Turchia, minori curdi denunciano molestie sessuali all'interno del carcere

Se è già difficile tollerare che dei bambini vengano arrestati, il fatto che subiscano dei maltrattamenti diventa inaccettabile. Da Pozantı, una piccola cittadina nel distretto di Adana (Turchia), arrivano informazioni riguardo alle sorti di alcuni minori curdi, arrestati per aver lanciato delle pietre, e che ora denunciano di essere stati vittime di abusi sessuali e percosse da parte di altri prigionieri.

 

 

 

di Paola Sarappa

 

Un ragazzo di soli 15 anni, che ha rilasciato una dichiarazione all'agenzia stampa filo-curda “Firat”, in condizioni di anonimato perché minore, afferma: “Alcuni dei nostri amici sono stati molestati molte volte. Ci hanno picchiato e costretto a denudarci. Ciò che abbiamo vissuto non può essere descritto a parole”.

Un altro testimone di 17 anni dichiara non senza difficoltà che "alcuni prigionieri ci strangolavano con delle corde obbligandoci a baciare la bandiera turca. Ci hanno chiamato terroristi e ci hanno picchiato duramente”.

Numerose le testimonianze anche di altri detenuti, che confermano anche la tesi secondo cui le autorità carcerarie si sarebbero mostrate indifferenti alle denunce.

 

Inoltre, negli ultimi anni il carcere in questione è già stato al centro di polemiche, circa la sua adeguatezza a tenere in custodia dei minori. Stando a quanto trapela dalle poche e frammentarie informazioni che si riescono a raccogliere tramite i media turchi, la struttura non sarebbe appropriata, perché pensata e costruita per prigionieri adulti (nel 1987), e diventata carcere minorile solo nel 2007.

 

È lontana dai centri abitati e questo rende difficoltoso ai familiari dei detenuti raggiungerla, così come alle persone che lavorano per le organizzazioni umanitarie. Non ci sono telecamere di sorveglianza nelle zone pubbliche, e questo in caso di maltrattamenti tra detenuti rende impossibile l'intervento. Le condizioni igieniche oltrepassano i limiti della trascuratezza.

Secondo quanto dichiara Didem Gediz Glegen Türkmen, una dottoressa che lavora presso il Consultorio femminile del Comune di Akdeniz e che ha avuto l'occasione di raccogliere le testimonianze di diversi giovani vittime di abusi, i bambini che vivono la terribile esperienza di essere abusati sessualmente conservano per sempre delle profonde ferite che andranno a interferire anche nelle relazioni con il mondo esterno.

La dottoressa Türkmen fa quindi appello alle associazioni che si occupano di diritti umani, chiedendo che chiunque sia a conoscenza del caso continui a denunciarlo.

 

“Se lo Stato vuole prevenire la criminalità minorile e se si vuole prevenire una ribellione, questo non si raggiungerà creando altre stazioni di polizia. I luoghi incriminati, per il beneficio di chi ha subito i traumi, deveno essere riprogettati. Invece di creare stazioni di polizia, bisognerebbe creare luoghi dove i bambini e i giovani possano crescere e maturare”.

 

La giornalista che ha curato l'inchiesta, Zeynep Kuriş, ha chiamato il vicedirettore del carcere di  Pozantı, per garantire il diritto di replica, il quale ha minimizzato la questione, negandola e dichiarando: “Questo tipo di accuse vengono segnalate continuamente, ma mancano di qualsiasi base”.

Sul caso si è espressa anche la parlamentare Sebahat Tuncel, che ha definito “una vergogna” quello che sta accadendo a Pozantı e l'argomento sarà all'ordine del giorno nell'assemblea che organizzerà in merito.

Intanto anche la rete si è mobilitata e su Twitter è possibile seguire in tempo reale, scrivendo #Pozantı nella barra di ricerca, i commenti del popolo del web.

  

27 febbraio 2012

 

 

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