Turchia: ora la morte arriva dal cielo e dalla terra
Non c'è pace per il popolo curdo. Mentre arrivano le notizie dell'uccisione di 49 ribelli curdi per mano turca nella provincia di Hakkari, al confine con l'Iraq, sull'altro versante, quello con l'Iran, si contano le vittime di uno dei più grandi terremoti degli ultimi anni in Turchia.
di Maria Letizia Perugini
Domenica una scossa di magnitudo 7.2 ha fatto tremare la provincia di Van, l'epicentro si trovava a a 19 chilometri a nord est della città, ma è stato sentito anche in altre zone.
Alla conta delle vittime degli attacchi turchi quindi vanno ora aggiunte quelle del terremoto. L'attuale bilancio parla di 200 persone morte e più di mille ferite. Nel corso della scorsa notte migliaia di persone hanno dormito fuori dalle proprie abitazioni, quelle che non sono crollate sono inagibili.
La Turchia, per quanto sia una zona ad alto rischio sismico, non ha mai intrapreso una politica di costruzione delle abitazioni in modo da far fronte a questo pericolo.
Il premier Erdogan si è recato a far visita alla regione, e il panorama che gli si è presentato davanti è stato di morte, distruzione e macerie. I villaggi nei dintorni di Van sono stati i più colpiti dalle scosse. Accanto a quella principale, la terra ha continuato a tremare, anche con scosse che hanno raggiunto magitudo di 5.2.
Nella città di Van sono crollati dieci edifici, mentre 80 sono stati polverizzati a Ercis, circa 60 km a nord di Van.
Si scava a mani nude per sperare di riuscire a tirare fuori dalle rovine ancora persone vive. E se iniziano ad arrivare gli aiuti della Mezzaluna Rossa, sembre che finalmente anche l'esercito si sta muovendo, per far fronte a una situazione davvero molto drammatica.
I sopravvissuti lamentano la mancanza di macchinari pesanti per rimuovere le macerie: "Ci sono molte persone sotto i massi", ha detto il sindaco di Ercis, aggiungendo: "Possiamo sentire le loro grida, abbiamo bisogno di aiuto urgente".
A questo si unisce l'appello del sindaco di Van: "Ci sono molti morti, abbiamo bisogno di medici e di aiuti", mentre Erdogan appare inflessibile: il premier turco infatti ha ringraziato i paesi stranieri che si sono offerti di portare il proprio aiuto, ma ha declinato tutte le proposte, in primis quella di Israele.
Il terremoto ha fatto saltare le linee telefoniche e elettriche, i condotti del gas sono stati chiusi per evitare qualsiasi rischio di eslposione. La zona ora è completamente isolata e priva di tutti i servizi.
24 ottobre 2011
