione anche i due co-presidenti del Bdp, Selahattin Demirtaş e Gültan Kışanak, che in un comunicato stampa dichiarano: “La Turchia sta scivolando nel caos a causa del regime totalitario del governo dell’Akp. Non solo i politici curdi, ma anche i democratici turchi, gli avvocati i giornalisti, centinaia di studenti e membri di ong vengono incarcerati senza alcuna vera ragione. In particolare è la legge anti terrorismo, il codice penale turco e la legge di procedura penale che permettono agli inquirenti di arrestare curdi e oppositori senza alcuna prova”.

Intanto proprio ieri si è riaperto il processo che dovrebbe portare a giudizio tutti gli arrestati della Kck operation, ma che non avrà mai fine.

Iniziato nell’ottobre 2010, è stato costantemente rimandato per vari problemi di procedura, primo fra tutti quello della lingua. L’ultima udienza si era tenuta prima di Natale, e da allora gli imputati restano in carcere in attesa di un giudizio. 

 

17 gennaio 2012