Turchia: inizio e fine di un dirottatore

Nei giorni scorsi la Turchia e la stampa internazionale sono state con il fiato sospeso per il sequestro di un traghetto nel Mar di Marmara rivendicato dalla guerriglia curda. La vicenda si è conclusa bene, si dice. Una sola vittima: il sequestratore.

 

 

 

di Maria Letizia Perugini

Aveva avuto grande eco nei media internazionali la notizia del sequestro da parte di un commando del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) di un traghetto nel Mar di Marmara, diretto verso Istanbul.

Le notizie trapelate parlavano di un gruppo di cinque sequestratori che, minacciando di far esplodere un ordigno, avrebbero voluto dirottare l'imbarcazione verso l'isola di Imrali, dove il leader curdo Abdullah Ocalan, unico detenuto sul posto, sta scontando l'ergastolo da 12 anni.

Il traghetto veloce Kartepe rimasto senza carburante, era ormai fermo in mezzo al golfo di Ismit con a bordo una ventina di passeggeri. La possibilità di arrivare a Imrali era nulla. L'intervento delle forze speciali turche ha risolto la situazione in poche ore. 

L'11 novembre è avvenuto il sequestro, il 12 l'azione si è conclusa nel migliore dei modi, è stato detto. E in effetti i passeggeri sono stati tratti in salvo senza alcuna conseguenza.

Una sola vittima, il sequestratore.

Che cosa è avvenuto realmente? Non si trattava di un commando. È stata un'azione individuale, come ha ammesso il giorno dopo il governatore di Kocaeli.

Il sequestratore si chiamava Mensur Guzel, aveva 27 anni ed era nato nel villaggio di Ayhan e faceva parte delle Forze di difesa del popolo combattente per la causa curda (Hpg).

La sua sarebbe dovuta essere un'azione dimostrativa abbastanza spettacolare da attirare l'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica sulla condizione curda e sul destino del loro leader Ocalan.

Però il suo piano ha funzionato solo a metà. Non aveva previsto il tragico epilogo della vicenda.

Il sequestro è avvenuto senza armi, l'ordigno di cui si è parlato non esisteva. Ma l'intervento delle Sas, le squadre spesciali turche, si è comunque concluso con la morte del sequestratore.

Morte che secondo la famiglia sarebbe stata una vera e propria esecuzione: il giovane ha ricevuto sei colpi di arma da fuoco a distanza ravvicinata, di cui tre alla testa.

Quando sono andati a prendere il corpo al Yenibosna Forensic Medicine Institute, il cugino ha detto:  "Non hanno alcun rispetto per la morte. Il corpo di Mensur è stato oggetto di un'autopsia sommaria".

Mensur era nato in un piccolo villaggio curdo nel 1984, e sin dall'infanzia aveva sperimentato la dura condizione del suo popolo.

Le case del suo villaggio venivano perquisite tutti i giorni fino al 1992, quando il villaggio è stato bruciato e con la famiglia si è trasferito in un sobborgo metropolitano.

Il cugino afferma ancora:" La nostra famiglia è caduta a pezzi dopo che il villaggio è stato bruciato. Quella separazione è stato troppo dura per noi che eravamo cresciuti tutti insieme. Mensur aveva otto anni quando si è trasferito".

Poi c'è stato il servizio militare: "E' stato il punto di svolta, esposto a forti pressioni e abusi, dopo quell'esperienza ha lasciato la famiglia e si è unito al Hpg".

L'epilogo della vicenda, per quanto taciuto a livello internazionale, non verrà fatta cadere nel silenzio dai rappresentanti curdi.

Questa la dichiarazione del capo del Hpg: "I funzionari di governo hanno disinformato l'opinione pubblica con la notizia che 'il dirottatore è stato ucciso perchè non si è arreso'. Il governo dell'Akp ha mostrato ancora una volta il suo vero volto quando si tratta di uccidere e spargere sangue".

Poi la dichiarazione della deputata del Bdp (partito della pace e della democrazia), Sebahat Tuncel, che ha tuonato: "L'uccisione a sangue freddo di un ragazzo è una violazione del diritto alla vita", e ha aggiunto: "Questa esecuzione è stata un messaggio da parte dello Stato: le proteste dei curdi, non importa che forma abbiano, devono essere fermate con la morte".

Nel corso del funerale, che ha raccolto una grande folla, si sono verificati duri scontri tra le forze di sicurezza e i partecipanti.
 

 

16 novembre 2011